08 giugno 2017

NIETZSCHE PANTEISTA NEOPAGANO Religione dionisiaca ed eterno ritorno a cura di Vincenzo Capodiferro

NIETZSCHE PANTEISTA NEOPAGANO
Religione dionisiaca ed eterno ritorno

Nietzsche, il profeta dell’Anticristo e della morte di Dio è veramente un ateo? Cosa nasconde colui che fa pronunziare a Zarathustra, uno dei profeti monoteisti dell’antichità, la morte di Dio? Chi è questo folle che gira nel mercato e si mette a gridare: «Dio è morto»? In verità l’ateismo come forma religiosa, così come è stata espressa da Feuerbach, Marx, Nietzsche e Freud, discende direttamente dal panteismo hegeliano. Dal tutto al nulla il passo è facile. L’uomo senza un dio non può vivere, così vengono proposte altre divinità: l’”Homo homini deus” di Feuerbach, la dea Materia di Marx, la dea Volontà di Schopenhauer, il dio Es di Freud ed il suo diavolo Thanathos - cioè la Trinità Es, Eros e Thanathos - e il dio Dioniso di Nietzsche ed il suo oppositore Apollo. Al misticismo logico di Hegel viene sostituito il misticismo ateo e l’ascetismo ateo, con tanto di cammino di perfezione: guardate, ad esempio, le vie di liberazione di Schopenhauer. Queste sono le nuove divinità che sono state sostituite a Dio. Non si tratta di un vero ateismo. Il vero ateo non crede in nessuna forma di divinità. Ma esiste allora il vero ateo? Nella teoria di Nietzsche, che egli escogita nella sua lucida pazzia, vi sono almeno due punti, che annullano di fatto l’ateismo di fondo: il dionisismo ed il fato, o eterno ritorno. Nella “Nascita della Tragedia” Nietzsche prospetta una teoria interpretativa della civiltà greca, la quale è dualista: Dioniso e Apollo. Dioniso è «l’affermazione religiosa della vita totale, non rinnegata, né frantumata». È la forza dell’istinto. È gettarsi su tutto ciò che l’esistenza propone senza remore morali, senza pregiudizi razionali, il noumeno. Apollo è l’equilibrio, la ragione, l’armonia delle forme, identificabile con il fenomeno kantiano. La tragedia greca fu amore dionisiaco della tragedia della vita. Socrate ebbe il grave demerito di razionalizzare l’esistenza, cioè di comicizzarla. Tutta la civiltà occidentale discende dal socratismo: Platone, Aristotele, il Cristianesimo, il medioevo, la modernità. Questo dualismo nietzschiano, già kantiano, si rispecchia in tutte le sfera della vita: vi è una doppia religione, quella dionisiaca e quella apollinea; vi è una doppia morale, quella dei forti e quella dei deboli; vi è una doppia arte, e così via. Il nichilismo di Nietzsche è un finto nichilismo, non porta al nulla, ma distrugge il tutto per proporre un altro tutto: l’antichissimo culto di Dioniso e una morale consistente nell’assoluta sottomissione al Fato. Nietzsche è un neopagano, non è un ateo, è un panteista rovesciato, perché divinizza l’universo. Dioniso è la vita cosmica, con le sue leggi ferree ed i suoi ingranaggi. Dioniso, Wotan dei Germani, è questa Volontà divina che dirige tutto il cosmo. Il giovane Nietzsche era un filologo appassionato. Si innamorò di questo dio greco, lo adorò. Come Dioniso fece impazzire Licurgo, così fece impazzire Nietzsche. Perché Nietzsche ha tentato di razionalizzare Dioniso, di ingabbiarlo nei suoi schemi del fato e dell’eterno ritorno. Così gli ha inviato le menadi del delirio, il vino dell’ebbrezza schizofrenica. Dioniso è l’impulso cosmico, la Materia divina che si dimena nell’universo e crea la vita, la Vita, la Zoè. Nietzsche accusa Feuerbach e Schopenhauer di essere mezzi preti, in realtà egli è un prete intero, è un sacerdote di Dioniso. I profeti di Dioniso sono gli oltre-uomini, o i superuomini. L’oltre-uomo è la trasposizione della baccante greca. Dioniso d'altronde è una specie di androgino, nasce da una doppia gestazione, dal grembo di Semele e dalla coscia di Zeus. Dioniso non è altro che il Romanticismo che si oppone all’Illuminismo di Apollo. Nietzsche è il filosofo di questa esasperazione romantica. Cristo è per lui un superman, ma il cristianesimo diventa, ciò che già Kierkegaard aveva identificato come una “malattia mortale”. Così la religione degli eroi ripropone antichissimi valori: amor fati, fedeltà alla terra. Non può esistere una morale senza il bene ed il male, o al di là del bene e del male: solo che il bene e il male vengono invertiti: tutto qua! Come non può esistere alcuna morale al di qua del bene e del male. Questa sarebbe l’ingenuità adamitica pre-morale, equiparabile alla condizione degli animali, quell’altra, invece prefigura una condizione ultramorale tipica solo della divinità. Dio è al di fuori del bene e del male. Così Nietzsche rifiutati tutti i valori assoluti, ritenuta la vita una fugacità, non accetta più questa condizione, non si accontenta di fare questa vita così insignificante, inutile. Di qui spunta la risoluzione a tutto il suo problema esistenziale nell’estate del 1881: l’eterno ritorno: «Tutto va, tutto ritorna, la ruota dell’esistenza gira eternamente. Tutto muore, tutto si rigenera, il ciclo dell’esistenza prosegue eternamente» (Così parlò Zarathustra). «Tutto passa ed insieme tutto ritorna. Tutto ciò che è, è già stato infinite volte e tornerà infinite volte. Tutto è ritornato: Sirio e il ragno e i tuoi pensieri in quest’ora e questo tuo stesso pensiero che tutto ritorna». In realtà non inventa questa teoria, ma la riprende dall’antica religione filosofia greca: Anassimandro, Eraclito, Pitagora, Platone, gli Stoici, Plotino ed in parte anche dal Cristianesimo: tipo la teoria di Origene. Così anche gli Stoici: «Attraverso la conflagrazione cosmica il mondo riappare e si ripete in tutto e per tutto: Anito e Meleto torneranno ad accusare Socrate, Busiride ad uccidere gli ospiti, Ercole a compiere le sue fatiche». Il problema sta tutto qua: se esiste un eterno ritorno, una legge cosmica, un charma, necessariamente esiste un legislatore. Il principio e la fine implicano necessariamente razionalità, implicano necessariamente una causa efficiente ed una causa finale, cioè implicano necessariamente Dio. Ma Nietzsche si ostina a negarlo. L’universo è un «mostro di forze senza principio e senza fine. Si afferma da sé, anche nella sua uniformità, che rimane la stessa nel corso degli anni, si benedice da sé, perché è ciò che deve eternamente ritornare, perché è divenire che non conosce sazietà, né disgusto, né fatica» (La volontà di potenza). La teoria di un universo cieco ed irrazionale, senza leggi, senza fini è inconciliabile con la teoria dell’eterno ritorno, a meno che non si ammetta il panteismo: un panteismo ateo, ma in realtà finto ateo, un panteismo mascherato. Dioniso è il principio vitale dell’universo, è un principio immanente all’universo. Apollo è la ragione cosmica. Uno è Ying, l’altro è Yang. Uno è ispirazione, l’altro è espirazione, entrambi costituiscono la respirazione. L’uomo è una piccola ruota di questo eterno divenire ciclico e come tutte le altre cose è stato infinite volte ed infinite volte tornerà ad essere sempre allo stesso modo di essere: che noia mortale! Questo eterno ritorno è eguale ad un orologio troppo preciso, peggio di un orologio svizzero! Tutto torna allo stesso modo di essere eternamente! Ma come è possibile questo miracolo, senza un ordinatore? Senza un orologiaio? Questo è un problema serio, che va risolto! Ricordate gli orologi di Leibniz: supponiamo che due orologi vanno d’accordo alla perfezione, il fatto può essere spiegato in vari modi: o perché gli orologi si influenzano a vicenda, o perché l’orologiaio ha predisposto che i due orologi si accordino ognuna seguendo meccanicamente le sue leggi (meccanicismo), o perché l’orologiaio interviene di volta in volta ad accordare gli orologi (occasionalismo), o perché l’orologiaio ha fatto così perfetti gli orologi che essi vanno sempre d’accordo e mai falliscono (armonia prestabilita). Se l’universo è un orologio infallibile che gira sempre allo stesso modo si deve presupporre un’armonia prestabilita. Ma un’armonia prestabilita senza un orologiaio è impossibile. Vediamo i caratteri del superuomo: l’irrazionalità, l’assurdità: la vita è sogno; l’assoluta libertà di spirito: se Dio non esiste tutto è possibile; l’infinita possibilità delle forme di esistenza: divieni ciò che sei. L’emblema di questa figura è la metamorfosi del fanciullo, che segue al leone ed al cammello. Ma come possiamo conciliare questa figura con l’amor fati? Vi pare che uno schiavo così cieco del destino possa essere tanto libero e fare il sognatore o possa fare tutto ciò che crede di fare? A meno che il Destino non scelga i suoi eroi e torniamo ad una forma di predestinazione dei superuomini, gli stessi eroi cosmici hegeliani. Ma anche in tal caso si presuppone un Destinatore. Il superuomo, come dicevamo, è la trasposizione del baccante, il seguace di Dioniso. I baccanti, o le menadi, sono invasati, deliranti. Nietzsche è un baccante dei tempi moderni, tornato dal ritorno eterno.


Vincenzo Capodiferro

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