09 maggio 2017

FESTA DELL’EUROPA FRA PAURE E SPERANZE di Antonio Laurenzano

                                     

 FESTA DELL’EUROPA FRA PAURE E SPERANZE                         
 di Antonio Laurenzano

Parigi 9 Maggio 1950: Robert Schuman legge alla stampa, convocata al Quay d’Orsay, sede del Ministero degli Esteri, questa dichiarazione: “La pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata senza iniziative all’altezza dei pericoli che ci minacciano. Mettendo insieme talune produzioni base saranno realizzate le prime fondamenta di una Federazione europea”. L’invito di Schuman si concretizzò con la istituzione della CECA, Comunità economica del carbone e dell’acciaio tra Francia, Germania, Italia e Paesi del Benelux per gestire in accordo queste due materie prime. Vinti e vincitori della seconda guerra mondiale uniti attraverso la cooperazione economica per  un comune percorso di pace e di progresso. L’alba di una nuova Europa. Simbolicamente, la CECA rappresenta  infatti il primo mattone nella costruzione della “comune casa europea” a cui hanno fatto seguito i Trattati Roma e quello di Maastricht. Nel ricordo di quello storico evento, il 9 maggio di ogni anno, nei 27 Stati dell’Unione europea si festeggia la “Giornata dell’Europa”.
Ma nell’attuale contesto comunitario sempre più segnato da un crescente euroscetticismo è  difficile  immaginare il futuro politico-istituzionale dell’Unione europea. L’Europa non fa più sognare. Il “modello europeo” è da tempo avvolto in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni, acuite dalla crisi finanziaria ed economica. Un modello che alimenta inquietudini, crea insicurezze, genera paure. Un’Europa intergovernativa, spesso litigiosa, senza una identità politica e priva di un governo capace di rispondere con politiche adeguate alle attese e ai bisogni dei cittadini. Un’opera incompiuta: l’architettura europea è rimasta a metà, con una moneta unica e una politica monetaria nell’eurozona a cui non corrisponde una unione bancaria, fiscale e soprattutto una unione politica. Manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme, il decidere insieme, l’agire insieme siano un autentico collante per poter parlare al mondo intero con una sola voce. Un’Europa che ha smarrito l’originario spirito unitario dei Padri fondatori con le sue spinte federaliste soppiantato da pulsioni nazionaliste. Un antieuropeismo alimentato dalla sordità dell’establishment al diffuso disagio sociale. E Brexit ne è la conferma! I governi nazionali appaiono divisi, intenti solo a difendere anacronistiche rendite di posizione o a inseguire disegni egemonici.
E se l’Europa non avanza, retrocede! Si sta miseramente sgretolando il tasso di unità che ha tenuto finora in vita le tante diversità dell’ Unione. Ma pur incompiuta, l’Europa ha assicurato decenni di pace, ha distribuito stabilità economica e monetaria a imprese e cittadini, libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali, tassi d’interesse ridotti, scambi culturali. Per superare ogni squilibrio socio-economico e  trovare la via  di un futuro sostenibile e innovativo non basta l’unità delle monete e delle banche centrali. Deve nascere un’Europa dei cittadini che nutra dei suoi valori un progetto forte e condiviso, i valori della solidarietà, della sussidiarietà, del dialogo, dell’integrazione tra etnie, religioni e culture diverse. Ma una solida costruzione europea implica l’unità politica: l’Europa unita deve fondarsi  su istituzioni dotate di una legittimità democratica nell’ambito di una Unione federale costituita per la gestione condivisa delle politiche di comune interesse strategico (difesa, sicurezza, migrazioni), separate da quelle nazionali.
Nel mondo globale non c’è alternativa all’Europa! Rafforzare e consolidare l’Ue oggi è una ineludibile necessità di sopravvivenza per il Vecchio Continente. Un’Europa però che deve trovare il coraggio e l’utopia delle origini, che deve uscire dalle ombre dei compromessi intergovernativi per dare una prospettiva credibile alla integrazione politica attorno alla quale catturare il consenso popolare. Ci attendono grandi sfide come la crisi finanziaria ed economica,  i cambiamenti climatici, l’insicurezza energetica, il terrorismo internazionale, i flussi migratori, le pandemie. Un futuro verso il quale l’Europa non può presentarsi divisa e distratta da anacronistici interessi di bottega, farciti di un populismo becero e di un anti-europeismo che legge la storia con la lente annebbiata dello Stato-nazione. Una deriva politica inaccettabile che azzererebbe oltre sessant’anni di vita comunitaria e che porterebbe indietro nel tempo le lancette della storia, nel segno di pericolosi rigurgiti.
Il futuro dell’Unione dipenderà dall’europeismo illuminato della leadership europea, dalla sua capacità di far crescere nelle giovani generazioni una coscienza autenticamente europea e affermare sulla scena mondiale la centralità dell’Europa nei processi di sviluppo e di pace. Il resto è nichilismo storico e politico!

                                                                      

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