24 aprile 2017

L'INTERESSANTE SITO ARCHEOLOGICO ED ARTISTICO DI CASTELSEPRIO a cura di Vincenzo Capodiferro

L'INTERESSANTE SITO ARCHEOLOGICO ED ARTISTICO DI CASTELSEPRIO
Il ciclo degli affreschi di S. Maria Foris Portas in uno studio di A. Bertoni

Castelseprio è un unicum nell'arte italiana. Il sito archeologico comprende il castrum e la chiesa di Santa Maria Foris Portas: questi due elementi, situati su di un poggio attiguo, costituiscono, con Torba, le principali attrattive dell'estesa area archeologica. Il vasto borgo fu edificato in età medievale, sebbene alcuni massi lapidari con iscrizioni, reimpiegati nelle cinte murarie della fortezza hanno fatto pensare all'esistenza di un complesso in origine romano, denominato Vicoseprio. Il primo nucleo, il castrum, pare che fosse stato costruito dai Romani nel III secolo d.C. per difendere l'Impero dalle invasioni barbariche d'oltralpe. Il luogo era strategico e si trovava sul fiume Olona. Il complesso architettonico non fu mai abbandonato, almeno fino alla distruzione dei Milanesi, ma fu riutilizzato dai Goti, dai Bizantini e dai Longobardi. Le monache benedettine vi costruirono poi la chiesa e il monastero nell'XI secolo. Proprio il monastero di Torba è considerato uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi della Lombardia. Castelseprio fu capoluogo del Seprio, i cui domini andavano dal Lago di Lugano a Parabiago, da Ponte Chiasso al Ticino, fino al Lago Maggiore. Fu eretta poi dai Bizantini a capitale e mantenne la propria giurisdizione finché il Comune di Milano, per gelosia, non cominciasse a tramare insidie per impadronirsi del suo vasto territorio. Fu infatti distrutta dai Milanesi nel 1287, per via del tradimento degli alpini della Val d'Ossola, sudditi dell'antica fortezza longobarda. Ottone Visconti, arcivescovo di Milano, decretò che la roccaforte non venisse mai più ricostruita, quasi con una catoniana maledizione (“Carthago delenda est”). Vennero risparmiati solo gli edifici sacri. Dopo questa solenne maledizione del prelato milanese, per più di cinque secoli la foresta ricoprì i resti del castrum. Si pensi che oggi tutto il sito archeologico, comprendente gli affreschi di Santa Maria Foris Portas, i resti della Basilica di San Paolo e di quella di San Giovanni, il Monastero di Torba, sono stati dichiarati patrimonio dell'umanità dall'Unesco dal 26 giugno 2011. Si consulti a proposito tra la sitografia: "Longobardi in Italia: i luoghi del potere (568-774)". Di particolare interesse sono il ciclo degli affreschi della chiesa di Santa Maria Foris Portas. Non si riesce a risalire ad una datazione certa, molto dibattuta tra il VI e il X secolo. Non si conosce poi l'autore, il Maestro di Castelseprio, forse un artista bizantino al servizio di committenti longobardi, milanesi o addirittuta carolingi. L'aspetto interessante è che questo ciclo di pitture rappresenta scene dell'infanzia di Cristo ispirate ai vangeli apocrifi e vi sono inoltre molte connotazioni orientaleggianti. Gli affreschi furono scoperti da Gian Piero Bognetti nel 1944. Vi fu un accanito dibattito sulla datazione e sull'autore. Questa disputa ebbe eco a livello internazionale e fu scatenata da un articolo di K. Weitzmann, uscito nel 1950. La monografia sugli affreschi di Weitzmann, The fresco cycle of S. Maria di Castelseprio, dedicato al prezioso ciclo pittorico custodito nell'omonimo Parco archeologico varesino, uscita nel 1951, individuava la datazione nel X secolo e l'autore in un miniaturista collocabile nel Rinascimento macedone. Della vasta letteratura su Castelseprio noi consigliamo l'ottima opera: Diana Limonta, Alberto Bertoni, Paola Marina De Marchi, “Castelseprio e la giudicaria Cinquant'anni di studi: resoconti e nuove proposte”, Monografie di “Percorsi” n. 1, curata dal Liceo Artistico “A. Frattini” di Varese. In particolare Alberto Bertoni vi fa un'interessante analisi del ciclo delle pitture di Castelseprio: «Anche gli storici dell'arte d'oltre oceano esaltarono l'elevatissima qualità del ciclo sepriense ritenendolo espressione di un fenomeno isolato avvenuto nell'alto Medieovo sul territorio italiano, come sottolineava, ad esempio, il Weitzmann: “[...] we were immediately struck by the high quality of these wall paintings, unparalleled on Italian soil [...]” . Si potrebbe giungere alla conclusione che l'autore degli affreschi di Castelseprio fosse stato considerato “un maestro eccezionale” dagli studiosi che ebbero modo di interessarsi di lui immediatamente dopo la sensazionale scoperta, tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta». Nell'accurata indagine storica dell'arte si considerano le varie posizioni, sia sulla datazione (datazione precoce, datazione tarda) che sull'autore (dibattito tra orientalisti e occidentalisti). Alberto Bertoni svolge da diversi anni attività di ricerca dedicata, in particolare, al patrimonio artistico del territorio varesino, motivo che lo aveva spinto a fondare la rivista “Percorsi”, edita dal Liceo Artistico di Varese, della quale è stato direttore di redazione. Si è dedicato, soprattutto, allo studio della scultura lignea rinascimentale (La presenza di Giovan Angelo Del Maino a Varese e alcune puntualizzazioni su Andrea da Saronno e la sua cerchia, in Scultori e intagliatori del legno in Lombardia nel Rinascimento, giornata di studi, Milano, 8 maggio 2000, Milano 2002), di alcune vicende relative a correnti artistiche o avvenimenti culturali del XX secolo (Arcumeggia. La galleria all'aperto dell'affresco, Varese 1997; Varese 1949-1953: due mostre internazionali di scultura contemporanea all'aperto. Una biennale mancata, in “Percorsi”, n. 1, giugno 2000), senza dimenticare la prima passione per la pittura tre-quattrocentesca (in margine alla mostra “Il Medioevo ritrovato. Il Battistero di San Giovanni a Varese”. La decorazione pittorica murale: un palinsesto di tecniche esecutive; 1434-1436. Un cantiere toscano a Castiglione Olona: Paolo Schiavo e il Vecchietta, in “Percorsi”, nn. 2-3, giugno 2001) con un nuovo taglio metodologico attento allo studio delle tecniche esecutive. Suoi contributi sono stati pubblicati anche da alcune prestigiose riviste di storia dell'arte come “Arte Lombarda”, “Arte Cristiana” e “Paragone”. Molto bello è il suo lavoro su di un altro interressantissimo centro artistico varesino: Alberto Bertoni, Rosangela Cervini, “Lo specchio di Castiglione Olona. Il palazzo del cardinale Branda e il suo contesto”, Chiarotto editore, Varese 2009.


Vincenzo Capodiferro

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