15 febbraio 2017

LA STRAGE PARTIGIANA DI MATERA di Giuseppe Domenico Nigro

LA STRAGE PARTIGIANA DI MATERA
Storia di una”Rivoluzione d’Ottobre” in piena Guerra

La storia ricorda la strage di Matera avvenuta il 21 settembre del 1943, allorché i nazifascisti fecero saltare in aria il Palazzo della Milizia, dove erano imprigionati sedici detenuti. La storia ricorda lo stanziamento del secondo corpo d’armata polacco a Matera tra il 1944 e il 1946. Eppure non ricorda l’eccidio di 1800 civili perpetrato dall’amministrazione comunale comunista “partigiana” nella primavera del 1944. D'altronde è sempre vero che la storia la scrivono i vincitori! Per 19 mesi, dal settembre del 1943 all’aprile del 1945 l’Italia vive uno dei momenti più drammatici della sua storia, è divisa in due tronconi: il Regno del Sud, guidato dal Re Vittorio Emanuele III e dal Governo Badoglio e l’Italia del Nord, guidata ancora da Mussolini, la Repubblica Sociale Italiana. Di solito si parla di Resistenza e di eccidi subiti e perpetrati anche dai partigiani al Nord, ma non al Sud. Questa volta è Matera la protagonista di un eccidio mai udito: 1800 civili, perpetrato dall’amministrazione comunista, in carica dal novembre del 1943 all’aprile del 1945. La notizia non sfugge ad un giornale francese: l’”Ouest-Eclair”, il quotidiano di Rennes, in data Venerdì 7 aprile del 1944. Questo periodico mette la notizia in prima pagina e riporta: i giornali del Nord d’Italia rivelano uno scandalo politico che ha avuto per oggetto la piccola città di Matera, ad amministrazione comunista. Possiamo anche capire che i giornali del Nord avessero potuto un po’ esagerare, ma non possiamo negare questa verità storica, anche se scomoda. Il giornale infatti precisa che ci fu un tentativo di “bolscevizzazione”, con l’applicazione degli stessi metodi in un uso nell’Unione Sovietica staliniana. In pratica fu applicata una grande purga che colpì soprattutto commercianti, artigiani, avvocati, notai e preti. Negozi e case vengono saccheggiate. Alcuni sacerdoti, accusati di avere una mentalità capitalista, sono arrestati e condannati a morte. Le Chiese vengono occupate e trasformate in sezioni comuniste. Qualcosa di simile era accaduto durante la Rivoluzione Francese, quando i conventi erano stati trasformati in club politici e Nôtre Dame era diventata il Tempio massonico della Dea Ragione. Neppure i Giacobini, però, erano arrivati a tanto! A far da capolino a questa rivoluzione bolscevica materana c’era e circolava in giro una vera e propria armata rossa, la quale seminava la violenza contro la popolazione: più di 1800 persone sono state massacrate! Tanto fu eclatante questo eccidio di Matera che dovette intervenire l’esercito da Bari. I giornali del Governo Badoglio nascondono l’accaduto: è una verità troppo scomoda! Tutti i responsabili e i colpevoli materiali dell’eccidio sono amnistiati per ordine degli agenti staliniani, recatisi a Bari apposta per l’accaduto. Rientrati a Matera, costoro ebbero addirittura un’accoglienza trionfale dal popolo. Rispolverare questa pagina dimenticata della nostra storia ci deve far riflettere su due cose: innanzitutto sulla verità, anche se scomoda e se qualcuno ha sbagliato, o nazista, o comunista che sia, bisogna dirlo! Poi ci deve far riflettere sulle responsabilità: le stragi e le violenze, da qualsiasi parte provengano, sono da condannare. Sennò facciamo come le fosse di Katyn: i sovietici danno la colpa ai nazisti, ma sono stati loro a fucilare undicimila ufficiali polacchi. La strage di Matera va iscritta allora tra le stragi partigiane, come quelle di Oderzo, di Pescarenico, di Cadibona, di Rovetta, di Lovere, di Ponte Crenna, di Vercelli, di Schio, di Avigliana, di Torino, di Agrate, di Biella, di Codevigo, e di tante altre.

Giuseppe Domenico Nigro

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