27 settembre 2016

L’ALBA DELLA NUOVA EUROPA FRA TIMORI E SPERANZE di Antonio Laurenzano

       
L’ALBA DELLA NUOVA EUROPA FRA TIMORI E SPERANZE  di Antonio Laurenzano


A Bruxelles non è stato ancora assorbito lo shock di Brexit generato dall’illusione populista per sconfiggere la crisi economica e i flussi migratori. Un day after di grandi incognite per il futuro dell’Ue con inquietante  effetto domino negli altri Stati per l’imminente stagione elettorale. Si rischia di azzerare il faticoso processo di integrazione politica dell’Europa dei Padri fondatori  in risposta ai nazionalismi del XX secolo, causa di lutti e devastazioni.  Dal recente vertice del Consiglio europeo di Bratislava è emersa chiara la volontà dei 27 capi di stato e di governo per lavorare a un nuovo progetto di Europa.  “Dobbiamo assicurare i cittadini europei che abbiamo imparato la lezione della Brexit”, ha dichiarato il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Strategici i problemi che attendono una soluzione comunitaria: migrazioni e sicurezza delle frontiere esterne, lotta al terrorismo, rilancio dell’economia.   
Tra interessi divergenti e pressioni politiche, la strada è impervia pur nella comune consapevolezza che la fragilità economica e la precaria situazione internazionale hanno confermato nelle ultime settimane l’urgenza di un reale cambio di rotta. Sul tappeto problemi che investono l’intera Unione: soltanto insieme è possibile affrontare le minacce del terrorismo, regolamentare i flussi migratori e il diritto d’asilo, arginare la crisi economica e occupazionale. La sovranità nazionale rimane per molti aspetti l’elemento fondamentale del governo di un paese. Ma, come ha osservato il Presidente della Bce Mario Draghi al VII Premio Alcide De Gasperi a Trento,  “per ciò che riguarda le sfide che trascendono i suoi confini, l’unico modo di preservare la sovranità nazionale , cioè di far sentire la voce dei propri cittadini nel contesto mondiale, è per noi europei condividerla nella Ue che ha funzionato da moltiplicatore della nostra forza nazionale”. L’Europa deve cioè intervenire laddove i governi nazionali non sono in grado di agire individualmente per accreditarsi sulla scena internazionale quale fattore di equilibrio mondiale multipolare. Bisogna dunque uscire dall’attuale immobilismo istituzionale per recuperare quella legittimità popolare che sembra smarrita  ed evitare una infausta disgregazione che alimenterebbe una pericolosa fuga in avanti!
La lunga scia di sangue che ha  attraversato  l’Europa, da Parigi a Bruxelles, da Nizza a Monaco, a Rouen in Normandia, è la tragica fotografia di un’ Europa fragile, incapace di fronteggiare unitariamente la grande sfida del terrorismo islamico.  Fra analisi, proclami e condanne continua di fatto la condizione di soporifera inerzia, insensibile al senso di insicurezza diffuso nell’Unione. Il superamento  del disagio sociale nell’ Ue passa attraverso il rilancio delle sue inadeguate istituzioni comunitarie, delle sue austere politiche economiche per una governance della sovranità condivisa. L’Europa non ha ancora trovato un’architettura istituzionale capace di creare stabilità. E l’euro ha alimentato quegli stessi conflitti che l’integrazione avrebbe dovuto prevenire. L’ Europa però non può essere il capro espiatorio  di ogni male, la causa delle rovine sociali ed economiche di una Unione sempre più allo sbando e di Governi nazionali in forte ritardo sulla via delle riforme e della crescita interna. La stragrande delle decisioni politiche viene presa dal Consiglio europeo, l’istituzione comunitaria che definisce l’orientamento politico generale e le priorità dell’Unione  della quale fanno parte i Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri! E’ pretestuoso affermare “L’Europa ci impone”! Si vota a favore di questioni importanti a Bruxelles per poi tornare euroscettici appena scesi dall’’aereo! Significa imbrogliare l’ opinione pubblica per catturare facili consensi elettorali.

Con ritrovarla unità di intenti occorre lavorare per evitare che la Brexit faccia nuovi adepti sull’altare di un populismo nazionalista che moltiplicherebbe i problemi invece di risolverli, che dividerebbe l’Unione ancora alla ricerca, a quasi sessant’anni dai Trattati di Roma, di un’autentica coscienza europea. Per la Ue è giunto il momento di affrontare i propri errori, di fare una doverosa riflessione collegiale sulle attuali condizioni e prospettive della Comunità europea nel segno di “un’Europa libero e unita” sognata da Altiero Spinelli nel famoso “Manifesto di Ventotene” del 1941.  Chiedersi cioè cosa sia rimasto oggi, a distanza di settantacinque anni, dei motivi ideali e delle finalità che ispirarono il progetto originario di un’Europa sempre più coesa e integrata sotto ogni profilo. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e non c’è più traccia di prospettive federaliste per il riemergere di pericolosi egoismi nazionali. Speranze tradite lungo la strada di una miopia storica!     

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