22 maggio 2014

IL SOMNIUM ASBURGICUM Dalla “Respublica Christiana” alla Mitteleuropa di Vincenzo Capodiferro


IL SOMNIUM ASBURGICUM

Dalla “Respublica Christiana” alla Mitteleuropa


Ciò che l’Europa tenta di diventare adesso sotto altre insegne, gli Asburgo lo avevano sognato da secoli, sotto le insegne del Cristianesimo, radice comune dell’Europa intera. L’universalismo euro-cristiano è stato sempre boicottato da una storia avversa e fatale. Il tentativo di rifondare il grande Impero Romano è più volte fallito. Gli Asburgo, come altre nobili dinastie, i Romanov, Gli Hohenzollern e i sultani Ottomani si estinsero con la rivoluzione democratica del primo dopoguerra nel 1919. l’Europa che nel 1914 contava 17 monarchie e solo 3 repubbliche, Svizzera, Francia e Portogallo, nel 1919 conta 13 repubbliche e 13 monarchie. L’esperimento democratico sarebbe durato poco: ben presto quel vuoto dei sovrani, padri d’Europa, sarebbe stato colmato dai totalitarismi, assolutismi dal basso dei figli. Il destino di questa nobile dinastia cattolica, sarebbe stato quello di creare una grandiosa Respublica christiana nella Mitteleuropea, la Domus Asburgica, cioè nel cuore dell’Europa stessa. L’Impero Romano era finito nel 476 con la deposizione di Romolo Augustolo da parte di Odoacre, ma caduto l’Impero non ne era caduta l’idea meravigliosa, che da sempre ha affascinato. Questa aveva animato nobili condottieri che invano avevano tentato di ripristinare l’antico splendore: Carlo Magno con il Sacro Romano Impero, Ottone il Grande, con il Sacro Romano Impero della nazione Germanica, il primo Reich, e poi Federico Barbarossa, Federico II di Svevia, Carlo V, Luigi XIV, Napoleone I, il primo Impero, Napoleone III, il secondo Impero, Bismarck, il secondo Reich, Hitler, il terzo Reich ed in ultimo la Comunità Europea. La storia ha dimostrato che la Restauratio Imperii è sempre fallita. Ancora nel 1921 Carlo d’Asburgo tenta due volte indarno di salire sul trono d’Ungheria. Carlo V nel 1516 eredita i domini della Corona spagnola, l’”Impero su cui non tramonta mai il sole”. Nel 1919 viene nominato Imperatore di Germania. I Grandi Elettori lo impegnano a rispettare le libertà tedesche. Educato da Adriano Florent, il quale poi diverrà papa col nome di Adriano VI, Carlo si sente investito della missione di restaurare l’impero universale, dando naturalmente carattere moderno all’amministrazione, ma la scarsa omogeneità dei domini, le aspirazioni autonomistiche dei principi tedeschi, la scissione provocata dalla Riforma Protestante di Martin Lutero, ben protetto naturalmente dai Saggi suoi Federichi, che lo usarono contro l’universalismo neoghibellino di Carlo, la minaccia turca, l’opposizione della Francia fecero fallire il suo piano. Filippo II prosegue la sua politica, ma senza frutto. Gli Asburgo furono sfortunati. L’ultimo astro, Francesco Giuseppe, regna dal 1848 al 1916 con spirito autocratico, avvalendosi dell’esercito e della burocrazia. Nella Mitteleuropa dominano due tendenze: quella dei “piccoli tedeschi”, che fanno capo alla Prussia e quella dei “grandi tedeschi”, che fanno capo all’Austria. La Cisleithania è composta di 8 nazioni, 15 Kronländer,  17 parlamenti e risente dei crescenti contrasti tra le nazionalità. Alla fine prevale la linea prussiana con l’ascesa di Bismarck a guida d’Europa, almeno fino al 1890, quando viene licenziato dal giovane e impetuoso Guglielmo II. Disgrazie familiari colpiscono Francesco Giuseppe, che non riesce a far accettare le sue riforme. Il fratello Massimiliano d’Asburgo viene fucilato in Messico nel 1867 per ordine di Benito Juarez. Nel 1863 per iniziativa di Napoleone III un’assemblea di notabili aveva proclamato l’Impero del Messico ed aveva offerto la corona a Massimiliano. Ma le pretese degli Stati Uniti, per la violazione della dottrina Monroe, costringono i francesi a ritirare le truppe. Il figlio, il principe ereditario Rodolfo si uccide nel 1889. In realtà la morte dell’arciduca Rodolfo d’Asburgo-Lorena (1858-1889), figlio di Francesco Giuseppe e della leggendaria Sissi, apparentemente per suicidio e della sua amante, la baronessa Maria Vetsera, avvenne nella notte tra il 29 ed il 30 gennaio del 1889 nella tenuta di Mayerling in circostanze misteriose. L’imperatrice Elisabetta è pugnalata da un anarchico nel 1898 ed infine il 28 luglio del 1914 viene assassinato, insieme alla consorte, l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austriaco, dallo studente serbo Gravilo Princip, dal quale attentato si provocò la Prima Guerra Mondiale. Un colossale complotto storico, ordito da forze avverse pone fine alla gloriosa dinastia degli Asburgo. In questi intrighi dobbiamo riconoscervi come sempre l’hegeliana astuzia della Ragione. La Provvidenza ha voluto riprendersi i sovrani cattolici. Dopo la caduta del Cancelliere di ferro Otto Von Bismarck (1815-1898), si sviluppano i movimenti panslavisti e pangermanisti. L’ostruzionismo degli estremisti tedeschi indebolisce il Reichsrat. Il partito pangermanista di Georg Von Schönerer scatena il «Los-von-Rom», cioè «Stacchiamoci da Roma!», mentre il Partito cristiano-sociale del borgomastro di Vienna Karl Lueger si schiera a fianco della dinastia. Da allora in poi l’iniziativa dell’Impero passa alla Germania, secondo l’antichissima translatio Imperi di Ottone di Frisinga, già ripresa dalle profezie di Daniele. Questa teoria sarà riacquisita poi dal grande Hegel. L’Assoluto si incarna nella storia e passa da uno Stato all’altro secondo un’evoluzione darviniana. Lo Stato più forte in una determinata epoca è «l’ingresso di Dio nel mondo!». Guglielmo I prima e poi Guglielmo II nel 1915 (formulazione dei piani della Prima Guerra Mondiale), mirano ad un’unità economica della Mitteleuropea con la formazione di stati cuscinetto, come la Polonia, nonché di sfere d’influenza economico-politiche, come la Romania. Il piano di Guglielmo II sarà proseguito da Adolfo Hitler. La terra d’Austria prostrata dalla Guerra darà la luce a questo nuovo individuo cosmico-storico, tanto per rimanere in termini hegeliani. Hitler però non si rifà al filone euro-cristiano degli Asburgo, ma a quello germanico, propaggine di Lutero, di Fichte, di Hegel e di Nietzsche. Agli inizi del XX secolo l’arciduca Francesco Ferdinando aveva ripreso la strada del trialismo, ma questa ormai non soddisfaceva più. L’Impero resistette fino alla morte di Francesco Giuseppe.  Con Carlo I, l’ultimo infelice imperatore, tanto combattuto tra guerra e pace, tra diritto sovrano ed idealità democratiche, martire e santo, addivenne alla sua crisi finale. La dinastia degli Asburgo aveva assunto nel secolo XV il monogramma AEIOU: Austriae est imperare omni universo, cioè il dominio del mondo. Nel 1918 la Monarchia danubiana si ridusse ad una repubblica di alcuni milioni di abitanti. Come si dice: la storia viene scritta dai vincitori! Nel 1919 dalla sala degli specchi di Versailles, la Francia e l’Inghilterra si divertirono a smembrare gli Imperi Centrali, ma così aprirono la via ai regimi totalitari ed alla catastrofe apocalittica della Seconda Guerra Mondiale. Una struttura federalista, capace di assicurare un’equa rappresentanza a tutte le nazionalità, forse avrebbe risolto il problema dell’Impero, ma l’Austria non seppe capirlo. Ci si era allontanati dallo spirito illuminato e progressista di Maria Teresa e di Giuseppe II. Così scrive Benedetto Croce nella Storia d’Europa del Secolo XIX, Bari 1948: «L’impero asburgico, mercè l’egemonia dell’elemento tedesco, esercitò un ufficio di civiltà, se non verso l’Italia, certamente verso popolazioni come le slave, ancora incolte e rudi; ma a metà del secolo XIX, quell’ufficio stesso sembrò assai prossimo al suo limite, e l’altro, che gli attribuivano i professori, di offrire con la sua politica unione un esempio di armonia e di fraternità fra le tre razze principali d’Europa, la latina, la germanica e la slava, era appunto un idea da retori e da professori». Eppure proprio questa idea da retori e da professori aveva mantenuto per secoli l’armonia europea. La rottura dell’equilibrio di questi tre elementi ci ha portato alle catastrofi del Novecento. Se oggi si parla di Europa dei popoli e delle nazioni lo dobbiamo anche alla Domus asburgica. Non dimentichiamo che Metternich nel 1815 aveva ideato il primo grande Congresso nella storia d’Europa: Vienna! L’Europa del 1945, per la triste esperienza di tante guerre che si scatenarono per effetto del nazionalismo esasperato, deve ritenersi grata a quello spirito europeistico viennese che dominò dal 1815 al 1848. Dopo cominciarono già i primi esperimenti totalitari: siamo nell’età dell’imperialismo, che si staglia in tre periodi fondamentali. Il primo periodo è dominato da Napoleone III (1848-1871), il secondo da Bismarck (1871-1890), il terzo da Guglielmo II (1890-1914).

Vincenzo Capodiferro

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