04 gennaio 2009

Letteratura: Angelo Poliziano

  Agnolo Ambrogini, da molti considerato il più grande poeta del Quattrocento italiano, è nato a Montepulciano nel 1454, figlio di Benedetto e Antonia Salimbeni. Il nome con il quale il Poliziano è tradizionalmente conosciuto deriva proprio dalla denominazione latina della sua città d'origine, Mons Politanus.
Rimasto orfano di padre a soli 10 anni, vive a Firenze una vita povera assieme al cugino Cino di Matteo.
Dal 1469 comincia però a frequentare gli ambienti universitari fiorentini: Aristotele non lo entusiasma, ma segue con profitto invece la grammatica e la retorica con Andronico Callisto e Cristoforo Landino, il greco con Demetrio Calcondila, e l'astronomia con Marsilio Ficino. Conosce inoltre i principali protagonisti della vita culturale del tempo come Carlo Marsuppini (il maestro di Lorenzo de’ Medici), i fratelli Pulci, Alberti, Rucellai e Acciaiuoli.
Il legame con la famiglia Medici sarà determinante nella vita del poeta, il quale nel 1473 dedica a Lorenzo la traduzione dei primi due libri dell'Iliade, ricevendo in cambio l'incarico di precettore per il primogenito Piero de' Medici.
Nel '77 compone le Stanze per la giostra, dopo la “Congiura dei Pazzi” però la signoria attraversa un periodo di sbandamento e Angelo, in contrasto con la padrona di casa Clarice, viene allontanato dalla residenza di Cafaggiuolo.
Comincià dunque un pellegrinaggio verso Emilia, Lombardia e Veneto, che lo condurrà infine alla corte di Francesco Gonzaga a Mantova. Qui scrive la Favola di Orfeo.

Nel 1480 rientra a Firenze e, anche se i rapporti con la famiglia Medici non saranno più quelli familiari di un tempo, riceve la cattedra di eloquenza latina e greca presso lo Studio fiorentino dove si stabilirà fino alla morte. Sempre qui compone le Sylvae, opere latine ispirate ai poeti classici, e si dedica alla raccolta di testi per la biblioteca laurenzana, spostandosi occasionalmente nei principali centri culturali per il reperimento di codici.

Poliziano fu anche un acceso polemista, sensibile ed inquieto, circostanza che gli procurò diversi nemici. Nel 1489, ad esempio, pubblica la prima centuria di Miscellanea, un testo critico di letteratura classica, ma l'intellettuale milanese Giorgio Merula lo accusa di plagio oltre che di conoscenza approssimativa delle questioni trattate, minacciando una pubblicazione sull'argomento. Solo l'intervento di Ludovico il Moro, seguito dalla morte dei due umanisti nel 1494, porrà fine alla questione.
Poliziano verrà sepolto con l'abito domenicano, su concessione di Gerolamo Savonarola.
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Principali opere in latino e traduzioni:
1475 Sylva in Scabiem
1479 Manuale di Epiteto
1479 Pactianae coniurationis commentarium
1482 Manto
1483 Rusticus
1485 Ambra
1486 Nutricia
1487 Storie
1489 Miscellanea
1492 Lamia
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Opere in volgare:
1478 Stanze per la giostra
1479 Detti piacevoli
circa 1480 Canzoni a ballo, Rispetti continuati, Rispetti spicciolati
circa 1483 Favola di Orfeo
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Autore: A. di Biase
Revisioni: 02-02-13Fonte: La letteratura italiana - Cecchi-Sapegno - nell'edizione del Corriere della Sera, Vol. V - 2005
Fonte fotografica da Google: http://www.letteraturaitaliana.net

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