24 ottobre 2008

Letteratura: Giovanni Boccaccio

  Giovanni Boccaccio (Firenze? 1313 – Certaldo 1375) è stato uno dei principali scrittori e poeti italiani del XIV secolo. A lui si deve la codifica del genere letterario della novella. Figlio illegittimo del mercante Boccaccino di Chellino, ma non molto dotato per il commercio, compie i primi studi a Firenze sotto la guida di Giovanni Mazzuoli da Strada (padre di Zanobi). Segue quindi il padre a Napoli presso la corte di Roberto d’Angiò.

La Napoli del tempo era una città in grande fermento culturale, punto di incontro tra Oriente ed Occidente: qui vengono da lui composte le prime opere, quasi tutte poetiche: “Rime”, ”Caccia di Diana”, “Filostrato”, il romanzo “Filocolo” e la “Teseida delle nozze di Emilia”.

La città destinata ad essere culla delle principali opere del Boccaccio è però Firenze, dove il poeta è costretto a tornare nel ’40 a causa dei problemi finanziari della Compagnia dei Bardi, quella a cui il padre è professionalmente legato. Qui il poeta darà il meglio di sé: vengono alla luce il “Ninfale d’Ameto”, “Amorosa visione”, “Elegia di madonna Fiammetta" e “Ninfale Fiesolano”.
Poi si sposta a Ravenna e Forlì, presso i signori del posto, ma tornerà in Firenze e sarà lì nel ’48, l’anno della peste, esperienza da cui trarrà spunto per il “Decameron”.

Come avvenuto del resto a molti intellettuali del tempo, anche Boccaccio venne proficuamente utilizzato in ambito diplomatico dai signori del tempo, ma la sua attività principale rimase quella letteraria. Nel ’50 conosce Petrarca e scopre la letteratura greca; stipendia addirittura e mantiene in casa propria a Firenze il grecista Lorenzio Pilato, al fine di far tradurre Omero in latino. Proprio a lui dobbiamo la prima cattedra universitaria di Greco, istituita a Firenze nel 1359.
Attorno agli anni Sessanta compone l’ultima opera di un certo rilievo, il “Corbaccio”, quindi si ritira a Certaldo, nei pressi di Firenze, anche perché colto da una crisi spirituale che lo aveva portato a chiedere e ricevere gli ordini minori. Lì muore nel ’75, dopo aver ricevuto dal comune di Firenze l’incarico, incompiuto, di dare una pubblica lettura alla Commedia di Dante.

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Opere in volgare
- Rime (1333)
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- Caccia di Diana (1334-38): si tratta di poemetto giovanile scritto durante il soggiorno napoletano che, utilizzando il velo dell’allegoria mitologica, vuole essere una un omaggio alle donne partenopee che l’autore frequenta in quel periodo. Frequenti sono i richiami alla letteratura classica ed in particolare a Ovidio, ma anche stilnovistici e danteschi, sebbene l’autore non sia ancora in grado di darne una esposizione del tutto autonoma ed originale.
Il poema è composto da 18 canti, ciascuno dei quali contiene 58 versi: nel testo si legge che a primavera le donne sono convocate da Diana la quale le dispone per la caccia. Naturale conclusione del rito dovrebbe essere la consacrazione degli animali a Giove, ma una delle donne obietta che il loro cuore arde di un altro fuoco. Le prede sono dunque consacrate a Venere che trasforma le bestie in giovinetti ed ordina loro di amare la donna che li ha resi umani. Al poema partecipa da protagonista anche l’autore sotto forma di cervo e verrà per questo anch’egli mutato in uomo.
Alcuni lettori del poema hanno notato come sia stranamente disinvolta, per un autore del tempo, la mescolanza tra elementi pagani e cristiani.
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- Filostrato (1335): il poemetto, a tema classico, è dedicato alla sua donna (Giovanna, nome cambiato in Filomena). Nel testo l’autore prende il nome di Filostrato, il ‘vinto d’amore’.
La trama prende spunto dalla guerra di Troia, dove l’ultimo figlio di Priamo, Troiolo, si innamora della figlia dell’indovino Calcas, Criseida, il quale avendo previsto la caduta della città si è rifugiato nel campo dei Greci. Grazie al di lei cugino, Troiolo è riuscito a conquistare l’amata, ma quando il padre ottiene di averla con sé Diomede, incaricato di scortarla dai Greci, se ne innamora. Troiolo, convinto di essere stato tradito, cerca vendetta, ma viene ucciso da Achille.
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- Filocolo (1336): con questo romanzo in prosa comincia la seconda stagione del Boccaccio, costituita da una produzione di altissima qualità dal punto di vista dello spessore culturale.
La “fatica d’amore” ha un prologo che esalta la monarchia angioina. Dall’amore per la figlia di Roberto infatti l’autore trae ispirazione per la scrittura dei cinque capitoli successivi. Florio, il protagonista, è alla ricerca di Biancofiore, una fanciulla con lui cresciuta ma di ignoti natali, che è stata venduta in Oriente per sottrarla all’innamorato. Nell’opera Boccaccio prende il nome di Caleon ed immagina di incontrare Florio a Napoli, durante una delle sue peripezie. All’incontro è presente anche Fiammetta (l’immagine di Maria d’Aquino, amata dal poeta) e dalla festa nasce il pretesto per parlare d’Amore. Florio prenderà il nome di Filocolo e, trovata l’amata, la sposerà, fondando la città di Certaldo lungo la via del ritorno.
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- Teseida delle nozze di Emilia (1339-41): il poema riprende la struttura dei poemi classici di Virgilio e di Stazio, con la suddivisione in dodici libri, mentre ad ogni libro è premesso un sonetto. Il tema delle armi è voluto dal Boccaccio per colmare la lacuna, messa in evidenza da Dante, dell’assenza di un poema scritto in volgare su questo argomento. Lo scritto attinge dal ciclo tebano e narra delle peripezie di Arcita e Palemone, grandi amici innamorati entrambi di Emilia. Il poema si conclude con la morte di Arcita il quale, ferito gravemente nel duello con Palemone, riesce comunque a sposare Emilia. L’amico però, risconoscendo in punto di morte l’amore di Palemone, concederà all’amico la mano dell’amata.
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- Ninfale d'Ameto (1341-42): conosciuto anche come “Commedia delle ninfe fiorentine” è un’opera allegorica che riprende il tema pastorale e lo trasporta sui colli fiorentini dove il poema è ambientato. Suddivisa in cinquanta capitoli, narra del percorso di purificazione intrapreso dal rozzo pastore Ameto il quale, per intercessione delle sette ninfe (prima fra tutte Lia), che gli cantano canzoni d’amore, viene infine iniziato al culto di Venere, gettato in una fonte alla presenza della dea, fonte dalla quale uscirà rinnovato e purificato.
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- Amorosa Visione (1342)
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- Elegia di madonna Fiammetta (1343-44): è un romanzo dove, capovolgendo il tema cortese dell’amore - non più percorso di perfezionamento, ma motivo di sofferenza-, alla donna viene data la parola. Fiammetta racconta del suo amore adultero per Panfilo, un giovane fiorentino che abbandona Napoli per tornare a Firenze, attratto da un'altra. Fiammetta, nutrendosi della propria sofferenza, compie lei stessa un percorso psicologico, acquistando consapevolezza della propria nobiltà.
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- Ninfale fiesolano (1343-45): è un poemetto mitologico in ottave, spesso considerato la migliore delle opere giovanili del Boccaccio. La vicenda narra dell’amore tra il pastore Africo e la ninfa Mensola, consacrata a Diana. Le colline fiesolane fanno da sfondo alla trama. La dea, accortasi del tradimento della ninfa a lei consacrata, la perseguita sciogliendola nell’acqua di un fiume che prenderà il suo nome. Stessa sorte toccherà ad un torrente presso il quale Africo, disperato si suicida. Dalla storia d’amore nascerà però Pruneo, il futuro fondatore di Fiesole.
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- Decameron (1353)
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- Corbaccio (1365): detto anche “Labirinto d’amore” il Corbaccio è un opera moralistica e satirica scritta sotto le mentite spoglie di racconto. Dopo essere stato rifiutato da una bella vedova Boccaccio immagina di essersi perso in un paesaggio selvatico ed alpestre, dove incontra l’ombra del di lei marito. Questi le racconta dei difetti e dei vizi della propria moglie, rappresentante l’universo femminile, e gli chiede di scrivere un invettiva contro di lei. Si tratta in definitiva di un’opera misogina.
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- Esposizioni sopra la Commedia di Dante (1373, postumo)

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Principali opere latine
De casibus virorum illustrium (1360)
De claris mulieribus (1362)
Bucolicon Carmen (1367)
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Autore: A. di Biase
Revisioni: 4/11/2008
Fonti: La letteratura italiana, Vol. III (Ediz. Corriere della Sera, 2006)
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