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Francesco Petrarca

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Il piu' europeo dei poeti di Augusto da San Buono Per Giovanni Boccaccio, Francesco Petrarca non fu solo il poeta laureato, il vate europeo, conteso dai potenti, dittatore indiscusso del gusto letterario, lo splenetico poeta che vagava dall’Italia alla Francia, dalla Germania alla Spagna, dalle Fiandre alla Boemia, “nell’ingannevole speranza di fuggire da se stesso”, ma fu soprattutto l’unico vero amico della sua vita, a cui rimase fedele fino alla morte. Erano diversi in tutto, i due “geni” della letteratura italiana, il più giovane Boccaccio (aveva nove anni di meno) era emotivo, ingenuo, passionale, umile, con consuetudini semplici ed esperienze limitate; il Petrarca, invece, era il “Virgilio del Medioevo”, il poeta d’Europa, sicuro di sé, della propria fama e grandezza, ricco di amor proprio e orgoglio per il proprio genio letterario (disse che i Principi e i potenti del secolo avevano vissuto con lui e non viceversa). Ciò che li unì, li legò profondamente fino alla fine...

William Blake

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WILLIAM BLAKE, STRANIERO IN PARADISO di Augusto da San Buono William Blake, poeta, pittore e incisore inglese della fine Settecento , inizio Ottocento era convinto che l'individuo toccato dalla grazia potesse dirsi prosciolto da ogni vincolo della legge morale. Perché direttamente guidato dallo spirito. Quando uscirono i due volumi di Canti dell'innocenza e Canti dell'esperienza, una sorta di ballata popolare fusa con un simbolismo criptico, un impulso visionario e una dose di corrosiva critica sociale, si gridò al miracolo. Il disegnatore, l'incisore era stato toccato dalla grazia. Blake in effetti era un autodidatta che conosceva davvero bene due soli libri, Il paradiso perduto di Milton e la Bibbia di re Giacomo. E dal fiume di parole di questi libri era risalito alla sorgente, a quel luogo interno, alla verità, o a quello che lui credeva la verità. E la verità era che la gente, la società era malata di Egoismo (Self-hood), ovvero il grado più basso della condizi...
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La recensione di Bruna Alasia Fino all’8 aprile al teatro Greco di Roma Tel: 068607513 ANGELO NERO Opera soul di Rosario Galli e Renato Greco Musiche di Davide Pistoni, coreografie di Maria Teresa dal Medico, Scenografia di Massimo Roth, costumi di Alessandra Saroli, regia di Renato Greco Con la partecipazione straordinaria di Charlie Cannon e Michele Canfora Quando il sipario si alza la suggestiva scenografia di reti metalliche, cancelli lucidi, lastre di vetro e una bianchissima colomba anch’essa in cella, ci trasporta nella prigione del mondo in un futuro prossimo, il 2045, dove la pena di morte viene eseguita introducendo i condannati in un tubo sul quale cala una pressa che li riduce a cubi di acciaio. Un giorno, in attesa dell’esecuzione, arriva un uomo dalla pelle nera: egli ha poteri straordinari di guaritore, parla di vivere o morire, si esprime con canzoni vibranti che toccano il cuore ed è innocente dell’odioso crimine del quale viene ingiustamente incolpato… Teatro, danza ...

25 anni di poesia a Gallipoli

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25 ANNI DI "UOMO E MARE" LA POESIA A GALLIPOLI di Augusto da San Buono Venticinque anni di poesia, di uomo e di mare, ("Uomo libero sempre amerai il mare", aveva scritto Baudelaire che poi aveva soggiunto: "il poeta è l'intelligenza più alta, e la fantasia è la più scientifica di tutte le facoltà"). Venticinque anni di barche, tra il canneto dei pescatori e il porticciolo di San Giorgio della borghesia salentina, - alberi tinti d'azzurro, di snob e di vele-, di nuvole che urtano contro gli orizzonti, e di maestri d'ascia che tirano a secco le barche, le ginocchia contro i denti, rattrappiti come vecchi pianisti che con dieci dita tambureggiano sotto gli scalmi, lungo la carena, le loro teste che vacillano nei rollii della passione senile e brontolano a sera come gatti schiaffeggiati; sudori e fiori di catrame, la fatica e la magia d'un arte che annienta la realtà nel mistero e a sera vino o birra a go go, per la "ciucca" rituale...
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La forma dello sguardo di A. di Biase Nell’anno del ventennale, il Museo Cantonale d’Arte di Lugano ha inaugurato in questi giorni la stagione espositiva con una mostra fotografica su quella che viene definita “l’identità dell’immagine”, intitolata “ La forma dello sguardo ”, del produttore cinematografico e fotografo ticinese Luciano Rigolini . L’artista di Tesserete si autodefinisce un collezionista di immagini ed è questo forse il tema centrale dell’esposizione. L’immagine – Rigolini lo ha sottolineato con enfasi nella sua presentazione-, non è il soggetto, ragione per cui non esiste l’immagine cruda in sé, ma solo la relazione tra il reale e chi coglie il reale. Molto interessanti sono a questo proposito i 70 fotogrammi “rubati” raccolti nell’opera “ Esercizio di stile ”, che di Rigolini ha la composizione, il filo estetico e quello che potrebbe essere definito lo “scatto collettivo”, ma non la mano del fotografo. Non sono immagini sue, ma le ha trovate nella prediletta attività ...
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Musical – Il conte di Montecristo Recensione di Bruna Alasia IL CONTE DI MONTECRISTO IL MUSICAL Presto in tourné in tutta europa Regia di Jocelyn Autore e attore protagonista Robert Steiner, musiche e orchestrazioni Francesco Marchetti e con Stefania Fratepietro, Laurent Ban, Chiara di Bari, Gianfranco Pino, Gaetano Scalone, Serafina Frassica Il conte di Montecristo, capolavoro di Alessandro Dumas - innumerevoli volte tradotto sul grande e piccolo schermo, nonché sui palcoscenici teatrali - per la prima volta viene proposto come musical grazie all’ autore e attore Robert Steiner che in “Notre Dame de Paris” ha interpretato Frollo e che, oltre ad una carriera di primo piano nel campo della musica, si impegna in teatro, televisione, cinema, radio e doppiaggio. Le musiche e l’orchestrazione sono opera del compositore Francesco Marchetti , pluripremiato per colonne sonore cinematografiche e nel 2005 direttore del Festival di Sanremo. La regia è del noto conduttore televisivo Jocelyn che...

Pittura: l'informale poetico

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Pittura L'informale poetico di Augusto da San Buono Il rischio nella pittura in genere, e in quella astratta in particolare, è quello di vedere cose che l’artista non ha mai pensato. Prendiamo, ad esempio Paul Klee: chi sarà capace di interpretare quell’amalgama essenziale di tratti e di colori disegnati da una mano fragile guidata da un angelo? Dall’occhio tagliato di Bunuel, allo sguardo senza tempo di Dalì, all’occhio privo di pupilla di Modigliani, il mistero della visione non è di oggi, anzi se vogliamo si può risalire fino ad Omero, poeta cieco che canta in suoni immagini e parole il più grande poema mai raccontato. L’occhio della pittura è “spirituale”, lo sguardo interiore . E chi abita quel luogo simbolico e mitico che è la pittura rende visibile l’invisibile, come diceva Klee. Detto questo, uno ci può vedere quello che crede nelle opere pittoriche di Luisa Benemeglio, una deliziosa, elegante, attraente artista italiana cinquantenne che vive a Parigi ed espone alla Nouvea...