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La filosofia

di Eros Barone (tratto da La Prealpina del 14 aprile 2006) La filosofia è quella cosa di cui ridono le serve: questa è una possibile definizione della filosofia, che presuppone naturalmente la conoscenza del gustoso aneddoto sulla servetta tracia che scoppia a ridere vedendo Talete che, intento ad osservare il corso degli astri nel cielo, mette il piede in fallo e cade in un pozzo. Scorrendo il menu della kermesse dedicata alla filosofia dalla fondazione culturale "1860 gallarate città" e scoprendo lo spazio assegnato, in quella lista gastronomica, ai piatti denominati 'consulenza filosofica', è difficile resistere alla tentazione di invertire la definizione da cui siamo partiti nel modo seguente: le serve sono coloro di cui ride la filosofia (che è poi il vero significato di quell'aneddoto). Infatti, mentre il rapporto tra filosofia e condizione servile può contare su una solida e nobile tradizione, non altrettanto può dirsi del rapporto tra filosofia e lavoro sa...

"I diritti umani oggi" di Antonio Cassese

di Lagi “Un giorno cupo e piovoso un cavaliere scorse un piccolo passero che stava in mezzo alla strada, sdraiato sul dorso. “Che fai, con i piedini in aria?” – chiese il cavaliere. “Ho sentito dire che oggi crollerà la volta del cielo” – rispose l’uccellino. Il cavaliere rise: “Suppongo che pensi di reggere la volta del cielo con le tue gambette”. “Ognuno fa quel che può” – rispose il piccolo passero”. Questa è la storia che Antonio Cassese ha raccontato all’Aja nel 1994, quando le sorti del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia erano decisamente incerte e molti chiedevano perché ci si affaticasse tanto per far decollare quell’organismo, ancora privo di budget, sede, carceri, sale per le udienze, con personale insufficiente. E’ bello credere in quello che si fa, galvanizzante riuscire a portare a casa dei risultati che compensano gli sforzi fatti! Mentre girovago per gli scaffali della biblioteca, mi sono trovata per le mani questo libro, “I diritti umani oggi” di Antoni...

"Siddharta" di H. Hesse

di A. di Biase Siddharta è il primato dell’esperienza. Viene in mente un’espressione del genere quando si rilegge, magari dopo tanti anni e nel mezzo della vita, il più celebre dei romanzi di Hermann Hesse, lo scrittore premio Nobel per la letteratura nel 1946. Immerso nell’atmosfera dell’Oriente dei tempi del Buddha il Siddharta è però, più in generale, l’emblema dell’uomo che cerca, “der Suchende”, come ben si legge nell’introduzione all’edizione di Adelphi (euro 7.50). E’ un romanzo, ma ha la pretesa degli insegnamenti profondi, sottili, di quelli che si leggono appena da giovani e che si apprezzano meglio col tempo. Era un predestinato Siddharta, il figlio del bramino che aveva lasciato la famiglia per vivere la vita miserabile degli asceti, dei Samana del bosco: tuttavia non solo in quel gruppo non aveva trovato ciò che cercava, ma si era addirittura convinto che nessuna dottrina, né quella dei saggi Samana né quella di nessun altro, sarebbe riuscita a dargli “la vita nuova”, la l...

"La ragazza e il professore" di Jean-Claude Carrière

16 febbraio 2006 La ragazza e il professore di Lagi Lo studio è piuttosto grande, pieno di libri, riviste, opuscoli, documenti e strumenti vari, una lavagna nera (con straccio e gesso), un violino dentro una custodia, spartiti vaganti, un leggio e alcuni mobili che sembrano risalire all’inizio o alla metà del Ventesimo secolo. La ragazza ha meno di 25 anni, minuta, jeans, scarpe nere a tacco basso, un giubbotto, zainetto in spalla, sguardo e movimenti vivaci. E lui è l’uomo dai folti baffi, la fronte alta e rugosa, i capelli quasi bianchi, gli occhi scuri dalle palpebre pesanti che cadono da un lato: il Professore Albert Einstein in persona! “Lei ha detto che il tempo non esiste e io l’ho presa in parola” – così esordirà la giovane di fronte al grande scienziato, superando timidezze e reticenze. Un incontro immaginario, tra passato e futuro, che ci porterà a conoscere, con l’ironia e la semplicità dei dialoghi, i grandi temi della scienza: un viaggio intenso, emozionante, che ci condu...

Il Bene ed il Vero in Francesco Petrarca

“Veri filosofi morali dunque e maestri eccellenti di virtù sono quelli che come primo ed ultimo scopo si propongono di rendere buono chi li legge e li ascolta, e non soltanto insegnano che cosa siano la virtù e il vizio gridando negli orecchi il fosco nome dell’uno ed il chiaro nome dell’altra, ma sanno instillare nei cuori il desiderio ardente di fuggir l’uno e di seguir l’altra. E’ consiglio più provvido adoperarsi che una buona e devota volontà che per un intelletto capace ed illuminato. Secondo i sapienti, oggetto della volontà è il bene, oggetto dell’intelletto il vero. Ma è più saggio volere il bene che conoscere il vero, perché il bene non è mai scarso di meriti, il vero invece spesso è in colpa ma non ha giustificazioni. E perciò sbagliano di gran lunga coloro che dedicano il loro tempo a conoscere la virtù, non ad acquistarla, o ancor peggio a conoscere Dio, non ad amarlo. Conoscere Dio pienamente in questa vita non si può in alcun modo, ma amarlo si può devotamente e ardentem...

"Il giardino dei giochi dimenticati" di G. Reali – N. Barbiero

25 gennaio 2006 Giochi d’infanzia di Lagi Giro per le strade della città. Quei pochi giardini che si incontrano durante il cammino sono curati, ma scarni: qualche siepe, pochi alberi, panchine tra percorsi di ghiaia. E, rigorosamente, cartelli che ricordano “Vietato calpestare le aiuole”, “Vietato giocare a pallone”. Se sei fortunata, puoi improvvisare un percorso-vitae: 25 flessioni, 30 addominali, qualche salto. Hop Hop Hop ! Et voilà, in forma! E aver la sensazione di aver gustato, anche se solo per pochi minuti, quel parco così scarno, ma prezioso. Poi vedo qualche famigliola con pargoli al seguito, seguire la stradina ghiaiosa, muniti di passeggini tecnologici e copertine colorate. Qualche sportivo. E cani che giocano con rametti raccolti dai loro padroncini. C’è n’è davvero poco, di verde, in città! Penso all’infanzia passata tutti i pomeriggi nei quartieri di periferia, indossando sempre tuta e scarpe da tennis…ogni volta tornare a casa, e trovare tua madre che guarda sconforta...

"Le bugie delle donne" di Ljudmila Ulickaja

di Lagi “E' possibile paragonare una grande menzogna maschile, strategica, architettonica, antica, come il discorso di Caino, alle care bugie femminili, che non racchiudono alcuno scopo o inganno, anzi nemmeno un interesse personale? (…) Le fandonie femminili, a differenza di quelle maschili, pragmatiche, sono un tema assai appassionante. Le donne fanno tutto diversamente, in un altro modo pensano, sentono, soffrono e… mentono. Santo cielo, come mentono! Il discorso riguarda, naturalmente, solo quelle che, a differenza di Penelope, hanno questo dono. Di sfuggita, per caso, senza scopo, appassionatamente, all’improvviso, a poco a poco, in modo incoerente, disperato, assolutamente immotivato. Quelle che ne sono dotate mentono dalla prima all’ultima parola. E che fascino, talento, ingenuità e insolenza, ispirazione creativa e splendore! Non c’è posto qui per il calcolo, l’interesse, l’intrigo pianificato. Non è che una canzone, una favola, un enigma. Ma un enigma senza risposta. La bu...