NON È MAI TROPPO TARDI a cura di Miriam Ballerini


NON È MAI TROPPO TARDI

Alcuni di voi forse la ricorderanno, altri, nati successivamente, magari ne avranno sentito parlare o l'avranno vista nelle teche Rai. Sto parlando della trasmissione “Non è mai troppo tardi”, condotta dal maestro Alberto Manzi.

Andò in onda dal 1960 al 1968 e contribuì ad avvicinare alla lettura e alla scrittura moltissime persone adulte che non avevano avuto la possibilità di completare il proprio percorso scolastico. Si stima che siano state circa un milione e mezzo le persone che, anche grazie a quella trasmissione, impararono a leggere e a scrivere.

Ma perché parlarne oggi?

Perché, a distanza di tanti anni, il tema dell'educazione e della capacità di comprendere ciò che leggiamo è ancora estremamente importante.

Viviamo in un'epoca nella quale siamo continuamente bombardati da informazioni, notizie, immagini, titoli e slogan. Saper leggere, oggi, non significa soltanto comprendere le parole di un testo, ma anche riuscire a valutarne il significato, distinguere un'informazione attendibile da una meno attendibile e, soprattutto, farsi un'idea propria.

Basta osservare ciò che accade sui social per accorgersi di quanto sia facile condividere una frase, uno slogan o una notizia senza avere il tempo — o forse la voglia — di verificarne il contenuto.

E questo può riguardare tutti noi.

Nessuno è immune dal rischio di lasciarsi convincere da una notizia falsa, da una semplificazione o da un messaggio costruito per suscitare emozioni forti. Proprio per questo credo che sia importante continuare a imparare, a fare domande, a confrontarsi e, quando necessario, anche a ripassare ciò che abbiamo studiato tanti anni fa.

La storia, la cultura, la conoscenza e la capacità di verificare le informazioni sono strumenti preziosi per conservare la nostra libertà di pensiero.

E forse è proprio questo il senso più attuale di “Non è mai troppo tardi”: non è mai troppo tardi per imparare qualcosa di nuovo, per rimettersi in discussione e per cercare di capire meglio ciò che ci circonda.

È giusto che ciascuno abbia gli strumenti necessari per ragionare con la propria testa e prendere le proprie decisioni con consapevolezza e in buona fede.

Mi viene in mente il Faust di Goethe. Faust vende la propria anima in cambio di conoscenza, potere e di una comprensione più profonda dell'esistenza. Oggi, invece, il rischio può essere molto più semplice e quotidiano: rinunciare, magari senza accorgercene, alla curiosità e alla capacità di pensare autonomamente, lasciando che siano altri a dirci cosa dobbiamo pensare, chi dobbiamo apprezzare e soprattutto chi dobbiamo considerare nostro nemico.

Forse vale la pena fermarsi un momento e ripartire proprio da lì: dalla curiosità.

Che ne pensate?

Vogliamo ripassare insieme?
Vogliamo scoprire qualcosa in più?
Perché, davvero, non è mai troppo tardi.

Come primo articolo partirei proprio dalla nascita dell'essere umano.

Questa è avvenuta circa trecentomila anni fa con la comparsa dei primi Homo sapiens in Africa.

Esatto! Proprio in Africa!

L'Homo sapiens si è evoluto da precedente popolazioni di ominidi.

Questo sapete cosa comporta? Che ancora adesso, in ogni essere umano che abita il nostro pianeta, c'è una presenza di dna africano.

Le popolazioni che hanno lasciato l'Africa hanno portato con sé una parte del patrimonio genetico. Quindi il fatto che una persona abbia la pelle molto chiara non significa affatto che sia geneticamente “non africana”. Il colore della pelle dipende da una parte relativamente piccola del nostro patrimonio genetico ed è un adattamento evolutivo sviluppatosi soprattutto in popolazioni che vivevano a latitudini con meno radiazione UV.

Ecco come gli scienziati hanno dimostrato tutto ciò:

Quando si confrontano i genomi di persone provenienti da diverse parti del mondo, si osserva che le popolazioni africane possiedono la maggiore diversità genetica umana.

Questo è esattamente ciò che ci si aspetterebbe dal luogo in cui una specie è presente da più tempo: più tempo significa più mutazioni e più variabilità accumulate.

Un'altra prova famosa riguarda il DNA mitocondriale (mtDNA), che viene trasmesso quasi esclusivamente dalla madre.

Confrontando il mtDNA di persone di tutto il mondo, gli scienziati hanno ricostruito un albero genealogico nel quale le linee più antiche e diversificate si trovano in Africa..

Il cromosoma Y viene trasmesso principalmente da padre a figlio.

Anche ricostruendo l'albero delle varianti del cromosoma Y, le linee più profonde hanno origine africana.

Pertanto, la pelle chiara degli europei non è una caratteristica originaria di Homo sapiens.

I nostri antenati africani avevano probabilmente una pigmentazione relativamente scura, utile per proteggersi dall'intensa radiazione ultravioletta.

Quando alcune popolazioni si spostarono verso regioni dell'Europa e dell'Asia con meno radiazione UV, nel corso di molte generazioni alcune varianti genetiche associate a una pelle più chiara divennero più frequenti.

Possiamo pertanto concludere che, qualora non bastasse il fatto che siamo tutti esseri umani, anche le diversità evidenziate dai razzisti, sono solo delle sciocchezze. La scienza li smentisce in toto.



© Miriam Ballerini

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