IL NOVECENTO INDUSTRIALE DEL VARESOTTO di Antonio Laurenzano


IL NOVECENTO INDUSTRIALE DEL VARESOTTO

di Antonio Laurenzano

Le vie di una città non servono soltanto a raggiungere una destinazione. Alcune raccontano una storia, ricordano un evento, un personaggio, custodiscono una memoria, indicano simbolicamente una “strada da seguire”. Fagnano Olona da giugno, su proposta dell’Associazione Enrico Dell’Acqua di Busto Arsizio, condivisa con particolare sensibilità dal Prefetto di Varese, Salvatore Pasquariello, ne possiede una in più: quella dedicata al Cavaliere Giannino Landoni, imprenditore che ha saputo trasformare il talento meccanico, la tenacia e la visione internazionale in una straordinaria esperienza industriale e umana. Non si tratta soltanto di ricordare il fondatore della Meca, azienda che ha portato il meccanotessile italiano sui mercati di decine di Paesi, persino in Cina e nella ex Unione Sovietica, depositando brevetti e contribuendo al prestigio del Made in Italy. Significa riconoscere il valore di una generazione di imprenditori che, partendo spesso da condizioni modeste, hanno costruito con il lavoro imprese solide, creando occupazione, innovazione e sviluppo. Imprenditori che hanno scritto pagine importanti nella storia dell’industria italiana.

La vicenda umana di Giannino Landoni è quella proprio di un self made man d’altri tempi. Si presta a essere letta non solo come la storia di un brillante imprenditore, un mecenate silenzioso, ma come il trait d’union fra le tre età dello sviluppo industriale nel Varesotto:

-l’età dei pionieri e della prima industrializzazione rappresentata da Enrico Dell’Acqua, Trolli, Macchi, Caproni, Cantoni, Borgomaneri, Clerici, Bonomi, Bassetti, Bellora, Ponti che alla fine dell’Ottocento aprono i mercati internazionali quando ancora non esistevano comunicazioni e infrastrutture globali;

-l’età dei costruttori del grande Novecento industriale cui appartiene Giannino Landoni, capitano d’industria della Valle Olona, che nel secondo dopoguerra trasformò il saper fare manifatturiero italiano in un’eccellenza esportata nel mondo. E con Landoni gli altri imprenditori del “Pantheon dell’imprenditoria” del Novecento: Borghi, Agusta, Comerio, Bandera, Mazzucchelli, Maino, Tonetti, Castiglioni, Borri, Tosi, Ferrario, Missoni. Imprenditori che prendono l’industria uscita dalla guerra e la portano dentro il grande ciclo espansivo italiano, consolidandola sui mercati internazionali. Un tessuto imprenditoriale antico e articolato che trova conferma nella stessa storia dell’associazionismo industriale varesino: già nel 1914 nasceva la Federazione degli industriali del gallaratese, nel 1917 quella degli industriali bustesi e nel 1923 l’associazione degli industriali del Circondario di Varese. E oggi Varese continua a essere caratterizzata da quella che Confindustria definisce una “forte vocazione all’imprenditoria e al manifatturiero”, nel solco dei protagonisti del Novecento, i precursori del Made in Italy nel mondo;

-l’età della conoscenza, quella attuale, nella quale il vantaggio competitivo, la forza produttiva, la superiorità di mercato in un mondo globalizzato dipendono sempre più da ricerca, digitalizzazione, intelligenza artificiale, sostenibilità e capitale umano.

Cambiano gli strumenti ma, sulla scia luminosa dei costruttori del grande Novecento, non cambia la qualità più preziosa: la capacità di immaginare il futuro prima degli altri e di costruirlo con il lavoro, l’ingegno, la responsabilità. In questa prospettiva, l’intitolazione di una via non celebra semplicemente un uomo, ma racconta la continuità di una cultura imprenditoriale che ha saputo rinnovarsi senza rinunciare ai propri valori. Indica alle nuove generazioni una strada da seguire nel segno del coraggio della visione, della centralità della conoscenza, della innovazione continua, del valore del territorio e delle sue radici.

In un momento particolarmente difficile, caratterizzato a livello globale da un contesto internazionale sempre più incerto e bellicoso, dove si profila minaccioso uno scontro per un nuovo ordine mondiale, ricordare le storiche testimonianze imprenditoriali del passato serve per ritrovare la bussola morale e civile, ridisegnare un mondo diverso, nella consapevolezza che l’impresa non è soltanto produzione di ricchezza, ma anche momento di incontro e di sviluppo economico e sociale.

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