LOTTA ALL’EVASIONE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE di Antonio Laurenzano
LOTTA ALL’EVASIONE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE
di Antonio Laurenzano
Il Paese delle Meraviglie. Un Paese immaginario? No, reale. Lo ha scoperto Alice, pardon, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone a Telefisco, evento de Il Sole 24 Ore, parlando dell’attività di monitoraggio svolta nel 2025 dall’Amministrazione finanziaria con 17 milioni di posizioni passate a setaccio. “Scovati” 200mila evasori totali, fra imprese e persone fisiche, di cui il 57% (116mila soggetti) per omessa dichiarazione dei redditi e il 43% (86mila soggetti) del tutto sconosciuti al Fisco, con attività in nero, fuori da ogni radar amministrativo. Duecentomila, un numero che pesa come un macigno nella difficile lotta all’evasione fiscale. Contribuenti che non pagano o, meraviglia delle meraviglie, fantasmi per l’anagrafe del Fisco. Il viaggio nel sommerso conferma la persistenza di un’economia che riguarda trasversalmente sia il mondo professionale che quello del lavoro con numeri che mostrano in tutta la gravità il problema degli italiani con il Fisco, un rapporto difficile, in cui permangono ancora troppe sacche di evasione e di elusione che si cerca di contrastare con controlli imperniati su criteri selettivi (incrocio dei dati fra fatture elettroniche, corrispettivi e volume d’affari dichiarati, accesso ai conti bancari), senza automatismi. L’evasione fiscale in Italia ammonta a 83,6 miliardi di euro all’anno, secondo l’analisi della Cgia di Mestre, il 60% non paga le imposte dovute, con le partite Iva (oltre 1,5 milioni) fortemente indiziate.
Un fenomeno che s’intende arginare con una nuova strategia, intervenendo prima dell’evasione conclamata. In chiave di prevenzione, per il 2026 il Fisco rilancia la sfida della “compliance”. Posta in arrivo per i contribuenti “distratti”: pronte oltre 2,4 milioni lettere dell’Agenzia delle Entrate finalizzate a regolarizzare incerte posizioni fiscali ed evitare sanzioni. Lettere elaborate sulla base dei continui aggiornamenti delle informazioni che confluiscono nelle 190 banche dati, digitalmente collegate tra loro, che costituiscono il patrimonio informativo del Fisco. Un “invito” al contribuente di rivedere il suo comportamento per verificare se sia o meno corretto con l’obiettivo dichiarato di creargli il minor disagio possibile, ma allo stesso tempo tutelare le entrate che vanno sempre gestite con la massima efficienza. Trasparenza e collaborazione dunque per cancellare reciproche diffidenze, ridurre l’incertezza fiscale e accreditare una nuova immagine del Fisco, meno vessatorio e più aperto all’ascolto e al dialogo. Di fatto, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione del contribuente le informazioni in suo possesso, dandogli così l’opportunità di correggere spontaneamente eventuali errori od omissioni. Un alert per segnalare anomalie che possono così essere definite mediante la presentazione di una dichiarazione integrativa, il versamento di imposte, interessi e sanzioni ridotte. Errori ed omissioni cancellati con il “ravvedimento operoso”. Tali comunicazioni hanno una natura “preliminare”, prima che il Fisco proceda a notificare il formale atto di accertamento con sanzioni intere.
E’ stata gettata nel cestino la vecchia logica dell’accertamento basata esclusivamente sul controllo ex post. Un approccio, spesso accompagnato da sanzioni amministrative elevate e, talvolta, anche da quelle penali, che è stato spesso percepito come punitivo dai cittadini, portando a una insofferenza generale verso l’Amministrazione finanziaria. La nuova strategia è fondata sul dialogo e sulla collaborazione preventiva con l’obiettivo di instaurare un rapporto di fiducia con il contribuente, garantendo certezza del diritto e, di conseguenza, una riduzione del contenzioso tributario. Un “patto fiscale” particolarmente innovativo. Rendere collaborativo il rapporto con il contribuente è certamente importante ma occorre mirare a una riduzione della pressione fiscale per sostenere investimenti e crescita economica e arrivare a un sistema semplice e razionale, senza spazi di iniquità. L’ordinamento tributario non può continuare ad essere caratterizzato dalla casualità, dall’incertezza e dall’arbitrio a causa delle ragioni di gettito e degli “scostamenti” di bilancio. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e un proliferare di leggi e leggine (a volte contraddittorie) che è causa di uno scadimento qualitativo della legislazione. Il nostro Paese ha il non invidiabile record della onerosità degli adempimenti fiscali con un basso rapporto costo-beneficio in termini di lotta all’evasione. Passare dalla semplificazione alla semplicità. Una sfida che, necessariamente, deve riguardare una nuova identità dell’imposta sui redditi (Irpef) con la miriade di deduzioni, detrazioni, bonus e privilegi di tassazione. Un’imposta che costituisce il 40% circa delle entrate fiscali totali ma che è stata “snaturata” dalle tante imposte sostitutive, vie di fuga (elusione) non compatibili con i principi giuridici (legalità, generalità, progressività) di un ordinamento tributario conoscibile nelle forme, comprensibile nei contenuti e giusto nella imposizione.
Il Fisco chiama, il contribuente risponde, in attesa di equità e certezza. Fantapolitica tributaria? Nel successo della “compliance” per un rapporto con il contribuente trasparente e collaborativo e nella volontà del Legislatore di eliminare la zavorra di adempimenti per una reale semplificazione è racchiuso il futuro del Fisco. Dalla Riforma fiscale la risposta per un profondo cambiamento del sistema tributario. Se l’obiettivo è dialogare in un’ottica di “compliance”, cambiamento significa anche servizi moderni, semplicità, meno burocrazia e più qualità. Un salto di qualità per rendere trasparente il processo decisionale fra Governo, Parlamento e Amministrazione finanziaria e dare credibilità all’azione di una seria lotta all’evasione fiscale.

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