LA TRAGICOMMEDIA DI DONALD TRUMP di Antonio Laurenzano


LA TRAGICOMMEDIA DI DONALD TRUMP

di Antonio Laurenzano

Continua la tragicommedia trumpiana. Annunciata con la solita enfasi da novello Napoleone del XXI secolo, Donald Trump aveva parlato nei giorni scorsi di una tregua di una settimana negli attacchi russi sull’Ucraina concordata con Vladimir Putin, zar di Russia, in considerazione di un’ondata di forte gelo in arrivo. Il tutto tristemente smentito dai fatti: sul fronte, e non solo, si continua a combattere e i droni kamikaze continuano a uccidere. Una nuova mattana da parte di chi, secondo il Wall Street Journal, “ha spinto gli Usa in una fase nella quale un unico grande potere domina il globo e crea un nuovo ordine mondiale”. Si allunga la lista delle “stramberie”: aperta con la guerra commerciale dei dazi, a seguire le spese per la difesa della Nato, l’intervento contro il nucleare di Teheran e l’ostilità verso gli ayatollah iraniani, l’attacco al regime venezuelano con la cattura di Maduro, le ambizioni di annessione della Groenlandia, le ripetute “scaramucce” contro l’Unione europea con insolenti attacchi ai Paesi del Vecchio Continente.

Un anacronistico unilateralismo guerriero che, in un solo anno di amministrazione, ha cambiato il corso della storia, azzerando il faticoso equilibrio postbellico a livello mondiale con le sue reti di difesa alle democrazie faticosamente costruite: dall’Onu alla Nato. Scompare dopo ottant’anni un Occidente più o meno stabile con l’ombrello di protezione della Casa Bianca, a Washington. Per l’Europa sono finiti i tempi della protezione incondizionata, della storica alleanza, delle relazioni internazionali speciali con l’ “amico americano”. Il mondo è cambiato, nuovi scenari geopolitici all’orizzonte che richiedono una diversa azione politica per nuove alleanze per vincere i deliri di onnipotenza del tycoon d’oltreoceano e sconfiggere il suo ingiustificato antagonismo nei confronti della leadership europea. Un rapporto difficile che, al di là di apparenti “capricci”, rivela una strategia ben precisa: sconvolgere gli equilibri esistenti e “allineare” i Paesi.

A Washington siede un governo ostile a noi europei. Ma Donald Trump dal suo scriteriato disegno geopolitico non potrà mai cancellare le memorabili pagine di storia con le ondate di emigranti che l’Europa della miseria e delle persecuzioni ma anche della laboriosità e dell’intelligenza ha riversato per decenni sull’altra sponda dell’Atlantico contribuendo alla grande crescita economica degli Usa. I presidenti e i governi passano, i popoli restano e saranno i testimoni della storia. A condizione che restino uniti: se l’Occidente si divide, l’Europa è perduta. Particolarmente significativo a riguardo l’appello lanciato da un gruppo di docenti di storia europei, primo firmatario Eric Bussiere, docente emerito della Sorbonne Universite’: “L’Europa deve rafforzare il proprio modello: la situazione attuale, priva di ogni equilibrio, è senza precedenti. Nessuno dei Paesi che compongono l’Unione europea è oggi in grado di garantire da sola la propria sicurezza e il futuro della propria economia. E’ in gioco la stabilità e il futuro dell’Europa, è imperativo dotarsi dei mezzi per bloccare i processi distruttivi in tempo utile e di manifestare la volontà politica di farlo, sviluppando ogni possibile cooperazione con tutti i partener europei, in primo luogo il Regno Unito.” Sarebbe la risposta migliore all’arroganza di Trump, agli obiettivi dichiarati in campagna elettorale: disfare l’ordine mondiale, rinnegare ogni alleanza, compresa quella transatlantica, demolire l’integrazione europea, affermare una nuova politica di potenza prescindendo dalle regole codificate nel tempo, favorire un processo di progressiva trasformazione autocratica del sistema americano, utilizzare i dazi come randello sull’economia mondiale.

Con la rottura dell’ordine mondiale è finita una bella storia e inizia una realtà brutale in cui la geopolitica tra le grandi potenze non è soggetta ad alcun vincolo. Il diritto internazionale basato sulle regole sta svanendo. S’impone un nuovo ordine che punti su un multilateralismo paritario, riducendo alla base ricatti e ritorsioni. Una reale integrazione europea, con una precisa identità politica ed economica, potrebbe rappresentare la nuova, autorevole, leadership dell’Occidente. Alternativa credibile al grottesco Board of peace disegnato da Trump, con l’adesione di Putin (!), in dispregio di ogni valore regolatore presente nella Carta delle Nazioni Unite del 1945. Ottant’anni dopo che Russia (ex Unione Sovietica) e Stati Uniti si sono spartiti l’Europa a Yalta, le due superpotenze stanno nuovamente unendo le forze per imporre la loro volontà al continente.

Agire dunque con fermezza per prendere le distanze da Trump. L’Unione europea deve mostrare unità e mettere finalmente da parte ogni divisione non solo per la sua credibilità internazionale, ma soprattutto per la sua stessa sopravvivenza e per quella dei sistemi democratici al suo interno. Risposta di condanna anche da parte del governo italiano per dissipare le ombre e i fantasiosi interrogativi sollevati sul Corriere della Sera da un autorevole Senatore a vita sulla “vicinanza, con un silenzio acritico, all’autoritarismo di Trump” della premier Giorgia Meloni che coltiverebbe “nell’intimo una vocazione autoritaria”. Parole al vento, con buona pace di ogni imparziale lettura di un rapporto internazionale costruito in termini strategici.

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