Il castello di ... Castelletto a cura di Giovanni Gatto
IL CASTELLO DI… CASTELLETTO
Penso
di non stupire nessuno di voi se oggi racconto che il nome
CASTELLETTO deriva, per questo quartiere, dal fatto che tra l’attuale
Piazza Villa e il Belvedere Montaldo, la splendida terrazza sopra il
Centro Storico, sorgesse un tempo una fortificazione.
Stupirò
invece qualcuno dicendo che “U Castêlu” servì assai spesso, nel
corso della sua secolare storia, CONTRO I GENOVESI, piuttosto che a
loro difesa!
Ma andiamo con ordine, e partiamo dalla sua
costruzione, che avvenne intorno al 950, molto probabilmente come
ESTREMA DIFESA da possibili assalti dei pirati saraceni.
Ho già
raccontato, nel RAPIMENTO DELLE DONNE GENOVESI, di come la nostra
città fosse stata messa a ferro e fuoco nel 935 d.C. dai pirati
sbarcati da una potente flotta che aveva eluso la sorveglianza delle
nostre galee.
In realtà, quello del 935 fu l’assalto più
terribile, ma ce ne erano già stati, di meno brutali, nel 931 e nel
932, e ce ne sarebbe stato, in seguito, almeno ancora uno, l’ultimo,
sanguinosamente respinto, nel 937.
Genova a quei tempi era difesa
da una piccola cinta muraria, di cui non restano che poche grandi
pietre, che partiva dalla collina di Sarzano, scendeva verso l’area
della attuale cattedrale e da lì arrivava al Porto Antico: “poca
roba!” – si potrebbe dire – e del resto la popolazione genovese
a quei tempi non doveva raggiungere i 15.000 abitanti, con buona pace
del Vescovo Jacopo da Varagine, che, sul finire del XIII secolo,
racconta che le donne rapite dai Mori nel 935 fossero circa 9.000…
La
decisione di costruire una fortificazione fu quasi certamente dovuta
alla necessità di avere una estrema difesa: un luogo sicuro in cui
le “Istituzioni” (il Vescovo e i Nobili) e una guarnigione si
potessero rifugiare, arroccare e da lì riprendere poi il controllo
della città.
In effetti, la COLLINA DI MONTALBANO (Camilleri non
c’entra: la piccola area elevata a ridosso del Centro Storico si
chiama così, e scommetto che pochi di voi lo sapevano! 😊)
era descritta come un luogo aspro, accessibile solo attraverso ripidi
sentieri, che oggi sono le Creuze di Salita San Gerolamo, Salita
della Torretta e Salita della Rondinella.
Passato il fatidico ANNO
MILLE e distrutte le basi saracene più vicine, anche grazie
all’alleanza con Pisa, Genova divenne PADRONA DEL TIRRENO
SETTENTRIONALE, e “U Castêlu” prese una funzione di difesa da
possibili attacchi per via terra.
Nel 1155, con l’incombere
della minaccia imperiale di FEDERICO I, la fortificazione fu unita
alle nuove mura, quelle dette “DEL BARBAROSSA”, ancora visibili
nelle possenti porte “Dei Vacca” e “Soprana”, e percorribili
in un breve tratto.
Superata senza nemmeno combattere la minaccia
imperiale, cominciano i guai per “U Castêlu” e pure per i
Genovesi.
Genova, padrona dei mari, era travagliata al suo
interno dalle lotte per il potere tra le grandi famiglie: Fieschi
contro Doria, Spinola contro Grimaldi e – a ben vedere – tutti
contro tutti, con l’aggiunta, a partire dalla metà del XIII secolo
dei POPOLARI, che di “popolare” avevano poco ma di soldi ne
avevano tanti: nuove famiglie che potremmo definire “borghesi”,
arricchitesi grazie ai commerci, alla navigazione e perché no, anche
alla pirateria, che reclamavano il loro diritto di partecipare alla
gestione della città.
Così capitò spesso, nel XIV secolo, che
per cercare una tregua alle lotte intestine, le grandi famiglie
decidessero di chiamare dei veri e propri “MANAGER FORESTI” per
governare la città: i PODESTA’ a cui venivano dati ampi poteri e
che venivano formalmente affiancati alle istituzioni tradizionali,
svuotate di reale capacità decisionale.
Con la grande crisi
causata dalla peste di metà ‘300, in alternativa alla figura del
Podestà, Genova si affidò sempre più spesso, per sopravvivere alle
estenuanti lotte interne, a una “POTENZA STRANIERA”, magari
entrata con la scusa del commercio o della finanza, e poi ben restia
ad andarsene e lasciare Genova nuovamente libera e indipendente.
E
fu così che “U Castêlu” divenne la sede delle guarnigioni
straniere: Milanesi, poi Francesi, poi di nuovo Milanesi e infine
Francesi, che si stanziavano lì, nominalmente per difendere gli
interessi economici e personali dei Podestà o dei nuovi Signori, di
fatto per controllare la città ed evitare che le frequenti sommosse
la riportassero all’indipendenza.
Le sommosse infatti erano
frequenti e quasi sempre venivano soppresse nel sangue: di una,
vittoriosa, ne abbiamo traccia su una lapide di fronte alla chiesa di
San Siro, che ricorda il luogo in cui OPIZZINO DI ALZATE, spietato
governatore militare di Genova per conto dei Visconti, fu linciato
nel Dicembre del 1435 dalla folla inferocita, che diede poi l’assalto
a “U Castêlu” riportando indipendenza e libertà a Genova,
almeno per una trentina d’anni.
La storia di “U Castêlu”
finì nel 1528, quando Andrea Doria, da grande stratega militare ma
soprattutto da abilissimo politico, comprese che in Europa il vento
stava girando in favore della Spagna, si alleò a sorpresa con CARLO
V (quello sulle cui terre non calava mai il sole) e per levarsi dai
piedi i Francesi diede l’assalto alla fortezza che occupavano, e la
distrusse, non lasciando pietra su pietra.
Alcuni storici situano
proprio nel 1528 l’inizio del grande “SECOLO DEI GENOVESI”, il
periodo d’oro di Genova che diventa la città più ricca d’Europa,
l’epoca dei Palazzi dei Rolli, delle banche-famiglia e dei grandi
artisti come Paul Rubens, Antoon Van Dyck e Galeazzo Alessi che
accorrono nella nostra città per darle un nuovo splendido volto.
A
raccontarla tutta, la storia de “U Castêlu”, bisogna dire che i
Savoia, che NON amavano – totalmente ricambiati – i Genovesi,
provarono dopo il 1821 a ricostruire il forte di Castelletto, che fu
poi distrutto nuovamente e definitivamente nei moti del 1849.
Ma
questa, dei CRIMINI DEI SAVOIA CONTRO GENOVA - crimini contro la
popolazione e crimini contro la cultura e l’arte - è un’altra
storia di cui prima o poi racconterò.
La fortificazione di castelletto in un quadro di Cristoforo Grasso (sec. XVI)
La lapide che ricorda la rivolta del 1435 contro il "protettorato" milanese e il linciaggio (!!!) del luogotenente militare dei Visconti, Opizzino di Alzate.
© Giovanni Gatto


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