LA SCUOLA POSSIBILE DI SIMONE MAZZA a cura di Vincenzo Capodiferro


LA SCUOLA POSSIBILE DI SIMONE MAZZA

Testo interessante che offre uno sguardo sull’istruzione a cavallo del secondo Millennio


“La scuola possibile” è un saggio di Simone Mazza, pubblicato da Fara, Rimini 2025, opera vincitrice al “Narrapoetando”. Come si legge tra le motivazioni della giuria: «Testo molto interessante che offre uno sguardo sull’istituzione scolastica negli ultimi anni del XX secolo e ancora nel primi del XXI, attraverso le esperienze di due modelli innovativi, la scuola di Summerhill, e la sezione sperimentale della Scuola Montebello, i quali mostrano il valore di un’educazione che metta al centro la felicità, l’autonomia e la socialità» (G. Passigato).

Il saggio non a caso inizia con una felice espressine di Dewey: – L’educazione non prepara affatto alla vita, è la vita stessa! Il saggio si propone di riflettere sul modello di Summerhill confrontandolo con la significativa esperienza della Sezione Sperimentale della scuola elementare Montebello di Parma, dalla seconda metà degli anni Settanta ai primi anni Ottanta.

È una riflessione pedagogica interessante che potrebbe molto suggerire sulle nuove prospettive didattiche, in una scuola ancora ancorata a modelli para-aziendali, se non fascistizzate. Il suono della campanella, come in moderne fabbriche, scandisce ogni minuto della formazione che si svolge in classi-carcere, se non lager, raccoglitrici di un’umanità considerata spesso come feccia. Ma dobbiamo ricordare che “Dai diamanti non nasce niente”. Proprio da quel letame che è l’umanità può nascere tutto. L’umanità formantesi è la prole, è quel nuovo proletariato scolare cui si rivolgono molto spesso sempre di più docenti assistenti sociali e parcheggiatori. Non si educa alla libertà, ma all’esecuzione, così come vuole il signor Profitto, il dio Mammona, sempre adorato da quando il primo uomo si è fatto abbagliare da una pietra luccicante come l’oro. L’uomo contemporaneo, come l’uomo moderno, soffre ancor di più del complesso di Mida: tutto riduce ad oro. “Oro. Oro. Oro”: come nella canzone di Mango! Non si è dato ascolto mai alle voci spesso dissonanti della pedagogia, da Montessori, men che meno che a Rousseau, assertore ante litteram di una pedagogia libertaria.

Simone Mazza con acume scientifico analizza tutto l’operato e il supporto teorico di Neill, nascente dall’esperienza diretta, pragmatica, appunto, tipica della scuola anglo americana. «Come è noto, tutti i governi totalitari danno un’enorme importanza all’educazione, nel senso che cercano di usare la scuola per veicolare i valori che giustificano il grande potere dei leader e dei loro governi e non di rado condizionano i curricoli scolastici per inculcare idee quali l’importanza della guerra e l’infallibilità dei capi»1. Come è vero! Vero anche per i regimi democratici o pseudodemocratici, globalisti! La scuola nel foriero Sturm und Drang del sessantottismo si era liberata dai poteri forti politici, ma soprattutto dai sistemi economici. Figuriamoci se quei sistemi adoratori di Mammona come Mida avrebbero permesso il fiorire di figli dei fiori indipendenti dai tralci della servitù, dell’abiezione economica, dell’alienazione! Eppure, ci sono stati dei tentativi rivoluzionari: «Le esperienze di Summerhill e della Sezione Sperimentale della Scuola Montebello ci offrono una visione chiara di ciò che la scuola potrebbe essere: un luogo dove la libertà e la creatività diventano strumenti per un apprendimento autentico e significativo»2. La scuola potrebbe offrire veramente un fecondo campo di sperimentazione di novelli modelli sociali fondati non su di un utopistico concerto, ma su di un realistico e pragmatico ambito. L’uomo è nato per la libertà, ma si trova ovunque in catene: non per ripetere Rousseau! Le catene odierne che ci legano a schermi sono invisibili, ma ancora più avvincenti di un’edera: soffocano con la scusa di farci respirare, coartano alla fame, inseguendo i miti della fama. Nella postfazione, Stefano Martello, mettendo in evidenza appunto alcune parole chiavi del testo, come ascolto, contaminazione, parla dell’autore come un fuori pista, che ha scelto «di affrancarsi dalle tradizionali categorie di indagine che, in maniera ideologicamente polarizzata, hanno dominato la scena con alterne fortune; da una parte un sistema rigido e rigorista che ha il compito istituzionale di “riempire scatole vuote” con contenuti pietrificati e uniformi; dall’altra un “non sistema” flessibile e bonario che appalta tempi e contenuti ai suoi naturali destinatari, confidando con pericoloso fatalismo nel loro innato senso di responsabilità personale»3. È meglio la peggiore delle democrazie della migliore di tutte le dittature: ribadiva Sandro Pertini nel Messaggio agli italiani del 1979.

Si può conciliare ordine e libertà, cioè propriamente disordine? Certo! Si sente l’esigenza di un equilibrio appunto «tra libertà e struttura, tra spontaneità e progettazione». Con il razionalismo antico, corroborato dalla illuministica dittatura della ragione sul sentimento e la rivolta romantica, si è affermato il totalitarismo dell’ordine sul disordine. La libertà è essenzialmente disordine. E va rispettata.

Nell’universo ci sono due forze: Caos e Cosmo, Apollo e Dioniso, Io ed Es. Debbono stare in equilibrio: l’armonia discors. L’educazione deve tener presente sempre questi due poli della Natura, non può propendere solo per uno o solo per l’altro. Primo problema: può nascere l’ordine prima del disordine? Secondo problema: sono due forze separate e contrapposte (dualismo) o fanno parte di un’unica realtà? Terzo problema: come il progetto educativo può valorizzare questi aspetti della personalità, riflesso della immensa Natura? La Natura è personale impersonale? Sono tutti interrogativi che noi affidiamo al lettore, a partire dalla lettura di questo interessante saggio di Simone Mazza.


Simone Mazza «vive e lavora a Parma. Insegnante e formatore, coltiva variegate passioni, tra cui scrivere. Ha redatto numerosi articoli per riviste di tecnologia didattica e diversi manuali, fra i quali: The digitale storytelling (2018). In ambito narrativo, dopo due raccolte di racconti, ha pubblicato in varie antologie molti testi premiati in concorsi letterari (es. “Il passaggio a livello” in Creare Mondi, Fara 2011) e due romanzi: Memorie di fango (Prospero 2017) e Ci vediamo dopo (Calibano 2021). Con Fara pubblica Storie con un’altra morale (2020) e Se in cielo non ci son le stelle (2023)».

Vincenzo Capodiferro

1 S. Mazza, La scuola possibile, Fara, Rimini 2025, p. 14.

2 Ivi, p. 60

3 Ivi, p. 67.

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