GORDOLA di Oswaldo Codiga a cura di Miriam Ballerini
GORDOLA di Oswaldo Codiga
Venerdì 25 ottobre, mio
marito Aldo Colnago e io, siamo stati invitati come ospiti alla
presentazione del libro “Gordola” di Oswaldo Codiga.
Gordola, il paese dove è
stato presentato il testo e al quale il libro si riferisce, è un
paesino della Valle Verzasca, vicino a Locarno, in Svizzera.
Conosco Oswaldo da
parecchi anni, ci siamo incontrati a diversi concorsi di poesia, dove
lui, immancabilmente, era sempre tra i premiati per la poesia in
dialetto ticinese.
In un'occasione ha
tradotto un mio racconto in un testo teatrale che è andato in scena
due volte ed è stato registrato come audio dramma. Infatti, Oswaldo,
ha dedicato buona parte della sua vita al teatro, altra sua grande
passione.
Questa sua ultima fatica
è un libro di 311 pagine nel quale ci presenta il suo paese. Lo fa
tramite ricerche storiche fatte su libri, internet e, quelle più
importanti, attraverso la voce della persone che hanno vissuto
momenti particolari e cambiamenti.
Ne esce un ritratto di
storia naturale, del com'era e del com'è. Ma troviamo anche i
monumenti del paese, le chiese. Il fiume Verzasca e i vari torrenti.
Troviamo ritratti dei
vari artisti ancora viventi o che, purtroppo, non ci sono più, ma
che in cambio hanno lasciato le loro opere.
Oswaldo non si tira
indietro nemmeno quando c'è da criticare pesantemente alcune azioni
scriteriate avvenute negli anni. Ad esempio la distruzione di due
cappelle del 1700, semplicemente abbattute dalla mano crudele delle
ruspe.
A vedere quelle riprese,
io che nulla ho a che fare con quel paese, ho avvertito un brivido;
non si può abbattere la storia, per nessun fine, tanto meno se
questo è solo un fine economico.
Il malessere non deriva
dal fatto che siano monumenti religiosi, ma per la loro età, per la
memoria che esse mostravano al mondo.
Capisco che si possa
pensare che questo saggio sia limitato al territorio per il quale è
stato scritto. Anche questo è vero, ma penso possa interessare anche
gli amanti della storia, quelle persone che hanno ancora la curiosità
di sapere cosa ci fosse prima, chi sia passato da un tal luogo, cosa
è accaduto lì, proprio lì dove ora si posano altre mani.
Inoltre ho trovato questa
iniziativa un esempio che sia da sprone: tutti i paesi dovrebbero
avere qualcuno che si impegni a scriverne, a lasciare ai posteri, non
solo l'ardua sentenza, ma soprattutto la testimonianza di cosa sia
stato fatto prima di loro.
La copertina è una foto
di Aldo Colnago, raffigurante una vecchia sequoia, un po' il simbolo
del paese.
©
Miriam Ballerini
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