JURASSIC PARK di Michael Crichton recensito da Miriam Ballerini
JURASSIC PARK di
Michael Crichton
© 1990 Garzanti
ISBN 88-11-66102-1 Pag. 479
€ 9,90
Purtroppo Crichton è scomparso
troppo presto, lasciandoci in eredità i suoi scritti e alcune regie di diversi
film. Chissà quanti altri bei romanzi avrebbe potuto ancora scrivere.
Nato come ricercatore, ha poi
lasciato quella carriera per dedicarsi alla scrittura.
Molti suoi libri, pur essendo
d’invenzione, ci fanno riflettere su come la scienza viene impiegata, sul suo
potere e la smodatezza esercitata da alcuni.
Tutti conoscono questo libro
perché è diventato una serie di film famosi.
Il libro è abbastanza simile alla
versione cinematografica, anche se i personaggi hanno destini diversi da quelli
riservati loro nel film.
John Hammond riesce a ricreare in
laboratorio i dinosauri. Estraendo il dna dalle zanzare imprigionate
nell’ambra, rattoppando le interruzioni causate dagli anni con dna di anfibi.
Ecco che tornano in vita i più grandi animali esistiti sulla terra. Dal feroce
tirannosauro, al letali velociraptor,
ad altri erbivori mastodontici.
L’idea di Hammond è quella di
creare un parco divertimenti, una sorta di grande zoo, dove l’attrattiva siano
questi essere sconosciuti, se non per quel poco che i paleontologi hanno potuto
scoprire dai fossili.
Prima di aprire il parco, sito su
un’isola del Costa Rica, invita un matematico, un paleontologo, una paleo
botanica, i suoi nipotini e un avvocato ad ammirare la sua creazione, per
verificarne la sicurezza e l’accessibilità al pubblico.
Ma come possiamo controllare animali
di cui non conosciamo nulla? Come possiamo fermare la natura? I dinosauri sono
creati tutti femmine, per fare in modo che non si riproducano e non sfuggano al
controllo; ma la natura si fa beffe di questi limiti. Alcuni anfibi cambiano
sesso di fronte alla necessità, e così accade anche a questi animali
Basta un black out per far sì che
i dinosauri sfuggano al controllo degli uomini e agiscano secondo il loro
istinto, dimostrando la fragilità dell’uomo di fronte a scelte arroganti come
questa.
Crichton scrive molto bene, ogni
fine capitolo invoglia a proseguire nella lettura per vedere cosa accadrà.
Forse, per chi come me ha visto
prima il film che letto il libro, manca la velocità nei dialoghi. I personaggi
sono presi uno per volta e non c’è quel botta e risposta immediato.
Crichton miscela la finzione a
teorie veramente esplorate dalla scienza e, lungimirante, ci presenta lo
scenario di quanto potrebbe accadere se, davvero, si arrivasse un giorno a
giocare a fare Dio.
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