SUL MAD: METODO DI APPRENDIMENTO DINAMICO Della Professoressa Rosanna Nolè
SUL MAD: METODO DI APPRENDIMENTO DINAMICO
Della Professoressa Rosanna Nolè
Nella nostra ventennale esperienza di insegnamento ci
siamo imbattuti, quasi per caso, in uno di quei prati fioriti della pedagogia,
che è difficile trovare, soprattutto in questi tempi, in cui una mole di fogli
si accumula sulle scrivanie di docenti frenetici e disattenti e una mole di
fogli virtuali si affastella sui registri elettronici. Eppure non mancano spazi
di sperimentazione diretta: subito ci siamo innamorati del metodo della
Professoressa Rosanna Nolè, ecco perché abbiamo voluto segnalarlo
all’attenzione della pedagogista Francesca Zannoni. La professoressa Nolè
insegna lingua e letteratura inglese presso il Liceo Artistico di Potenza, ma
ha avuto un’esperienza di docenza molto intensa in varie parti d’Italia. Il suo
metodo si chiama MAD: Metodo di Apprendimento Dinamico. Come ella stessa
sottolinea: «”Mad” in inglese significa pazzo, o folle, ma spesso è proprio il
folle che in letteratura ed in poesia riesce a comprendere il reale». Seguiamo
un po’ alcuni passaggi del suo metodo: «Il principio teorico su cui si dovrebbe
basare l’intero metodo è la necessità di introdurre all’interno della lezione
il movimento, per cui la lezione frontale dovrebbe quasi scomparire, fatta eccezione
la presentazione dell’argomento e le eventuali istruzioni. L’aula deve essere
uno spazio ampio, con pochi ostacoli. Bisogna riprodurre, in un certo senso, il
modo in cui la mente pensa, cioè in modo dinamico ed associativo. Il corpo non
deve rimanere fermo a lungo, in modo che i sensi debbano costantemente
stimolare l’interiorizzazione. I ragazzi non hanno posti fissi, ma si siedono
intono a tavoli da 4 posti, a seconda dell’attività laboratoriale: i colori e
gli odori devono essere scelti con cura. Sarebbe opportuno far lavorare i
ragazzi anche sulla respirazione: ogni ora e mezza di lezione
teorico-laboratoriale si fanno eseguire adeguati esercizi respiratori e motori,
ma anche di liberazione della voce, proprio come si fa a teatro. Si può intermezzare
con, ad esempio, esercizi di tai-chi, per migliorare la successiva
concentrazione». Possiamo trovare i presupposti teorici del Mad in diverse
teorie psico-pedagogiche, a ci basti ricordare la scuola di Aristotele, dei
passeggiatori: il Peritato. Aristotele fonda il Liceo, la sua scuola, chiamata
peripatetica dall’uso che aveva il Maestro di disputare con i discepoli
passeggiando per i viali ombrosi, i “peripatoi”. A pensare che oggi i licei
sono ridotti come dei grandi casermoni, dove i ragazzi sono costretti a stare
chiusi in celle immani per ore e ore, sempre seduti su sedioline che a stento
li reggono. I ragazzi di oggi sono molto più sviluppati di quelli di un tempo,
sia fisicamente che intellettualmente. Ricevono molti più stimoli dal dinamismo
digitale che dalle noiose lezioni ancestrali del mondo dei docenti. Tra docenti
e discenti il divario cresce sempre di più: c’è il rischio di perdere per
sempre questi nativi digitali, che rispetto alla nostra generazione ormai sono
come gli europei rispetto agli indiani d’America ai tempi delle scoperte
geografiche. E così aumenta considerevolmente il tasso di dispersione
scolastica e di aree a rischio. In questo senso il Mad è un metodo di
avanguardia: pone l’allievo a suo agio, lo fa sciogliere dalle inevitabili
ansie scolastiche legate ad un arcaico rapporto di guerra frontale, o di guerra
fredda. La professoressa Nolè immagina una scuola dinamica, aperta, come
quella, ad esempio, sperimentata da Tolstoj. Possiamo intravedervi una sorta di
anti-intellettualismo e di spiritualismo dinamico. Qualsiasi metodo educativo
non può tarpare le ali della libertà dello spirito, rinchiudendo i giovani come
uccelli nelle gabbie. Purtroppo domina imperante oggi una stregua di
neocomportamentismo meccanicistico e deterministico. Questo fu anche uno dei
sofismi dei sofisti, per cui tutto è educazione. Tale principio è anche vero,
ma solo in parte, perché l’uomo non è soltanto un’individualità frammentaria,
puramente senziente ed opinante, ma una persona razionale, cioè sede di sicura
razionalità, con tutto il rispetto per Watson, il quale nel 1924 annotava:
«Datemi una dozzina di neonati sani e ben conformati e il modo specifico da me
ideato dove allevarsi ed io garantisco di prenderne uno a caso e addestrarlo a
farlo diventare uno specialista in qualsiasi campo: medico, avvocato, artista,
commerciante, comandante e, sì, perfino mendicante e ladro, indipendentemente
dai suoi talenti, le sue inclinazioni e le sue tendenze, dalle sue vocazioni e
dalla razza dei suoi antenati». Che differenza c’è tra questo metodo e quello
di un allevamento di maiali? O di polli? Il behaviorismo sarebbe eccellente ed
infallibile se l’uomo fosse una macchina. Riuscirebbe utile certamente per
controllare ciò che nell’uomo è macchina, forse la sua res extensa,
tanto per usare dei termini cartesiani, ma non la sua res cogitans. Il
Mad è un metodo naturalistico. A questo proposito non disdice, giusto per
completezza, citare, di rimando, Rousseau: «Tutto ciò che esce dalle mani
dell’Autore delle cose è bene, tutto degenera nelle mani dell’uomo. Questi
costringe una terra a nutrire i prodotti di un’altra, un albero a portare i
frutti di un altro; mescola e confonde i climi, gli elementi, le stagioni;
mutila il suo cane, il suo cavallo, il suo schiavo; tutto stravolge e sfigura;
ama la deformità, i mostri; non vuole niente come natura l’ha fatto, nemmeno
l’uomo: bisogna ammaestrarlo per lui, come un cavallo da maneggio; bisogna
plasmarlo a suo modo, come un albero del suo giardino» (Emilio, I). La
professoressa Nolè indica altri riferimenti importanti a sostegno
dell’apprendimento dinamico nei metodi che usavano i rabbini ebraici nello
studio della Torah: la Chavruta. Gli studenti liberamente apprendono,
discutono, dibattono, non necessariamente seguendo la regola del silenzio. Un
elemento importante di questo approccio è il dondolio ritmico, che tenendo
caldo il corpo, aumenta il flusso sanguigno e l’ossigenazione del cervello.
Questa abitudine ebraica ha origine molto umile, perché risale ai tempi in cui c’erano
pochi libri e quindi erano costretti ad aiutarsi l’un l’altro per leggere. Il
ritmo, la ripetizione a voce alta, l’accompagnamento con la gestualità del
corpo, che deve essere considerato un tutt’uno con lo spirito (la mente e il
corpo sono all’unisono), favoriscono il ragionamento e l’apprendimento. Basti
pensare che la ripetizione di parole e la respirazione sono i fondamenti anche
di tutta la cultura dello yoga e di tante altre tecniche. Il tutto deve essere
condito con l’allegria, ed anche col canto. Ed ancora una volta la
professoressa Nolè ci stupisce, andando a riprendere le danze sacre di Georges
Ivanovic Gurdijieff, grande filosofo armeno. I movimenti che Gurdijieff
insegnava allenavano le tre forze dell’uomo: l’emozione, l’intelletto ed il corpo,
come nella parabola della carrozza, del cocchiere e del padrone. Ci viene in
mente l’anima di Platone: il carro alato. Platone distingue tre parti
dell’anima e le immagina situate in tre diverse parti del corpo: il capo, il
petto ed le viscere. Ciascuna di esse esprime una particolare capacità: «Con
una parte l’uomo apprende, con l’altra è preso dall’ira; la terza, a cagione
della sua varietà, non sapremmo indicare con un solo nome, ma la denominammo da
ciò che essa in sé aveva di più grande e di più forte: concupiscibile»[1].
Queste tre parti, con tutte le dovute differenze storiche, somigliano molto a
quelle della seconda topica di Freud: la parte razionale è equiparabile all’Io,
la parte irascibile al Superio, la parte concupiscibile all’Es. Come sosteneva
Locke: «Immagino che la mente cambi facilmente direzione da questa o da quella
parte, come l’acqua stessa». La mente ha natura fluida, come quella società
liquida di Baumann. La mente è fluida e si adatta ad ogni situazione. Il Mad
parte proprio da questo presupposto e cerca di adattare tutto il processo di
apprendimento a questa naturale conformazione della mente umana, che non è
qualcosa di statico, di eterno. Provare a racchiudere l’acqua in un pozzo, o in
un recipiente chiuso: dopo tre giorni puzza. Così avviene per l’apprendimento.
Ecco perché i giovani oggi hanno sempre più difficoltà e per questo
consideriamo il Mad un metodo veramente innovativo.
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