L’EUROPA E L’IMMIGRAZIONE di Antonio Laurenzano
Il dramma del Mediterraneo :
un’emergenza europea – Il piano della Commissione Ue per fronteggiare la
tragedia dei migranti – Le incertezze del futuro legate alla fuga biblica
dall’Africa.
di Antonio Laurenzano
L’Europa del cinismo! E’ quella
che sembra aver smarrito il filo della storia. Dopo essersi proclamata per anni
paladina dei diritti umani, si dimostra sempre più latitante nella gestione
dell’emergenza dei flussi migratori nel Mediterraneo in fondo al quale lo
scorso anno sono finiti 3200 disperati. Quest’anno, dopo il tragico weekend del 18 aprile in cui hanno
perso la vita oltre 900 persone, siamo già a quota 1800, a fronte di 24mila
arrivi sulle coste italiane. Da Bruxelles i soliti imbarazzanti balbettii a
conferma della mancanza di una leadership e di una governance capace di dare
corpo a una istituzione comunitaria fantasma!
Si continua a non voler vedere
una tragica realtà in nome di una ipocrisia umanitaria che genera soltanto
discorsi di facciata. Egoismi nazionali, inettitudine, miopia politica alla
base di scelte non fatte! O ancor peggio, scelte sbagliate! All’intervento militare
in Libia del 2011,attuato soprattutto su pressione di Francia e Gran Bretagna
con l’appoggio dell’Alleanza NATO e degli Stati Uniti, non è seguita
alcuna alternativa. La mancanza di un
piano politico ha consegnato la Libia alla ingovernabilità. E oggi, secondo l’avvertimento del
Segretario dell’ONU , Ban Ki-moon, in terra libica non ci potrà essere una soluzione
militare alla tragedia umana che sta avvenendo nel Mediterraneo. Occorre una
strategia diversa per nuove soluzioni.
E in Europa, nonostante la
“chiusura” della Gran Bretagna, si
comincia finalmente ad affrontare il problema per giungere a un accordo che
possa da un lato garantire la sicurezza e la protezione dei diritti umani dei
migranti e di coloro che chiedono asilo e dall’altro sconfiggere gli scafisti
della morte con il loro vergognoso traffico di vite umane sulle carrette del
mare. E, ovviamente, senza ignorare la immigrazione clandestina, il trasporto
illegale di armi e stupefacenti. La normalizzazione del Mediterraneo è un
interesse primario che l’Europa non può più ignorare.
La Commissione Ue ha adottato una
nuova agenda basata su quattro pilastri: ridurre gli incentivi alla migrazione
irregolare, gestire e rendere sicure le frontiere esterne dell’Unione,
proteggere i richiedenti asilo e creare una nuova politica della migrazione
legale. Dopo aver “criminalizzato” l’operazione “Mare nostrum” per attivismo
nei salvataggi, equiparati a un invito a delinquere per i trafficanti di esseri
umani, ora la Germania e i suoi alleati del Nord e dell’Est fanno marcia
indietro, riconoscendo che “Triton”, che da novembre sostituisce “Mare
nostrum”, ha reso più incerti i controlli della frontiera mediterranea. Nella
consapevolezza che l’Europa resta e resterà una calamita irresistibile per
tanti diseredati del Continente nero, si lavora attorno a una più equa
distribuzione degli immigrati che richiedono asilo insieme alla creazione di
campi profughi in Medio Oriente e Nord Africa per evitare viaggi suicidi.
L’accordo Ue per affrontare
l’emergenza immigrazione prevede la ridistribuzione di migranti tra gli Stati
membri in base a quote prestabilite, rapportate al numero di abitanti del
Paese, Pil, numero di profughi già presenti nel Paese e tasso di
disoccupazione. In Italia arriveranno
il 9,94% dei 20mila profughi (meno di 2000) che attualmente risiedono in campi
profughi all’estero e che hanno i requisiti per ottenere lo status di rifugiati
(“reinsediamenti”), e l’11,84% dei
richiedenti asilo già presenti nelle nostre strutture di accoglienza
(“ricollocamento”). Di fatto, quindi, secondo quanto assicurato anche dall’alto
rappresentante per gli Affari esteri dell’Ue, Federica Mogherini, il nostro
Paese sarà esonerata dal dover accogliere quote di nuovi profughi. Dai campi
profughi in Libano e Turchia il 15,43% dovrà essere accolto dalla Germania,
l’11,87% dalla Francia. Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca lasceranno chiuse le
loro frontiere avvalendosi di una specifica clausola comunitaria vigente in
materia (“opting out”).
Numeri, quote, percentuali. Che
tuttavia lasciano irrisolta la questione centrale: i 20mila profughi che
verranno reinseriti in Ue direttamente dai campi profughi rappresentano una
frazione esigua delle centinaia di migliaia di persone in fuga dall’Africa.
Quale sarà il loro destino se dovessero iniziare, fuori da questo piano, un
disperato viaggio della speranza?
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