Il frutto di Licia a cura di Gipsy
Il
frutto di Licia
Sbucando
da una stradina stretta, oscura, fiancheggiata da edifici sgretolati, ci si
ritrova nella piazza, gremita di passanti, sulla quale si affaccia il monastero
tinteggiato d’ocra. Nell’aria si disperde il tintinnio di campanelle e
scacciapensieri, appesi agli angoli intarsiati, ricciuti, del tetto a
pagoda.
Una
volta saliti i gradini d’accesso al luogo sacro, un monaco avvolto in una veste
porpora, invita i fedeli a deporre fiori e a bruciare un bastoncino d’incenso
sull’altare. La divinità realizzata in oro e arricchita di pietre preziose,
sorride agli astanti, rapiti dalla eco del radong e dalle vibrazioni dei
tamburi.
In
fondo al salone, tappezzato da drappi variopinti, una porticina di legno, si
apre su un campo di terra scura, ricamato da fila verdeggianti di arbusti di
bacche di Goji.
Le
bacche rosse, dalla forma allungata, sono i frutti di una pianta appartenente
alla famiglia delle Solanaceae, che punteggia le vaste distese himalayane, della
Mongolia, del Tibet e in qualche zona della Cina.
Conosciute
per le loro proprietà antiossidanti, le bacche di Goji, dette anche frutto di
Licia, sono in vendita presso il negozio di Chiara Coin, Biocelia di Villa
Guardia.
Per
saperne di più, è possibile consultare la naturopata Cattaneo Alessandra al sito
benesseresecondonatura.com
Gipsy
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