31 luglio 2020

“NOVECENTO IN CORTILE” Omaggio ai grandi maestri della scultura contemporanea A cura di Marco Salvario


NOVECENTO IN CORTILE”
Omaggio ai grandi maestri della scultura contemporanea
A cura di Marco Salvario

Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto Via Po 55, Torino
8 luglio – 11 ottobre 2020




La Fondazione Accorsi-Ometto nel cortile del Museo di Arti Decorative che conserva l’eredità del raffinato antiquario torinese Pietro Accorsi (1891-1982), ospita per circa cento giorni undici opere di sei grandi maestri della scultura contemporanea: Arman, Borghi, Cordero, Mitoraj, Pomodoro e Theimer. Le opere sono tutte proprietà degli artisti o di collezioni private; poterle ammirare e confrontare nello stesso ambiente, è un’occasione rara e preziosa.
La mostra dal bel titolo “Novecento in cortile” è a cura di Bruto Pomodoro, artista figlio del grande Gio' Pomodoro. La sua sensibilità è già nel ricco opuscolo di presentazione, dove il curatore si giustifica per la ripresa dopo il lockdown, che “potrebbe sembrare superflua nei riguardi di chi non riesce o non può riaprire le proprie attività”.
Davanti a una modestia così fuori dall’avidità materialista ed egoista della nostra società, a quest’attenzione partecipe e addolorata verso il dolore del prossimo, non posso che chinare il capo con sincero rispetto.

I sei maestri di cui possiamo gustare le opere, hanno fatto la storia del ventesimo secolo.
Vediamoli rapidamente in ordine alfabetico.


Arman



Artista francese con cittadinanza americana, è tra i fondatori nel 1960 del Nouveau Réalisme. Il suo modo di esprimersi è spesso basato sulla accumulazione di forme o oggetti uguali, creando armonie che sanno richiamare il movimento delle creazioni o materializzare percorsi musicali.
Il suo “Mercurio” di bronzo è spezzato e scomposto nel movimento, coraggiosa miscela di temi classici e interpretazioni moderne. La staticità che diventa dinamismo.


Paolo Borghi


Comasco e figlio di un apprezzato cesellatore orafo, ancora in piena attività, ha ricevuto importanti incarichi per opere monumentali in tutto il mondo, dall’Ecuador agli Stati Uniti, alla Corea del Sud. Nel 2005 ha realizzato il monumento funebre in bronzo per il martire salvadoregno dei nostri tempi Oscar Romero.
Borghi utilizza con ottimi risultati marmo, bronzo, argento, legno e, come per l’opera “Cavalcata interrotta”, la terracotta. Il cavaliere, un centauro, è colto nel momento dell’urto e della caduta, mentre il suo corpo e la pietra quasi si fondono nella violenza dell’impatto.


Riccardo Cordero


Piemontese, trova nella dimensione monumentale la sua massima espressività. Forgiato dagli studi nella prestigiosa Accademia Albertina di Torino, è ancora in piena attività dopo sessanta anni di carriera ad altissimo livello.
L’opera “Asteroide” in acciaio, bene esprime la dinamica del movimento nello spazio, l’energia potente e inarrestabile. Sulla geometria del metallo, riflessi e luci creano giochi quasi ipnotici.


Igor Mitoraj



Artista polacco, noto in tutta Europa. Nella scultura egli propone modelli classici incompleti e feriti come ci sono spesso pervenuti, enfatizzando i danni e le menomazioni, ricordando come il tempo porti alla lenta erosione del nostro passato e come la tradizione, anche attraverso frammenti incompleti, ci debba lasciare consapevoli di quanta bellezza e armonia era già stata raggiunta. Siamo in grado di comprendere l’arte antica e migliorarla?
Nell’opera “Ikaro alato” la statua di bronzo alta tre metri e sessanta centimetri non ha più le braccia e ha perso una delle ali, pur mantenendo la plastica perfezione delle forme; in “Luci di Nara pietrificata”, sempre in bronzo e realizzata nel 2014, l’anno in cui il maestro è morto, il frammento del volto racchiude nella sua poetica grazia il testamento artistico dell’artista. Ricorda che anche di noi il tempo porterà via a poco a poco la nostra effimera realtà.


Gio’ Pomodoro



Artista marchigiano, tra i più importanti scultori astratti del secolo scorso.
Le due opere in bronzo presenti nella mostra, illustrano due periodi diversi della sua produzione. “Tensione Verticale” del 1964 è un magico equilibrio tra la pesantezza del materiale e la leggerezza della forma, mentre “Sole deposto” del 1982 unisce l’immagine di una potente divinità pagana (neo-pagana) e il sentimento della sua decadenza, il mistero dell’universo e il suo spegnersi nell’infinito.


Ivan Theimer


Cecoslovacco naturalizzato francese, molto attivo anche in Italia, ha stretto nuovamente i legami con il suo paese d’origine dopo i cambiamenti politici che hanno portato all’elezione di Havel alla presidenza nel 1989.
Il suo percorso artistico s’ispira ai miti antichi rivissuti con pensiero moderno, diventando allegoria di noi stessi, delle nostre limitazioni e paure.
Quattro le opere presenti nella mostra: “Medusa”, lo scudo con la testa di Medusa è un omaggio a Caravaggio; “Tobiolo”, il riferimento è un celebre quadro del Verrocchio; “Tartaruga con montagna”, qui credo l’ispirazione sia tratta da miti cinesi; “Obelisco”, opera raffinata e curata in ogni dettaglio, densa di scene, di allegorie, di suggestioni.


Prima di chiudere l’articolo, devo consigliare al visitatore della mostra di spendere il tempo necessario per visitare le eleganti e raffinate stanze del Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto, che non possono non affascinare gli amanti del bello.



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