05 novembre 2016

UN CIMITERO ESOTERICO-MASSONICO A VIGGIÙ, IN PROVINCIA DI VARESE a cura di Vincenzo Capodiferro



UN CIMITERO ESOTERICO-MASSONICO A VIGGIÙ, IN PROVINCIA DI VARESE
Affascinante monumento, purtroppo abbandonato!
In uno studio di Francesca Nicodemi

Il cimitero vecchio di Viggiù, in provincia di Varese, è un monumento affascinante. È un cimitero esoterico-massonico, purtroppo abbandonato! Ha circa due secoli di storia, se si pensa all’editto napoleonico di Saint Cloud. Fu eretto nel 1818 e fu chiuso nel 1912, perché era troppo piccolo per ospitare altri defunti. Vi si respira un’aria romantica, quasi foscoliana: «Senti raspar fra le macerie e i bronchi/ la derelitta cagna ramingando/ su le fosse e famelica ululando;/ e uscir del teschio, ove fuggia la luna,/ l'úpupa, e svolazzar su per le croci». Questo luogo conserva un fascino ancestrale. Così ce lo descrive Francesca Nicodemi nel suo magistrale lavoro “Il cimitero vecchio di Viggiù. Una testimonianza intatta dell’arte sepolcrale dell’Ottocento Lombardo” a cura del Liceo Artistico Statale A. Frattini di Varese: «La peculiarità del cimitero di Viggiù non è solo quella di essere un esempio intatto di cimitero romantico, ma di proporre anche un aspetto di notevole interesse culturale e storico che lo distingue dagli altri campisanti ad esso coevi. Compare, infatti, su buona parte delle sepolture e nell’impostazione del giardino sepolcrale una proposta iconografica legata ad un simbolismo del tutto insolito che il più delle volte esula dalla tradizione iconografica cristiana-cattolica ed anche da quella legata al mondo classico». Questa peculiarità naturalmente, secondo la ricercatrice, va ritrovata in lontane matrici storiche, che vedono nel territorio di Viggiù e della Valceresio la forte presenza dell’antica Muratoria massonica e dei maestri Comancini e Campionesi. La Nicodemi ha fatto un lavoro egregio di ricostruzione dei plessi tombali più importanti e della struttura del cimitero. Il cimitero, come precisa Francesca è romantico e si differenzia dai cimiteri illuministi. Il cimitero illuminista è circolare e concentrico. Le tombe sono tutte eguali e sono numerate. Poi all’entrata c’è una legenda con le corrispondenze tra numeri e defunti. Nelle varie fasce vengono riposti i trapassati a seconda dell’età. L’Illuminismo parte dalla concezione che tutti gli uomini sono eguali per natura. Nel cimitero romantico, invece, ogni tomba è diversa dall’altra. Inoltre sulle lastre di marmo spendevano molte parole per ricordare i morti. Ricordiamo, a proposito, la celeste corrispondenza di amorosi sensi, sempre di foscoliana memoria. Viene esaltato il soggetto, che è unico ed irripetibile. Di fronte ai defunti si mettevano a parlare, proprio come se fossero ancora viventi. Nel 1880, in base ad una riforma proposta dal Crispi, all’interno del cimitero venne creata un’area riservata agli acattolici. Ed in questa parte risiedono la maggior parte delle tombe massoniche. Il cimitero vecchio di Viggiù è un museo vivente di arte funeraria dei più eccelsi maestri viggiutesi. Molte opere sono state custodite nel Museo di Villa Borromeo, per salvarle dall’incuria dei saccheggiatori. Anche la parte esterna e la piantumazione del giardino rispetta una simbologia esoterica ben precisa. Viggiù era un paese di scultori, maestri e muratori, molti dei quali emigrarono nelle Americhe a cercar fatica. E così la Nostra si chiede: «È infine auspicabile un lavoro di restauro anche per la presenza nelle sepolture di un repertorio straordinariamente eterogeneo di simboli che spaziano dalla tradizione cristiana-cattolica a quella appartenente all’Antica Muratoria, a quella legata al mondo classico. È un repertorio così vasto ed eterogeneo, che, oltre ad essere uno stimolo per ulteriori stimoli ed approfondimenti, testimonia anche una convivenza rispettosa e una armoniosa compresenza nella Viggiù dell’Ottocento, di persone appartenenti a culture diverse e seguaci di differenti credi ideologici». È proprio un peccato che un monumento necrologico di tal sorta sia abbandonato a se stesso! Come ci ricorda lo stesso poeta: la civiltà nasce «Dal dí che nozze e tribunali ed are/ diero alle umane belve esser pietose». Tutte le nostre più belle città, come Milano, Roma, hanno cimiteri monumentali che sono opere d’arte a cielo aperto. E i nostri avi, gli Etruschi, avevano le necropoli! Speriamo che in un futuro prossimo - non remoto! - questo monumento così bello possa essere valorizzato nei modi più appropriati.

Vincenzo Capodiferro




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