30 settembre 2016

PENSIONI, SI VOLTA PAGINA Un articolato “pacchetto previdenziale” nell’accordo governo-sindacati. di Antonio Laurenzano



PENSIONI, SI VOLTA PAGINA
   Un articolato “pacchetto previdenziale” nell’accordo governo-sindacati.
         di Antonio Laurenzano

“Abbiamo recuperato alcune iniquità della Legge Fornero, in direzione della coesione sociale”. In questa dichiarazione di Annamaria Furlan, Segretario generale CISL, è racchiusa la chiave di lettura dell’accordo firmato da governo e sindacati sulla riforma del regime pensionistico da introdurre nella prossima legge di bilancio. Dopo quattro mesi di confronto gettate le basi per importanti modifiche previdenziali: un pacchetto di misure per le quali il Governo destinerà sei miliardi di euro in tre anni.
Nella “fase 1”, decorrenza 2017, il perno dell’operazione: l’Ape (Anticipo pensionistico). A tutti i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, over 63 anni, nati tra il ‘51 e il ‘53 (e tra il ‘52 e il ‘55 dal 2018) sarà consentito di lasciare il lavoro tre anni e sette mesi prima sui requisiti di vecchiaia standard con un taglio dell’assegno pensionistico di circa il 6% per ogni anno di anticipo, attraverso un prestito bancario assicurato con rimborso ventennale, interessi compresi, che scatta con la pensione. In caso di premorienza il capitale residuo sarà restituito dall’Ente assicuratore senza alcun riflesso sull’assegno di reversibilità per gli eredi. L’anticipo pensionistico sarà esente da imposte e, per chi lo richiederà, sarà erogato mensilmente. Una variante dell’Ape volontaria è l’Ape social, l’uscita dal mondo del lavoro a costo zero, un privilegio riservato ai lavoratori in condizioni svantaggiate: disoccupati senza ammortizzatori sociali, disabili, inabili a causa di infortunio, usuranti e bisognosi di cure. Il costo del pensionamento anticipato sarà completamente a carico dello Stato. Resta da definire la platea dei beneficiari nonché il tetto sotto il quale potrà essere richiesta l’Ape social (tra i 1300 e i 1500 euro lordi mensili). In caso di ristrutturazioni aziendali il costo dell’Ape, salvo modifiche, resterà a carico delle stesse imprese, senza gravare né sulle casse dello Stato né sul lavoratore.
Altro capitolo di rilevante interesse è quello dei lavori usuranti: si consente l’anticipo del pensionamento di 12 o 18 mesi eliminando le “finestre” di uscita della Riforma Fornero. L’accesso alla pensione anticipata potrà avvenire se si è svolta un’attività usurante per almeno sette anni negli ultimi dieci o per un numero di anni pari alla metà dell’intera vita lavorativa.
Particolarmente attese anche le altre misure del “pacchetto previdenza”, in primis quella relativa alla  quattordicesima per rafforzare gli assegni pensionistici più bassi per i soggetti con più di 64 anni.  L’intervento avverrà attraverso un aumento della mensilità aggiuntiva, oscillante fra 336 e 504 euro in base agli anni di contribuzione, a chi ne beneficia già attualmente (oltre 2 milioni di pensionati) con redditi che vanno fino a 1,5 volte il trattamento minimo annuo INPS (9786,86 euro), nonché mediante l’erogazione della quattordicesima ai pensionati che hanno reddito fino a due volte il trattamento annuo minimo INPS, (1000 euro lordi al mese). Riguarderà circa 1,2 milioni di pensionati. Non sono ipotizzati  interventi diretti sulle pensioni minime. Via libera invece alla no tax area, la soglia al di sotto della quale non si pagano imposte. Salirà per tutti i pensionati a 8125 euro lordi l’anno, come per i lavoratori dipendenti.
Nell’accordo governo-sindacati viene inoltre prevista la ricongiunzione gratuita (oggi molto costosa!) di tutti i contributi previdenziali non coincidenti maturati in gestioni pensionistiche diverse, compresi anche i periodi di riscatto della laurea; questo sia ai fini delle pensioni di vecchiaia che delle pensioni anticipate. Il cumulo contributivo sarà senza oneri per tutti gli iscritti presso due o più forme di assicurazione obbligatoria dei lavoratori dipendenti, autonomi e degli iscritti alla gestione separata  oltre che alle forme sostitutive della stessa, affinchè si possa arrivare a percepire un’unica pensione anche nei casi in cui sia già stato maturato un autonomo diritto alla pensione presso una singola gestione. L’assegno pensionistico verrà ricalcolato pro-rata, applicando le regole di ciascun ente previdenziale.
La volontà del governo e dei sindacati è di continuare nella “fase 2” il confronto con l’obiettivo di riformare il sistema di calcolo contributivo per permettere ai giovani con redditi bassi di avere il diritto alla pensione, pur mantenendo la sostenibilità finanziaria. Un tema quest’ultimo che dovrà superare i vincoli di bilancio imposti da Bruxelles, già da tempo sotto esame per la maggiore flessibilità chiesta dall’Italia. La caccia a nuove risorse è iniziata. Dalla prossima manovra di bilancio la risposta.  

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