01 aprile 2016

IL RINNOVAMENTO DELLA PSICOLOGIA: IL VARESINO MARIO AUGUSTO MAIERON a cura di Vincenzo Capodiferro


IL RINNOVAMENTO DELLA PSICOLOGIA: IL VARESINO MARIO AUGUSTO MAIERON

Mario Augusto Maieron è uno psichiatra storico varesino, di origini friulane, ma da anni trapiantato a Varese. Maieron ha condensato nella sua indaginepsicosoficai risultati della sua lunga esperienza clinica, uniti ad un vivo interesse per la psicologia teoretica, con particolare riferimento all’approccio mentalistico e viva attenzione per l’ontologia e la filosofia genetica. Queste peculiari tendenze speculative si ritrovano in una bellissima trilogia del Maieron, dedicata alla vita psichica: “Alla ricerca dell’isola che non c’è”; “C’era una volta un re”; “Il matto dei tarocchi. Alice ed il Piccolo Principe”, Mimesis, Milano. Come scrive Germana Pareti nella prefazione a questo ultimo anello: «Maieron fa parte di quella schiera di illustri studiosi (tra cui vanno annoverati i fisiologi Charles Sherrington e John Eccles, il biologo e genetista Francis Crick e il compianto anestesiologo, appassionato indagatore della mente, Mario Tiengo) i quali, pur convinti dell’irrinunciabilità di uno studio sperimentale del cervello e delle sue funzioni superiori (la coscienza), non intendono però fare a meno della discussione filosofica. Anzi, sono convinti che soltanto dall’analisi filosofica possano provenire stimoli e indizi importanti per dipanare l’intrico della mente». È difficile trovare oggi psichiatri sensibili alle tematiche speculative della psicologia razionale e disposti ad accogliere confronti con la filosofia, ad eccezione dei ripetitivi pulpiti accademici, che si sono accodati ad indirizzi di studio già consolidati e sono rimasti immobili. Mancano scuole degne di nota, soprattutto in Italia, ove si distinguono in pochi e tra questi canta la voxclamantis di Vittorino Andreoli. La psicologia moderna ha ancora pochi compleanni: non ha compiuto neppure 150 anni, se si considera che il suo anno di nascita è il 1879, quando W. Wundt fonda il primo laboratorio sperimentale di psicologia a Lipsia. Da allora diverse scuole si sono succedute: la psicoanalista, la behaviorista, la gestaltista, la cognitivista, etc. Il tentativo di Maieron in questo contesto è certamente originale ed avanguardista: consolidare la portata della discussione psicologista. La riflessione del Nostro parte dall’esperienza clinica. Ricordiamo che già fu primario dell’Ospedale neuro-psichiatrico di Varese e poi dell’Unità Operativa Psichiatrica per le UUSL di Varese, Arcisate e Tradate fino al 1993. Ha vissuto tutte le vicende del rinnovamento psichiatrico degli anni ’60 e ’70, dall’esperienza biologica di Adamo Mario Fiamberti a quella assistenziale di Edoardo Balduzzi, col quale egli stesso, da giovane psichiatra, aveva collaborato nel rinnovamento generale avviato già nella provincia di Varese negli anni ’60. Da ultimo ha pubblicato, in collaborazione con Giuseppe Armocida, psichiatra e storico della medicina, “Storia, cronaca e personaggi della psichiatria varesina”. Le teorie scientifiche così saggiamente esposte dal Nostro, i cui sviluppi senz’altro presentano un particolare interesse pure per l’indagine filosofica, assumono certamente un significato notevolmente innovatore nella concezione psicologica generale. Così in questo ambito, che non è solo fisiologico, ma psicologico trova pienamente diritto di cittadinanza il mondo interiore dell’uomo, il mondo delle intenzioni e degli scopi, come egli stesso scrive: «è giusto, per parlare di follia, parlare prima, più in generale, di cultura e di società, delle discipline che si occupano delle relazioni tra mente individuale e cultura e di cosa significhi società nella sua complessità concettuale, come struttura sovraindividuale, come entità collettiva, che per certi versi è un Noi, inteso come Io+Io+Io ecc., ma per altri è un soggetto sovraindividuale irriducibile, depositario di valori, di tradizioni, di giudizi e pregiudizi, con il quale tutti, come persone, abbiamo a che fare».

Vincenzo Capodiferro

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