01 dicembre 2015

Paratissima 11 – di Marco Salvario prima parte

Paratissima 11 – di Marco Salvario

Si è svolta a Torino, dal 4 all’8 novembre 2015, l’undicesima edizione di Paratissima, manifestazione d'arte contemporanea cresciuta e maturata anno dopo anno, resistendo alle crisi, a mille inciampi e alla concorrenza d’iniziative molto più potenti economicamente e meglio sponsorizzate.
Non è stata un’edizione trionfale, anche se di tutto rispetto: gli artisti iscritti sono stati 472 e quasi cinquantamila i visitatori.
Secondo anno con sede nel Palazzo di Torino Esposizioni al Valentino. Deve essere frustrante per i volontari che, con una dedizione superiore a ogni elogio, rimettono a nuovo le strutture concesse con sdegnosa riluttanza dal Comune di Torino, ritrovarsele l’anno dopo vandalizzate e devastate. Ho letto, e mi auguro non sia vero, che il Comune avrà lo sciagurato coraggio di chiedere un rimborso: sarebbe esecrabile, tuttavia con Fassino e la sua giunta i torinesi devono aspettarsi sempre il peggio.
Prima volta con ingresso a pagamento, sia per evitare le code infinite del 2014, sia per potere contare su una cassa sicura. Accettiamo a capo chino il piccolo obolo del biglietto: un altro peccato capitale che allontana Paratissima dal suo spirito ribelle e creatore.

Ordine e caos: in Italia tutto deve avere un tema, un titolo che copra il vuoto dei contenuti. Paratissima, sempre più collaudata e inquadrata negli schemi, si adegua e, in questa ottica, dà la sua risposta palese, opposta a quella di quasi tutti gli artisti e visitatori intervistati: ordine, l’ordine prima di tutto. Basta passeggiare per le stanze: poche le provocazioni e le unghie che cercano di graffiare sono spuntate; tanta l’omologazione, molte le riproposte, a volte identiche, ereditate dagli anni passati. Si ammira molto, ci si diverte poco, non ci s’indigna mai. Ordine!
Non voglio infierire.
Gli artisti di Paratissima sono innegabilmente bravi, padroni dei loro spazi e le loro opere sempre meno sperimentali; spesso hanno studiato e si sono già confrontati in molte altre arene. Hanno progetti, iniziative, un futuro in parte tracciato. La maggioranza degli espositori ha dieci o venti anni di attività alle spalle e riesce a vivere della propria arte: naturale che non vogliano rischiare e preferiscano puntare sul sicuro.
Però la Paratissima degli esordienti, dei giovani (giovani di cuore) sgomitanti, alla ricerca di se stessi prima ancora che del proprio pubblico, la Paratissima degli scultori pronti a frantumare le proprie opere se non apprezzate, dei ragazzi sognanti a inseguire, vigili permettendo, i movimenti di un pesciolino rosso nella sua bolla trasparente, la Paratissima che si esprime con materiali non convenzionali di tutti i tipi, in dissonanza con i toni classici, è morta? Io, in questa edizione, non l’ho più incontrata.
Lo so, questo è il mondo.
Il problema per chi ama i piccoli, è che i piccoli diventano adulti e seguono la loro strada.

Prima di iniziare la mia personale analisi dell’evento, lasciatemi puntualizzare:
1)     Le segnalazioni e i giudizi che leggerete in quest’articolo sono pareri personali e riguardano le opere di artisti che mi hanno colpito favorevolmente. Se uno degli espositori si troverà citato, è perché la sua opera mi è piaciuta. Se non si parla di lui, o non mi ha interessato, o il caso ha voluto che le sue opere mi sfuggissero.
2)     Mi sono soffermato esclusivamente su opere di pittura, scultura, grafica e fotografia, mentre non parlerò di multimedialità, moda, design, musica ecc.
3)     L’elenco che segue non è una classifica: è nato dalla sistemazione casuale (in questo caso davvero il caos ha trionfato, ma nel mio disordine non c’è genialità) delle fotografie che ho scattato.


Umberto Zullo

Si parlava di giovani di cuore: quasi ottantenne è Umberto Zullo. I suoi oli su tela hanno poesia e tecnica. I panni stesi, che ci mostra in due sue tele, sono un momento di tranquillità, di comunione con il sole e la natura. La serenità di un’umanità che vive il rapporto con l’ambiente con armonia e rispetto, senza forzatura, senza alterazione, senza voracità.
Morbidezza di tratto e di creazione.
Nella contemplazione delle opere si respira un’atmosfera di trasparenza, pacifica ironia, affetto, calore: non è estasi, ma pacata meditazione. E di meditazione, a telefonini spenti, abbiamo tanto bisogno.


Carlo Cammarota

Un altro giovane di cuore, anche se l’anagrafe parla diversamente. Stile personale e riconoscibilissimo, melange di dolce e amaro, d’infantile e di maturo. Fuori dagli schemi, almeno da quelli italiani, come lui dichiara: a me, d’istinto, verrebbe da accostargli Botero.
In “Resoconto”, ai bambini ritratti in quella che sembra l’allegra caricatura di una vecchia foto di classe delle elementari, è associato un foglio che riassume la loro vita successiva: dalla ragazza diventata monaca di clausura, a colui che ha fatto dodici anni per rapina a mano armata. C’è anche un bimbo con la scritta “io” e un punto di domanda, come se chi guarda il quadro dovesse d’improvviso valutare se stesso e inserire la propria scheda con lucida e feroce onestà.
Io? Come descrivo la mia vita in poche parole? Che cosa sono diventato, cosa è stato di quanto quel bambino paffuto sognava?
Il sorriso distaccato con cui si contempla l’opera, può allora mutarsi in una smorfia di fastidio.


Debora Scuteri

Volti di bambini alla scoperta del mondo, espressioni sorprese, dubbiose, felici, irritate. Una panoramica di futuri piccoli uomini e piccole donne che già dimostrano il loro carattere e che rivendicano i loro spazi e diritti. Tenerezza e, anche qui, un disagio che scorre sotto pelle.
Debora Scuteri sa affrontare la tela senza curarsi degli spazi lasciati vuoti, eliminando ogni dettaglio esterno e ogni sfondo: trasforma lo sguardo dello spettatore in quello di un genitore che, davanti alla propria creatura, null’altro vede e vuole vedere.


Alessandra Lo Duca

Molta aggressività e personalità nelle opere presentate da questa pittrice, figlia d’arte.
Mi soffermo su “Lo spazio dell'anima tra fede e realtà”: due opere gemelle eppure opposte.
Tratto marcato e spesso, uso violento del colore, contrasto tra il viola delle ombre e il giallo pastoso che avvolge le figure e le possiede come una luce divina di vita o distruzione, creando tensione e attesa, opposizione di freddo e caldo.
Una figura è chiusa nelle proprie riflessioni, piegata a cercare la verità dentro se stessa, mentre la seconda è attratta verso la rivelazione divina.
Contrapposizione oppure evoluzione di due momenti successivi: dal dubbio alla certezza.

... continua

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