27 aprile 2015

REVIVAL di Stephen King

REVIVAL                                                       di Stephen King
© 2014 Sperling & Kupfer Editori S.p.A.
ISBN 978-88-200-5791-6   Pag. 467  € 19,90

Per quest’ultimo romanzo King ha scelto di seguire le tracce di un libro che ha fatto la storia degli horror: Frankenstein. Ma questo lo si comprende solo alla fine.
All’inizio, lo stesso King afferma che questo libro è per alcuni degli scrittori che hanno costruito le fondamenta della sua casa, e tra essi appare in primis, appunto, Mary Shelley.
La storia è fondamentalmente basata su due protagonisti: Jamie Morton, colui che sta narrando la vicenda e il reverendo Charles Jacobs.
Il piccolo Jamie incontra il reverendo mentre sta giocando ai soldatini e, da quel momento in poi, le loro vite si incontreranno in periodi ciclici, dove pare che tutto debba essere destinato a tornare.
Il reverendo si affeziona al piccolo e lo mette a parte dei suoi piccoli esperimenti con l’elettricità. Ne è un vero e proprio appassionato e si diverte a costruire modellini, come un piccolo Gesù che attraversa un laghetto, trainato da un filo.
Jamie ha una famiglia numerosa e, un giorno, il fratello Conrad perde la voce. Il reverendo lo fa andare a casa sua e, grazie a dei piccoli elettrodi applicati sulla parte, gli fa tornare la voce.
Il tempo passa e Jacobs si trova a dover affrontare la prova più grande della sua vita: in un banale incidente stradale, perde la moglie e il figlioletto. Da quel momento chiude le porte in faccia a Dio, rifiutandosi di accettare che possa esistere un’entità che ti faccia soffrire così tanto senza darti alcuna spiegazione e consolazione.
Jamie cresce ed entra a far parte di diverse band, purtroppo incontrando anche l’illusione della droga.
Rincontra per caso Jacobs, il quale è diventato un imbonitore da fiera, che fa trucchetti, manco a dirlo, utilizzando l’elettricità.
Il reverendo lo riconosce e, grazie a degli anelli di sua invenzione, con una scarica elettrica, riesce a fare smettere Jamie di drogarsi.
Aiuta tante persone a curare diverse malattie, ma non sempre i suoi rimedi sono innocui. Alcune volte si presentano degli strani effetti collaterali.
Gli incontri e gli scontri di Jamie e del reverendo sono il percorso che si segue per tutto il libro, fino alla comparsa, appunto, di una teoria che molto ricorda quella del dottor Frankenstein.
A differenza di altri romanzi, qui ho ritrovato in particolare la voglia del raccontare, seguendo il puro piacere della scrittura creativa. Non mi ha dato l’impressione di essere un libro come gli altri, con colpi di scena e scenari che sappiano catturare il lettore; è come se fosse un romanzo scritto solo per il puro piacere di scrivere una storia, senza badare se al “caro lettore” sarebbe bastato seguirlo o meno.
Diciamo che è meno… pifferaio magico, più scrittore puro, senza quella genialità che di solito balza all’occhio.
Naturalmente è scritto bene, benissimo. Abile come sempre nella psicologia e la delineazione dei personaggi.
Una storia più soft, potabile e curiosa.

© Miriam Ballerini

22 aprile 2015

IL CRISTO VELATO prima parte di marcello de santis


IL CRISTO VELATO

prima parte
di
marcello de santis



Il principe di Sansevero, uomo per eccellenza del settecento, ha lasciato in eredità al mondo dell'arte una delle più belle opere del secolo, quella Cappella impregnata di atmosfera d'incanto, che porta il suo nome; e che contiene quanto di più interessante un ambiente artistico possa offrire all'occhio curioso del visitatore; sculture statue e sarcofagi, ritratti e sepolcri di famiglia. E tra tutte le opere d'arte presenti spicca per la sua immensa leggerezza il Cristo velato.

Ma andiamo con ordine.
Tutto ciò che circonda la figura misteriosa del Principe, ha dell'incredibile. Discendeva dai duchi di Borgogna, e il nome de Sangro sta a indicare "di sangue reale" (de sang real).


Ramondo de Sangro, Principe di Sansevero
nato a Torremaggiore in provincia di Foggia nel 1710
morto a Napoli nel 1771

Fu inventore e scienziato, nonché un esimio rappresentante dell'Accademia della Crusca; a quarant'anni, già uomo coltissimo, entra a far parte della Massoneria napoletana, e in breve diventa Gran Maestro della Loggia dei Rosacroce. Pensate: il conte di Cagliostro quando ebbe modo di venire nella capitale partenopea, frequentò gli ambienti della Massoneria, e ivi conobbe, presumibilmente, il Principe Ramondo. E quando venne posto sotto processo a Roma dal Tribunale dell'Inquisizione, confessò sotto tortura che le sue conoscenze alchemiche gli furono insegnate a Napoli da un principe molto ferrato in chimica. E chi poteva essere costui, se non il Principe di Sansevero?

La sua figura ancora oggi desta rispetto; ma soprattutto timore, al ricordo dei suoi poteri paranormali. Era chiamato anche principe alchimista per le sue ricerche nel campo e le sue molteplici attività segrete. Lo consideravano stregone e adoratore di Satana. La gente ne aveva paura. Stregone a tal punto che fece sparire anche il suo corpo dopo morto; meravigliosa la lapide sul suo sarcofago: vuoto, ché il cadavere non c'è.
Chi vuole vedere e rendersi conto di persona del tetro fascino che ci tramanda questo personaggio non deve far altro che recarsi a Napoli e visitare la Cappella in questione. Che, va detto, era nata come sepolcreto di famiglia dei duchi di Sangro. Si trova a due passi da piazza San Domenico Maggiore dove c'è l'omonima chiesa che risale alla fine del duecento, tra Montecalvario e San Gregorio Armeno, la strada dei presepi, nel cuore del centro storico di Napoli.


Napoli - Piazza San Domenico Maggiore

Aneddoti intorno a questo monumento, e più intorno al Principe, si sprecano.
Il primo che vogliamo riportare riguarda proprio la nascita della Cappella.
Eccolo dunque: si vuole che verso la fine del millecinquecento, passò da quelle parti, prigioniero in manette, un uomo; che pare fosse innocente. Guardie lo scortavano, lo portavano in carcere. Proprio nel momento in cui transitavano davanti alla costruzione in fieri un muro di cinta che circondava la chiesetta crollò con gran fragore; tra le macerie spuntò un quadro di una deposizione.
La cosa fu riportata al duca Giovanni Francesco di Torremaggiore che aveva commissionato la costruzione; questi abitava il palazzo che si trovava poco lontano (oggi è al civico 9 della piazza); per rispettare un voto che aveva fatto durante una sua grave malattia, ordinò che là dove era crollata la muratura fosse eretta una Cappella dedicata alla vergine Maria. L'ordine fu eseguito, e nacque là un piccolo edificio chiamato Santa Maria della Pietà, o Pietatella. Era l'anno 1590.


Interno della Cappella di Sansevero a Napoli

Una ventina d'anni dopo pensò a darle una sistemata un figlio di Giovanni Francesco, Alessandro; sino a che, passato da allora poco più di un secolo, la cappella - che all'origine era collegata al palazzo da un passaggio soprelevato, oggi non più esistente perché crollato nei primi del novecento, fu ampliata e prese il nome dall'attuale Principe Raimondo di Sangro, il Principe dei misteri, sconvolgente e affascinante all'un tempo; che oltre ad ampliarla la abbellì poco alla volta e fino a portarla allo splendore in cui la vediamo oggi.

Misteri intorno alla cappella sono infiniti, tutto là dentro da' un'aria di segreto, di arcano. Uno dei più curiosi misteri è quello del pavimento.


Il labirinto del pavimento della Cappella

Come ci narra Isabella Dalla Vecchia, e come si può notare dalla foto, è un labirinto originato da una sola linea continua spezzata, che dà l'impressione di un fondo a sbalzo; l'idea del disegno è opera del principe in persona, che ideò questa alternanza di croci uncinate (svastiche) e di quadrati concentrici, perfetti; tutti visti in prospettiva.
Un'opera piena di simbolismo: il chiamato, l'iniziato deve percorrere il labirinto per giungere alla verità. Oggi della pavimentazione è rimasta solo una parte, ché il pavimento originale è stato danneggiato dal crollo avvenuto verso la fine dell'ottocento. Ma da quel poco che possiamo ammirare esso rimanda al personaggio del principe (massone e rosacroce): un labirinto come percorso iniziatico da seguire per poter uscire a riveder le stelle per prendere in prestito le parole di Dante, per giungere cioè alla verità. 

Non è solo nella Cappella dei Sansevero che esiste un pavimento con il labirinto; il disegno ha un valore antico quanto il mondo; leggo su Un altro giro di giostra, Tiziano Terzani, Longanesi: ... i primi labirinti risalgono a più di 4500 anni  fa; ... un labirinto del 2500 avanti Cristo, scolpito nella roccia si trova in Sardegna... uno dei primi labirinti su muro è a... Lucca, sulla facciata della cattedrale.


labirinto sulla facciata della cattedrale di lucca

Serviva, dice Terzani, ai fedeli, che prima di entrare, ci passavano un dito sopra facendolo scorrere sul percorso necessario per arrivare al centro; e purificarsi così prima di entrare nella casa di Dio.
Racconta ancora Terzani che dopo le Crociate, arrivare a Gerusalemme in pellegrinaggio era un'impresa pressoché impossibile, per atti di pirateria e aggressioni, spesso con morti, cui si poteva incappare sulle strade. Per cui i fedeli avevano come meta ultima nuove cattedrali in sostituzione di Gerusalemme; e scrive: ... percorrere il labirinto intarsiato nel pavimento di queste cattedrali era per il fedele la conclusione del cammino simbolico che non aveva potuto compiere realmente.
E aggiunge a conclusione del breve scritto sui labirinti, che il più noto e il più bello di essi si trova nella cattedrale di Chartres, in Francia, (la cui costruzione iniziò nel 1194 e terminò nel 1220.)


il labirinto della cattedrale di Chartres in Francia

Torniamo al Cristo velato, una delle più significative opere che troviamo nella chiesa, e situata al centro della cappella.
Opera di Giuseppe Sammartino artista napoletano che attraversò tutto il secolo XVII; visse infatti i suoi 73 anni dal 1720 al 1793.

Il Principe Raimondo commissionò al giovanissimo scultore - all'epoca quegli aveva appena compiuto 35 anni -  un Cristo morto coperto da un sudario.
E un sudario copre in effetti il marmo che rappresenta il Cristo, giacente su un letto con la testa reclinata su due cuscini; ma agli occhi del visitatore tutto pare fuorché marmo, sembra un tessuto finissimo, un velo vero e reale.
Sembra quasi che a coprire il corpo non sia un velo di marmo, ma un leggero peplo di seta o altro tessuto leggero e trasparente.
Forse neppure il principe si aspettava un'opera così perfetta.
O forse sì; narra infatti una leggenda che sia stato proprio lui a insegnare all'artista il modo di coprire il corpo con un velo vero, e quindi a calcificare lo stesso in tenui cristalli di marmo grazie alla sua scienza alchemica.
Sia come sia l'effetto di realtà è straordinario; il Cristo pare dormire, e sembra quasi vederlo respirare sotto la leggerezza del drappo trasparente, tanto che il visitatore si aspetta da un momento all'altro il suo risveglio.

Ma non è l'unica cosa strabiliante che troviamo nel complesso.

La Cappella è tutto un arcano; mistero c'è nelle varie statue, sono 18, che si seguono a destra e a sinistra entrando nella chiesa; una sola di esse è al centro ed è il Cristo velato.
Hanno tutte un nome queste statue, e tutte indicano qualcosa che pare avere a che fare con l'alchimia, la scienza del principe Raimondo: la forza, l'amore, la volontà, l'istruzione, e così via. E sono tante, le statue.
E' opportuno ricordare che il Principe Raimondo, settimo dei principi di Sansevero, era un uomo di eccezionale cultura, e studioso di scienze esoteriche. E può a buona ragione definirsi uomo dal multiforme ingegno, data la sua poliedrica personalità. Si dice che molte di queste sue conoscenze e anche di alcune sue "magie" le avesse applicate alle sculture presenti.
Perché è impensabile - quasi impossibile - che gli artisti che le hanno prodotte, per bravi che fossero, abbiano eseguito delle cose così stupefacenti che fanno necessariamente pensare a interventi di forze sconosciute; ed è forse proprio quello che voleva il principe.

C'è ancora una leggenda: quella che vuole che il velo che copre il corpo deposto sul letto di morte, all'origine sia stato un peplo vero; e che sia stato posto a coprire il corpo di marmo della statua, opera; e che solo un magico intervento di Raimondo abbia trasformato lo stesso peplo da seta pura in marmo; e che solo lui sapesse, all'occorrenza o a un suo intimo desiderio, ritrasformare il marmo in seta.
***
Ma è il momento di parlare - oltre che alla delicatezza del velo del Cristo - di almeno altre due statue a dir poco strabilianti per la sua realizzazione: il Disinganno e la Pudicizia.
Ne parleremo nella seconda parte del saggio.

fine prima parte

marcello de santis

15 aprile 2015

Il lions club del Golfo di Gela al carcere di Gela


Martedì 14 Aprile, una delegazione del Lions Club Del Golfo Di Gela, guidata dal Presidente Rag. Franco Guarnera, si è recata presso il Carcere Circondariale di Gela per procedere alla consegna ufficiale di materiale scolastico di cancelleria ( quaderni, penne, gomme, matite, album da disegno, colori etc.), vocabolari di Italiano, di lingua Araba, calcolatrici, libri ed altro, portati  in dono e da destinare ai 12 detenuti che frequentano i corsi di scuola media, gestiti dall’Istituto Comprensivo “San Francesco “ di Gela. La delegazione, formata dal Presidente Rag. Franco Guarnera, dal Presidente della Zona 23 Lions  Dott. Massimo Giordano, dal Segretario Prof. Leo Buscemi e dal Consigliere Prof.ssa Angela Rinzivillo, è stata accompagnata dalla Dirigente Scolastica della Scuola San Francesco, Prof.ssaGiovanna Palazzolo e dal Prof. Saverio Delia, responsabile dei corsi. Gli ospiti sona stati ricevuti dal Direttore del Carcere Circondariale di Gela, Dott.ssa  Gabriella Di Franco, accompagnata dal capo della Polizia Penitenziaria  Com.te Francesco Salemi e dalla responsabile del settore educativo  Dott.ssa Viviana Savarino.  Il Presidente Guarnera ha esposto i principi del Lionismo illustrando l’opera che il Club svolge continuamente a favore della comunità e del territorio. La Dott.ssa  Di Franco ha ringraziato il Lions Club Del Golfo Di Gela per il dono ricevuto, esprimendo apprezzamento per il gesto significativo che esso rappresenta per la comunità del carcere e  per la sensibilità mostrata per le problematiche ed il recupero dei detenuti. Il Presidente di zona Giordano  ha espresso compiacimento per l’iniziativa portata a termine dal Club, rilevando come essa è perfettamente in linea con lo spirito Lionistico e  rimarcando la continuità dell’azione svolta, dato che è già il terzo anno che essa viene attuata.
Presenti alla manifestazione  le Televisioni locali e la Stampa .

13 aprile 2015

I sogni nel cassetto

I SOGNI NEL CASSETTO

Alcuni mesi fa sono stata contattata dal Lions Club di Varese, per fare parte di un progetto al quale ho subito aderito.
Mi si chiedeva di scrivere un racconto partendo dall’idea: I sogni nel cassetto, realizzati o da realizzare.
Il ricavato dell’antologia che ne sarebbe nata, sarebbe servito come raccolta fondi a favore degli anziani delle case di riposo del territorio.
Io ho accettato volentieri, fornendo il mio racconto “l gioco dei ricordi”, già presente nel mio ultimo libro L’ultimo petalo.
Giovedì 11 aprile, presso la sede di Luvinate del Lions Club, è stata presentata l’antologia, con lettura e presentazione degli autori e dei loro racconti.
L’artefice del progetto è stata Armanda Cortellezzi Frapolli, facente parte del comitato Lions “Invecchiamento attivo”.
Grazie al socio del club Varese Europae Civitas, il lions Ernesto Cappelletti, che ha donato la quota per la realizzazione del progetto, è stato possibile far nascere questa bella antologia, scritta da persone appassionate di scrittura, con la presenza di alcuni scrittori già noti, fra i quali la sottoscritta.
Molto significativa la frase che hanno scelto per presentare questo progetto, presa in prestito da Jim Morrison: “Ognuno di noi ha un paio d’ali, ma solo che sogna impara a volare”.
Per tutti coloro che volessero avere una copia dell’antologia, così da aiutare economicamente il progetto a decollare, può farne richiesta ad Armanda Cortellezzi, scrivendo alla e-mail: armanda.cortellezzi@tin.it

© Miriam Ballerini

09 aprile 2015

FUTURO DELL’ EUROZONA FRA INCOGNITE E INCERTEZZE di Antonio Laurenzano

             
 FUTURO  DELL’ EUROZONA  FRA  INCOGNITE  E  INCERTEZZE
La governance politica per superare logiche  ed egoismi di Stato. La crisi greca e il rilancio monetario della BCE con il “quantitative easing”  - La sconfitta dell’ antieuropeismo -
              di  ANTONIO  LAURENZANO

Stagnazione economica, euro e crisi greca:  i termini di una vicenda attorno ai quali gira il futuro dell’eurozona. Un futuro ancora denso di incognite e incertezze denunciato di recente dall’agenzia di rating Fitch secondo la quale il maggior rischio per la stabilità dell’economia globale non viene né dal rallentamento delle economie emergenti né dalla svolta nella politica monetaria della Fed ma da una nuova crisi dell’eurozona. E non sarà più possibile continuare a costruire ricchezza economica sul debito invece che su un’economia di produzione.    
In realtà, segnali positivi di ripresa in Europa si sono registrati dopo l’intervento della Banca centrale di Francoforte con il “quantitative easing” firmato Mario Draghi: un rilancio monetario per arginare una pericolosa deflazione attraverso l’iniezione sui mercati di un’importante quantità di moneta con la conseguente ulteriore caduta dei tassi d’interesse, il riallineamento dell’euro al dollaro e aumento delle esportazioni europee. Oltre a nuovo ossigeno per le Borse.  
E proprio grazie a questa tanto denigrata e osteggiata Europa si può finalmente sperare di uscire dalla crisi. Grazie cioè all’azione dell’unica istituzione federale di cui l’Unione è dotata, a conferma della necessità di una governance politica dell’Unione in grado di impedire lo scontro tra opposte logiche nazionali che collidono con quelle europee. La governance dell’eurozona infatti si dimostra di fatto irrealizzabile più che per ragioni economico-finanziarie per ragioni istituzionali. Si stanno pagando gli errori del compromesso di Maastricht del 1991 per il varo della moneta unica: centralizzare la politica monetaria, come volevano i tedeschi, e decentralizzare la politica economica, finanziaria, di bilancio, come volevano i francesi. Ovvero: una moneta comune e una pluralità di politiche economiche nazionali, divenute nel tempo ostaggio della politica di austerity del Paese più grande ed economicamente più forte, la Germania. E l’egoismo (o miopia politico-economica?)  di Berlino non paga, serve solo ad alimentare un pericoloso antieuropeismo peraltro clamorosamente sconfitto in Francia e in Spagna in occasione delle ultime consultazioni elettorali.
Non è riuscito infatti il progetto dei partiti populisti di far “implodere” l’Europa. Le elezioni francesi e spagnole hanno invece dato una spinta di rinascita alla coscienza di una politica europea. Quella politica che prima che iniziasse la crisi economica aveva cestinato i valori democratici fondamentali che tengono insieme gli Stati: solidarietà, libertà e diritti civili per tutti, prima fra tutti quelli sociali, evitando le brutali disuguaglianze che invece si sono nel tempo create.
L’auspicabile cambiamento della politica di austerità, causa di profonda stagnazione economica, potrebbe attivare un circolo virtuoso: consumi, investimenti, produzione, occupazione. A condizione, come ha raccomandato Mario Draghi, che si concretizzino le riforme strutturali per la modernizzazione del sistema-Europa. Ma per il rilancio dell’eurozona il problema di fondo rimane quello di affiancare all’unione monetaria un’unione economica e politica per una integrazione molto più profonda e strutturata di quella raggiunta finora, capace di ricucire strappi, divergenze, interessi di parte. E questo, ovviamente, dopo aver risolto il “pasticcio greco”, fra un’Eurozona che pretende il massimo e la Grecia che spera di dare il minimo in cambio degli aiuti di cui ha disperato bisogno per il suo futuro, e quindi per quello della stessa Europa. 
Ma a Berlino o a Bruxelles ci sono leader capaci di porsi all’avanguardia invece che al traino delle loro democrazie nazionali?.... 

Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? a cura di Carmelo Musumeci

Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? La gente fuori ha diritto di sapere cosa accade dentro un carce...