08 settembre 2014

IL SOGNO EUROPEO DI DE GASPERI A sessant’anni dalla sua scomparsa di ANTONIO LAURENZANO


       IL SOGNO EUROPEO DI  DE GASPERI 

      A sessant’anni  dalla sua  scomparsa


                             di  ANTONIO  LAURENZANO

19 agosto 1954 : a Sella Valsugana, a 73 anni, moriva Alcide De Gasperi, uno dei Padri fondatori dell’Europa, « un  europeo prestato all’Italia ». Con il francese Schuman e il tedesco Adenauer ha scritto una delle pagine di storia più importanti del XX secolo, contribuendo a ricucire le sanguinose lacerazioni del passato fra gli Stati del Vecchio continente e a gettare il seme per una « comunità spirituale di valori e di civiltà ».
            A sessant’anni dalla scomparsa, la lezione europea di De Gasperi è di grande attualità. Il suo fu un  europeismo  illuminato che seppe bene interpretare le aspirazioni di pace e di democrazia dei popoli europei dopo gli anni bui della guerra. Era convinto che il superamento dei nazionalismi e dei totalitarismi passasse attraverso la costruzione di una comune casa europea, espressione di valori condivisi. Per l’Europa non ci sarebbe stato un futuro se non si fossero spenti i focolai degli egoismi nazionali, se non si fosse avviato un  processo di unificazione politica.      
            E’ alla Conferenza di Pace del 1946 a Parigi che inizia la storia politica di Alcide De Gasperi al servizio del Paese quando,  davanti ai  ventuno delegati delle Potenze vincitrici, pallido in volto,  con dignità profonda e  l’angoscia nel cuore, pronuncio’ poche ma significative parole  : «Sento che qui tutto è contro di me, tranne la vostra personale cortesia ». Fu il vero artefice della ricostruzione nazionale. Rimase al potere otto anni : un periodo di contese e forti tensioni sociali.
            Per il suo senso dello Stato e la sua lucidità d’azione fu paragonato a Cavour. Coraggiosa  la scelta operata nel maggio 1947 di allontanare dal Governo socialisti e comunisti, dettata  da una precisa esigenza politica : per la ripresa dell’economia, occorreva dare all’Occidente un segnale forte, senza tentennamenti ideologici. Ebbe così inizio la proficua intesa governativa con Luigi Einaudi  per l’attuazione di  quella politica liberale che fu alla base del miracolo economico alla fine degli Anni Cinquanta.
            Fece crescere l’Italia con gli aiuti del Piano Marshall  e le restitui’ prestigio a livello  internazionale facendola partecipare alla NATO, nonostante la lunga e accesa battaglia parlamentare. Con mano sicura, porto’ l’Italia fuori dalle lacerazioni morali e materiali causate dalla disfatta bellica. La firma a Parigi, il 18 aprile 1951, del Trattato istitutivo della CECA , Comunità economica del carbone e dell’acciaio, segno’ una svolta importante nella storia del Vecchio continente. Vinti e vincitori della Grande Guerra si trovarono uniti per disegnare , con unità di intenti e di azione, un comune percorso di pace e progresso per l’Europa.
            Il suo impegno a favore dell’unficazione politica europea si concretizzò con il disegno della Comunità europea di difesa (CED). Quando, nell’aprile 1954, l’Assemblea Nazionale francese rifiuto’ di ratificarne il Trattato istitutivo, Alcide De Gasperi, che si avviava alla fine dei suoi giorni terreni, con amareza dichiarò : « Meglio morire che non fare in Europa la Comunità di difesa !» Era per lui la fine di un sogno !
            Alcide De Gasperi porto’ nella politica una misura morale rigorosa, espressione della sua coscienza, della sua onestà intellettuale, della sua integrità di vita. Non esercito’ mai il potere per il potere. Morì povero com’era vissuto. Ed era vissuto in piena solitudine, anche all’interno del suo stesso partito, forte della sua incrollabile fede in Dio. Non aveva bisogno di nessuna mediazione terrena di  curiali per sentirsi vicino a Dio, cosi’ profonda era la sua religiosità ! La sua statura politica, la sua dignità di Uomo di Stato, non ammettevano nessuna interferenza nell’azione di governo, nemmeno dal Vaticano, all’ombra del quale, peraltro, come cattolico era creciuto,  convinto assertore della  divisione dei ruoli fra l’Uomo di  Chiesa e l’Uomo di Stato, sulla scia  del vecchio  principio risorgimentale : libero Stato in  libera Chiesa. Semplicità e  riservatezza  furono le sue prerogative.Tolleranza e rispetto le sue armi. Un galantuomo della politica, « un europeo venuto dal futuro », che ha ha lasciato in eredità alle giovani generazioni un grande patrimonio di valori ideali e spirituali.

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