29 settembre 2014

DIPHDA NON È SOLO UN GATTO di Anna Rivelli


DIPHDA NON È SOLO UN GATTO

Romanzo suggestivo e coinvolgente di Anna Rivelli


“Diphda non è solo un gatto” è l’ultimo romanzo della scrittrice Anna Rivelli, edito da Tracce, Pescara 2014. Oggi si parla tanto di rispetto degli animali, ebbene questo romanzo ha per protagonista proprio un gatto, di nome Diphda. Anzi l’autrice alla fine dell’opera ringrazia e fa una dedica «Alle creature che mi hanno insegnato che Diphda non è solo un gatto. Grazie a Tempestino, Ringo, Gea Micka…» e cita tutti i suoi simpatici amici. Come scrive Ubaldo Giacomucci è un «romanzo di indubbio valore, quindi che ci costringe a interrogarci sui temi fondamentali dell’esistenza senza fornirci risposte preconfezionate». Uno di questi temi esistenziali emergenti è proprio il rapporto che può instaurarsi con creature di altre specie viventi, simili alla nostra. La storia, molto coinvolgente e suggestiva,  si svolge tutta in una palazzina di Via Giordano Bruno, ove compaiono i vari personaggi, insieme a Diphda, tra cui questi due amici Pier, che sta per Pierluigi e Greg, che sta per Gregorio. Ci sono dei momenti belli e di forte “sospensione”, come la perdita di Diphda. Diphda è il nome di una costellazione, di un gatto, ma anche il nome di… una persona che compare in un bellissimo finale a sorpresa, che l’autrice ripone a coronamento della sua opera, e per cui invitiamo il lettore a seguire la sua trama, che ti avvince e ti coinvolge, quasi come se il lettore-spettatore si immedesimasse nel racconto. Come nota sempre il Giacomucci: «Il livello allegorico è di una certa intensità, e la scorrevolezza della trama e la coerenza espressa dai personaggi diventano emblematiche della semplicità dei valori più autentici, creando quasi un corto circuito tra scrittura e realtà». Le allegorie non mancano e in questa estrema sintesi abbiamo colto il senso profondo dell’opera della Rivelli. Il messaggio che l’autrice vuole rivelarci lo possiamo cogliere in alcuni passaggi, che riportiamo dal testo: «che gli animali fossero capaci di percepire presenze incorporee Mom lo diceva sempre; lo aveva letto in un libro sulla vita animale insieme a quello che a lui sembrava un gran mucchio di altre baggianate; gli era difficile, infatti, accettare l’idea che potesse esserci qualcos’altro dopo la morte» (p. 29). Riportiamo ancora un idilliaco ritratto del personaggio: «Di quanti più o meno assiduamente frequentavano la casa di Pier, il gatto era l’unico che sembrava aver capito tutto della vita, almeno della sua , ma poi, in fondo, anche di quella degli altri. Anche lui abitava lì da sempre, da quando la mamma di Pier lo aveva raccolto per strada piccolissimo quasi in fin di vita ed aveva passato la nottata ad allattarlo a goccia a goccia con la pipetta sottratta al flacone dell’antibiotico» (p. 21). Ci sembra una chiara immagine dell’autrice, che una volta ci raccontava di aver fatto l’aerosol ai gatti con una busta. Certamente è un romanzo che ha molte note autobiografiche, in cui Anna Rivelli si rispecchia perfettamente. Il senso più profondo del messaggio che l’autrice vuole rivolgere ai lettori lo cogliamo, oltre che nella bellissima citazione di Kahlil Gibran (p. 33), è questo: «E che cos’è? Che cos’è questo amore se non quell’alito che ci fa vivi già sulla soglia della nostra vita e sul suo limite estremo? Che cos’è se non l’anima stessa dell’universo che soffia come vento inestinguibile dentro di noi che altro non siamo che l’universo stesso? Io, tu… l’ultimo attimo che pure è il primo… e il sole che t’illude il tempo… e un dio che te lo riempie… e Diphda che ti guarda con occhi di bambino… Noi siamo l’Uno e il Tutto… senza razze, senza sessi… siamo l’Uno e il Tutto… io, tu… una stella che palpita, una pianta che respira… adesso, cento anni fa o tra mille… che è sempre adesso» (p. 101).  E qui siamo anche al senso allegorico più profondo, che collega l’autrice a quel panismo dannunziano e perché no? Al panteismo di quel Bruno di Via Giordano Bruno della palazzina di Diphda. E quanta somiglianza c’è tra queste parole di Anna Rivelli e quelle di Bruno: «è dunque l’universo uno, infinito, immobile… dunque l’individuo non è differente dal dividuo, il semplicissimo dall’infinito, il centro dalla circonferenza. Possiamo affermare che l’universo è tutto centro, o che il centro dell’universo è per tutto… » (De la Causa, dialogo 5). Noi siamo tutti centri molti, finiti e mobili dell’universo uno, infinito, immobile. Un ultimo richiamo che vogliamo esprimere nella nostra recensione a questo bellissimo romanzo di Anna va certamente alla creazione, a quel sesto giorno, quando Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra» (Gn 1,20). E poi: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici, secondo la loro specie» (Gn 1,24). Dio creò gli animali affinché l’uomo li custodisse, non a che li uccidesse e li mangiasse. D’altronde l’uomo non solo uccide gli esseri viventi di altre specie, ma anche quelli della sua specie, i suoi fratelli. Ecco perché inviò il patriarca Noè, l’amico degli animali innocenti, per salvarli: «è venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra. Fatti un’arca di legno…» (Gn 2,13).
Voler condensare in poche righe tutta l’attività letteraria dell’autrice è molto difficile, cercheremo di riportare le cose più importanti. Anna R. G. Rivelli è nata a Potenza nel 1963. Dopo gli studi classici si è laureata all’Università di Salerno nel 1987 con un’interessante tesi di laurea sulle sculture lignee in Basilicata. Ha creato e dirige per le edizioni Studio Arti Visive i Quaderni Monografici. È direttrice del Centro culturale PAN. Ha pubblicato poesie, racconti, interventi di critica e storia dell’arte, collaborando con varie riviste, locali e nazionali. Nel 1996 è stata inserita nel catalogo “Voci di donne lucane”. Nel 1999 è stata presentata la sua opera nell’ambito del progetto “Scuole di lettura in biblioteca”, voluto dall’On. Giovanna Meandri. Nel 2007 ha fondato l’associazione NoiCittadiniLucani. Attualmente è docente di Lettere al Liceo Galilei di Potenza. Da anni collabora con il Quotidiano della Basilicata. Il suo primo romanzo “Il Ragno”, edito sempre da Tracce nel 2011, ha ricevuto il primo premio al concorso letterario “Saturo d’argento” di Leporano. Nel 2013 ha realizzato per il comune di Potenza il Museo virtuale degli artisti lucani.

Vincenzo Capodiferro

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