27 aprile 2014

Risparmiatori tutelati con l'unione bancaria europea

RISPARMIATORI TUTELATI CON L’UNIONE BANCARIA EUROPEA
Ok definitivo del Parlamento di Strasburgo 
                                         di  Antonio  Laurenzano


Il risparmio privato, entro il limite dei 100 mila euro, viene sempre tutelato. Depositi bancari garantiti, nessun rischio di azzeramento dei conti in banca a causa di rovinosi default.  L’Europarlamento di Strasburgo, nella sua ultima seduta plenaria prima del voto del 25 maggio, ha dato il via libera all’Unione bancaria a livello europeo con l’approvazione del “meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie” e del “fondo di risoluzione”. E’ il secondo pilastro dell’Unione bancaria , dopo quello già in funzione relativo alla “supervisione della Bce” sui 130 maggiori gruppi bancari dell’Eurozona. Finisce così, dopo un tormentato iter, la folle politica dei salvataggi bancari  e dei conti in rosso pagati dallo Stato, e quindi dai contribuenti. E’ stata cioè rimossa la causa principale della crisi finanziaria ed economica legata ai debiti sovrani che ha sconquassato mezza Europa con la conseguente austerità  imposta dall’Ue per ricondurre i conti pubblici di taluni Paesi a una condizione di sostenibilità nel tempo.
    In futuro le crisi bancarie saranno gestite in modo completamente diverso: le banche saranno chiamate a rispondere delle loro perdite e dei loro rischi. Il tutto per evitare che possa accadere nuovamente quanto accaduto dal 2008 al 2010 nei Paesi dell’Ue quando la crisi dei derivati subprime statunitense, legata al fallimento di Lehman Brothers, ha affossato molte banche europee innescando un sistema di aiuti pubblici che ha fatto decollare il debito pubblico dell’Unione dal 60 all’80% del Pil in solo due anni!
    Lo Stato, ovvero i  cittadini non potranno più essere coinvolti in prima istanza in un salvataggio bancario, ma solo per un crac superiore all’8% del passivo bancario.  Il nuovo sistema introdotto sulla risoluzione delle crisi bancarie stabilisce che dal 2016 siano gli investitori privati (“bail-in”) a rispondere per le perdite bancarie, prima del ricorso a fonti esterne di finanziamento. E cioè  i proprietari della banca (gli azionisti) , i creditori (gli obbligazionisti) e i depositanti per le giacenze superiori a 100 mila euro.  I “privati” dovranno necessariamente coprire il default bancario per un ammontare almeno pari all’8% degli attivi della banca. Oltre tale soglia  interverrà in seconda battuta il Fondo di risoluzione (finanziato dal sistema bancario), peraltro per un ammontare fino al 5% degli attivi bancari.
Il Fondo di risoluzione, perno dell’Unione bancaria,  avrà una disponibilità di 55 miliardi di euro, creata gradualmente nel corso di otto anni attraverso un prelievo bancario pari all’1% dei depositi garantiti.  Solo dopo l’utilizzo delle risorse di tale fondo, qualora dovessero necessitare ulteriori risorse, i governi potranno intervenire a livello nazionale, previa autorizzazione e vigilanza comunitaria. Fino alla data di applicazione del “bail-in”  le crisi bancarie saranno gestite sulla base delle regole in vigore in ogni singolo Stato.
Prende corpo dunque l’Unione bancaria europea il cui primo obiettivo è stato quello di creare in Europa un sistema creditizio solido, unificando a livello continentale le attività di vigilanza  sui più importanti istituti finanziari nazionali. Ora si aggiunge il secondo obiettivo, strategicamente molto rilevante: tagliare il legame che si è creato negli anni tra i crack bancari e i debiti degli Stati. Stop quindi agli interventi statali con le pesanti ricadute sul debito pubblico e sulla tenuta stessa del sistema monetario europeo, a danno dei contribuenti. Un passo in avanti in direzione di una gestione unitaria delle crisi bancarie a sostegno della credibilità dell’euro sui mercati internazionali nel segno della responsabilità solidale. E’ il superamento della storica contraddizione di una moneta unica con  sistemi bancari diversi all’interno dell’Eurozona, non coordinati fra loro.

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