15 maggio 2013

La scuola poetica siciliana

Piccolo viaggio nella letteratura italiana

 
Ad un attento lettore che volesse proporre il preciso quesito su quando e dove è nata la poesia italiana non sarebbe agevole rispondere, talmente tante sono le influenze e le circostanze che portarono ad un primo coagulo degno di nota; certamente però, nello sforzo di focalizzare una risposta compiuta, a lui andrebbero esposte le straordinarie condizioni nelle quali operarono i funzionari di corte dell'imperatore Federico II di Svevia. Tra il 1230 ed il 1250 questo gruppo di intellettuali, composto in massima parte da giuristi e notai, si fregiò infatti per mero diletto di una produzione letteraria così valida da essere in seguito unanimemente eletta dai posteri al rango di “Scuola poetica siciliana”.

Vale qui la pena di spendere due righi sulla geografia della letteratura del tempo, perché la scuola siciliana fu un movimento poetico di estrazione occitanica, cioè fortemente influenzato dalla letteratura della Francia meridionale. Quest'ultima aveva avuto larga eco in Europa per la sua qualità, ma si era diffusa anche a causa delle crociate promosse da Innocenzo III contro i movimenti ereticali, in particolare contro i catari e gli albigesi, movimenti che in quelle contrade avevano trovato un terreno particolarmente fertile alla diffusione del loro credo. Dalla Provenza quella cultura giunse dunque anche in Italia certamente anche per via di mare. Difficile dire perché proprio in Sicilia questi influssi arrivarono a dare i migliori risultati, per poi tendere a risalire la penisola fino ad Arezzo e a Firenze, passando da Bologna; quel che si può ipotizzare, senza pretendere che questa sia l’unica risposta possibile, è che lì le condizioni per lo sviluppo di una lingua e di una cultura alta fossero più adeguate, perché la contaminazione culturale di quelle terre recava, da sempre, l’impronta dei molteplici condizionamenti greci, latini e arabi.

Lo Svevo fu una figura molto controversa: rimasto orfano di padre fin da bimbo, in principio fu messo sotto la protezione di papa Innocenzo III per intercessione della lungimirante madre Costanza d'Altavilla; ma le circostanze storico-politiche lo portarono ad un progressivo allontanamento dalla curia romana, fino alla scomunica fulminata contro di lui con un pretesto da uno dei successori di Innocenzo III, Gregorio IX.

Federico di Svevia avrebbe voluto porsi al vertice di uno stato unificato, ma sarebbe forse rimasto poco più che un buon sovrano europeo se non fosse stato per la grandissima attenzione da lui data in vita al sapere ed allo sviluppo culturale: oltre alla Scuola poetica siciliana gli dobbiamo infatti l'Università di Napoli, ancora oggi a lui intitolata, e l'istituzione della Scuola di medicina di Salerno. Fu uomo cosmopolita e lui stesso poeta, sebbene la critica non abbia voluto mostrarsi magnanima con la sua produzione: certo egli ebbe rapporti strettissimi con i suoi funzionari, primo fra tutti il diretto consigliere Pier della Vigna, poi caduto in disgrazia e morto suicida: celebre perché ricordato nell'Inferno di Dante. Meno noto è il giudice messinese Guido delle Colonne, mentre il poeta più famoso e celebrato tra questi è 'il Notaro' Jacopo da Lentini, al quale si ascrive l'ideazione della metrica in sonetto ed il rimaneggiamento definitivo della metrica in canzone. Nell'antologia di queste ultime, che lo vide massimo esponente, va certamente segnalata la canzone “Meravigliosamente”, a mio giudizio una delle più belle e sentite mai scritte su un argomento amoroso.

Anche i motivi conduttori dei poeti siciliani faranno infine scuola: dopo aver ereditato dalla nascente letteratura francese i temi dell'amore cortese e dell’ amore lontano (come quello, tra storia e leggenda, di Jaufré Rudel per la contessa di Tripoli), essi svilupperanno una propria concezione dell’ “amor fino”, la quale troverà la sua massima espressione proprio nelle rime del Notaro e sarà lasciata in eredità agli stilnovisti emiliani e poi toscani.

Antonio di Biase
Bibliografia:
  • La lirica del Duecento in Italia”, da pag. 160 a 185 de “La letteratura”, Vol 1, Baldi Giusso Razetti Zaccaria , Paravia, 2006. Dello stesso volume inoltre “La figura dell'intellettuale nell'età comunale” da pag 186 a 207.
  • Storia della letteratura italiana” di E. Cecchi e N. Sapegno, Garzanti, 2001)
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Pubblicazione riservata a Insubria Critica.
Fonte iconografia: Google da www.altezzareale.com .

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