21 dicembre 2012

Paratissima c'est moi - seconda parte


 Paratissima c'est moi di Marco Salvario - Seconda parte

 
Paola Cabutti

 

 
Le opere di Paola Cabutti sono state esposte per la prima volta, come ci ha informato la stessa autrice in un commento a un articolo su questo sito, a Paratissima 2011: questa edizione la vede nuovamente esporre, evidenziando abilità e un’evoluzione del suo stile verso nuovi registri.
Le due opere sopra illustrate - Rinascita di Venere e Donna Con-torta - testimoniano della meditata ricerca di messaggi e significati. Nella seconda, ad esempio, la torta è simbolo di gioia, dono, un piacere della gola, ma sul volto della donna c’è amarezza e sconforto. La forma della torta potrebbe strappare una risata, invece è una limitazione e una mortificazione. Una costrizione. Il vestito grigio, che la camicetta gialla sottolinea senza vivacizzare, è anch’esso prigione e l’isolamento.

Così, nella loro apparente semplicità, le terrecotte dell’autrice denunciano un mondo di emarginazione, senza dialogo e senza speranze.

 
Charlotte Hagelstein

 

 
 
Personaggi di cartapesta che sembrano, e forse sono, scaturiti da un libro di fiabe. In un primo momento di snobismo mi sono detto: “Ma Marco! Adesso ti metti a parlare di pasticci di carta colorata?”. Mi sono fermato, ho riflettuto e ho considerato senza pregiudizi il mondo magico che era uscito dalle mani di Charlotte Hagelstein, concedendo all’io bambino che vive in me (e non negate che di questi fanciullini ne vive uno in ognuno di voi) che mi piaceva e che mi trasmetteva ironia e dolce serenità. Perché non ammetterlo? Sono creazioni ben riuscite e tenere, senza grandi ambizioni e senza ampollosi messaggi, tuttavia, per la loro vivace simpatia, una segnalazione e un applauso, la realizzatrice lo meritava. Brava Charlotte, mi hai convinto che la cartapesta, se plasmata con la tua maestria, ha la sua dignità nel mondo dell’arte!

 
Gabriella Bracco

 

 

 “A volte le parole non servono...”
Nelle piccole sculture dell’autrice, basta molto poco (un poco apparente, fatto d’intuizione, ricerca e di prodigioso equilibrio) a fare sorgere immagini, pensieri, sensazioni. Gabriella Bracco suggerisce con torinese garbo, sottovoce e delicatamente. Le sue statuette, e chiedo scusa di non avere trovato un termine più adatto e meno riduttivo (“statuette” è brutto, richiama un vecchio presepe), sono emanazioni dell’anima, essenze dello spirito che ci fa uomini. Nulla è imposto, nulla è spiegato, eppure la potenza evocativa è tale che non si sente bisogno di dettagli che sarebbero inutili e disturbanti.
L’autrice descrive le sue opere “come un gesto d'amore verso se stessi e verso le persone che amiamo”: un manifesto coraggioso cui riesce a essere fedele vestale.

 
Maria Ritorto

 

 
 
Magre e agili sculture in legno, mai ripetitive, sospese in un miracolo di equilibrio e armonia, ferme eppure danzanti, rigide e al tempo stesso sciolte come il vento o lo scorrere del fiume, regalano a chi le osserva meraviglia e ammirazione. Sono figure che colgono il movimento, l’essenza dei lineamenti e del corpo, e lo trasfigurano a un livello più alto di libertà e gioiosità: come se l’occhio, troppo lento, ricordasse solo lo slancio e il virtuosismo atletico di una corsa o di un’acrobazia alle soglie dell’impossibile.
Dal legno sgorgano forme umane, vive e palpitanti di vita, che ritornano magicamente legno e natura. Evocazioni nette come staffilate.
Maria Ritorto è un’altra abile artista che riesce a dominare una difficile materia e piegarla alla propria visione con una capacità tecnica e poetica notevolissima, un Michelangelo dei boschi che nelle radici degli alberi, invece che dal marmo, riesce a liberare figure prigioniere.

 
Fulvio Colangelo

 


 Artista di notevole personalità, forte di una lunga esperienza lavorativa e artistica, realizza opere fotografiche intense e di grande effetto. Il simbolo, simile a un ideogramma cinese e composto dalle lettere “k” e “i”, con cui personalizza ogni sua opera, non è una sigla nascosta quanto, al contrario, un marchio rosso impresso nel centro delle stesse che testimonia quanto l’artista sia consapevole della solidità della propria arte. Perché il suo simbolo è coscienza pura e non superbia.
Paratissima, per come la respiro io, dovrebbe essere una palestra per giovani e per sperimentatori, tuttavia ammirando le opere di artisti come Fulvio Colangelo che, con correttezza e onestà, senza protezioni o privilegi, decidono di mettersi  in gioco anche in tale contesto e vincono la loro sfida non con la tecnica (meglio: non solo con la tecnica), ma soprattutto dimostrando una freschezza e un coraggio ammirevoli. Le opere che l’autore ha esposto a Paratissima, sono state una splendida esperienza per i miei occhi!

 
Gian Andrea Bodo

 

 
I colori. Le opere in acrilico su tela di Andrea Bodo ricevono forza ed energia tridimensionale dalle scelte cromatiche dell’artista: scelte coraggiose e singolari, a volte illogiche, che riescono a donare alle sue immagini un’espressività particolare e indovinata. Dalla scomposizione delle figure, da particolari dei corpi di una donna, l’artista riesce a esprimere forza vitale, gioia di vivere, sensualità. Una visione di ottimismo e armonia con il mondo che non è né ingenua né banale. Un percorso di ricerca attento e personale che merita di essere seguito con rispetto e attenzione.

 
Renato Matarozzo

 


Scultore originale e intrigante Renato Matarozzo, i cui lucidi profili, bianchi e scuri come pezzi contrapposti degli scacchi, hanno fascino esoterico e armonia geometrica. Le immagini evocate richiamano bassorilievi classici pur proteggendo la propria assoluta modernità. Che valore dobbiamo dare all’opera di questo artista che, più che farsi ammirare, sembra essere lui a studiarci e confonderci? Risposta non facile, che oscilla tra l’ammirazione per la perizia meticolosa con cui ogni scultura è realizzata e l’indignazione per uno sberleffo elegante che ci viene rivolto, irrisione complice, allusiva, ma che sempre sberleffo resta.
Le opere di Matarozzo non simboleggiano una vita nuova, ma sono complemento della natura e della nostra esistenza. Ogni scultura sembra tendere e modificarsi in quella che la precede. Sono figure create per parlare, per interagire e, nell’esposizione di Paratissima, sembra davvero che ognuna trovi significato nelle opere vicine, come una processione sacra che ha senso solo in quanto non è atto isolato, ma di gruppo.

 
Costanza Costamagna
(Galleria Allegretti Contemporanea)

 

 
 
Un vetro rotto mi ha sempre fatto impressione, una paura esagerata e vigliacca di tagliarmi, il disagio di una possibile maledizione in arrivo. Lo specchio è simbolo di verità e inganno, illusione (solo illusione) di conoscenza. L’immagine frantumata che Costanza Costamagna ci presenta non è, a ogni buon conto, pura frattura, lo strazio di un corpo di donna prigioniero nel cristallo: piuttosto è un superamento di forme e un lasciarsi dietro un residuo materiale per proseguire oltre. Il vetro è rotto, io non sono più chiuso in lui! Non c’è sofferenza nei volti e nei corpi spezzati, non c’è sangue e non c’è dolore: è un lasciarsi alle spalle le convenzioni e i pregiudizi. Una prigione trasparente e illusoria che non è stata spezzata dall’esterno ma dall’interno, liberando energia. Alice è uscita dallo specchio lasciando di sé solo immagini abbandonate e scomposte. Il suo sogno o la sua realtà?
Un altro esempio in cui la padronanza della tecnica permette al bianco e nero di offrire tutta la sua capacità espressiva e la sua poesia.


continua...
 

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