08 novembre 2012

Nobel per la pace all'unione europea


 
NOBEL PER LA PACE ALL’UNIONE EUROPEA
Per oltre 60 anni ha contribuito all’avanzamento della pace, della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa - L’Ue ha riunificato Paesi separati dalla guerra.

Finalmente una buona notizia per l’Europa! Il premio Nobel per la pace 2012 è stato attribuito all’Unione Europea, che “per oltre 60 anni ha contribuito all’avanzamento della pace, della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa”. Un riconoscimento arrivato a sorpresa, le scorse settimane, in una fase di gravi difficoltà economiche e forti tensioni sociali. E’ la risposta all’antieuropeismo strisciante di chi legge la storia con le lenti del nazionalismo, o ancor peggio del becero populismo! Questo premio, come ha dichiarato il Presidente della Commissione Europea Barroso, “ è il giusto riconoscimento per un progetto di unificazione portato avanti dall’Europa per il bene dei propri cittadini e del mondo intero.”
E’ la dimostrazione che quanto è stato realizzato finora rappresenta un passaggio storico di grande portata. Non dobbiamo infatti dimenticare che il progetto è nato dall’Unione di nazioni che uscivano dalle rovine e dalla devastazione della Seconda Guerra mondiale. Significative le pagine di storia scritte nella ritrovata comprensione fra i popoli europei: dalla riconciliazione nel dopoguerra di due nemici storici, Francia e Germania, all’ingresso nell’Unione negli Anni 80 di Grecia, Spagna e Portogallo, Paesi recuperati alla democrazia, dalla caduta del muro di Berlino con il conseguente allargamento a Est al processo di distensione nei Balcani dopo la sanguinosa guerra nella ex Yugoslavia, con l’apertura dei negoziati con Croazia, Montenegro e Serbia. Sono dati acquisiti che soltanto l’insipienza può sottovalutare!
L’Unione europea, sin da quando si chiamava Comunità europea, ha riunificato Paesi separati dalla guerra fredda basandosi su valori quali la dignità umana, la libertà, la democrazia, la giustizia, lo Strato di diritto e il rispetto dei diritti umani. Grazie alla “politica dei piccoli passi”, tanto cara a uno dei suoi fondatori, Jean Monnet, l’Unione in 60 anni di storia è riuscita, partendo da sei Paesi, a riunificare quasi l’intero continente europeo. Assume pertanto particolare importanza il messaggio che il Comitato per il Nobel e la comunità internazionale, con l’attribuzione del Premio, mandano all’Europa: l’Unione Europea è qualcosa di molto prezioso che dobbiamo proteggere per il bene degli europei e del mondo intero. Il lavoro dell’Ue di questi 60 anni simboleggia la fratellanza tra le nazioni.
A parte il periodo di pace senza precedenti nel continente europeo, l’Unione rappresenta uno spazio in cui la libertà è di casa. Il Mercato comune per i consumatori europei è sinonimo di una scelta più ampia e di prezzi più bassi, ai cittadini ha offerto l’opportunità di viaggiare liberamente nonché di stabilirsi e di lavorare dove lo desiderano, ai giovani ha dato la possibilità di studiare all’estero, ha consentito a 23 milioni di aziende dell’Ue di accedere a 500 milioni di consumatori e ha generato importanti investimenti esteri.
Ecco perché questo Premio non è solo per il passato: è e deve essere soprattutto per il futuro. Il Premio giunto da Oslo ci dice che nonostante le crepe, i fallimenti di una classe politica europea non sempre all’altezza del passato, gli anacronistici sbandamenti nazionalistici, l’Unione Europea è considerata come un’entità unitaria e indivisibile della nostra epoca. Le inadempienze che le si possono imputare, le resistenze opposte all’integrazione politica vagheggiata dai padri fondatori, non diminuiscono i suoi grandi meriti. Bisogna crederci!
Questa è l’occasione giusta per riflettere, per domandarsi se un’Europa unita è utile ai cittadini. Viene da chiedersi, com’è possibile che, sebbene vinca un premio così prestigioso, l’Ue sia addirittura vista come nemica dai cittadini. Il malcontento nasce dall’intendere l’Europa solamente come un gigante burocratico che impone misure vissute come una condanna senza valutare, con l’occhio dello storico, il suo ruolo di stabilità nel mondo.
Il Premio Nobel certamente non farà l’Europa, ma servirà- ed è un vivo auspicio- a svegliare coscienze e sentimenti!
 
Antonio Laurenzano

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