21 novembre 2012

La violenza su donne e bambini: una vita spezzata!



LA VIOLENZA SU DONNE E BAMBINI: UNA VITA SPEZZATA!

Sogni rubati e amori violati – Convegno nazionale Lions a Como
   


“Per combattere la violenza, per farla uscire dalla normalità e dal silenzio occorre riconoscerla.” E’ il messaggio emerso dal Convegno nazionale organizzato a Como dal Multidistretto Lions 108 Italy sul tema di studio: “Dall’abuso sui minori alla violenza sulle donne: combattiamo il silenzio”. La prevenzione dunque quale strumento efficace per rompere il muro dell’indifferenza che sostiene l’abuso. Ma in Italia, è stato rilevato, manca una cultura della prevenzione e della risposta nei confronti della violenza su donne e bambini. “Sembra prevalere una cultura della rimozione, della negazione o della delega” e adottare l’atteggiamento di chi non vede, non sente e non parla serve a … tacitare la propria coscienza! E il silenzio è il migliore alleato dei predatori dei bambini e dei violentatori delle donne.
E’ sottile il filo che unisce l’abuso sui minori e la violenza sulle donne: due inquietanti fenomeni sociali che maturano lentamente e inesorabilmente nel silenzio più…assordante con la complicità di chi non vede, non vuole vedere maltrattamenti che negano alle vittime ogni dignità, derubandole di diritti e desideri. Svaniscono così nella paura i colori dell’innocenza dei bambini abusati e muoiono nel terrore i sogni d’amore delle donne violentate. Una vita spezzata! Una vita drammaticamente segnata da mani criminali in nome di un amore malato. Un vero omicidio dell’anima!
Dati allarmanti, in continua espansione. Telefono azzurro, nell’ultima indagine condotta sull’abuso sui minori, riferita al 2011, parla di 3956 interventi sulle linee telefoniche dedicate di cui ben 2300 casi di abusi gestiti in situazioni di emergenza, quasi tutti maturati fra le mura domestiche. Un vero scempio dell’innocenza infantile, un’autentica emergenza sociale alla quale il Legislatore, soltanto di recente, con colpevole ritardo, ha dato una risposta significativa introducendo nel nostro Codice penale il reato di “pedofilia e pedopornografia”. Non basta una legge ad affermare il diritto dei minori ad essere rispettati e amati: occorre una risposta d’amore, “occorre una rivoluzione culturale per sconfiggere la sopraffazione e la posizione di dominanza e di potere dell’abusante”, come ha sostenuto la psicologa Luisa Della Rosa.
E non è migliore la fotografia della violenza sulle donne: 127 donne uccise nel 2011 e 116 a tutto settembre. “In Italia, ogni tre giorni -ha ricordato il noto criminologo Massimo Picozzi- si registrano almeno due casi di omicidi di prossimità, commessi cioè tra persone legate da vincoli affettivi, per rabbia distruttiva”. Un’escalation di violenza impressionante, violenza domestica: gli autori dei delitti, infatti, sono per lo più mariti, fidanzati, conviventi ed ex partner “in crisi di identità al cospetto di donne sempre più autonome ed emancipate”. Una mattanza che non può più essere tollerata in un Paese civile. E’ forte il richiamo che è arrivato dall’ONU al Governo italiano: “La violenza sulle donne è un crimine di Stato, tollerato dalle pubbliche istituzioni per palese incapacità”. Il rapporto è a firma di Rashida Manjoo, Special Rapporteur delle Nazioni Unite: “In un contesto sociale patriarcale, dove la violenza domestica non viene sempre percepita come un crimine, persiste la percezione che le risposte dello Stato non siano sufficienti.” E l’Italia non ha ancora ratificato la Convenzione di Istambul per la prevenzione della violenza, la protezione delle vittime e la condanna dei colpevoli.
Chiara sul punto Laura Stramaccioni, docente Luiss: occorre intervenire in tempo perché “la violenza sulle donne, di tipo fisica, sessuale, psicologica e spirituale, è uno dei fenomeni sociali più nascosti, la punta dell’iceberg dell’esercizio di potere e controllo dell’uomo sulla donna, ed è collegata con altre importanti problematiche” con effetti devastanti.

E’ fondamentale dunque aiutare la società a “vedere” il fenomeno della violenza che ad oggi rimane un problema di “parole non dette”, secondo Alberto Pellai, ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano, per creare uno spazio di libertà e rifuggire dalla paura della solitudine. Uscire dalla violenza è possibile attraverso una “rivoluzione culturale” che, nel rispetto delle diversità, approdi al pieno riconoscimento dei diritti umani e della dignità di ogni individuo. L’amore si nutre di dignità, coraggio, rispetto: non invochiamolo più per coprire abusi e violenze!

Antonio Laurenzano

 

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