24 ottobre 2012

L'essere e il linguaggio



 
L’ESSERE E IL LINGUAGGIO

Appunti di ontolinguistica


Intendiamo per linguaggio verbale scritto un insieme pronunciato di grafemi in fonemi in disordine dalla riga dell’alfabeto occidentale A-Z . Come nell’universo democriteo, gli atomi sono simili alle lettere dell’alfabeto, gli “stoicheia”, che differiscono tra loro per forma e danno origine a tutte le parole, senza mai cambiare in se stesse. «A differisce da N per figura, AN da NA per ordine, Z da N per posizione» (Met. I, 4, 985b). La linearità caotica si può esprimere in un linguaggio logico. Le combinazioni dei singoli grafemi che abbiano un senso compiuto in sintonia con i fonemi pronunciati compongono il linguaggio. La complementarità tra grafemi e fonemi denota la duplice essenza del Logos, come pensiero e come linguaggio, o discorso. Parmenide sosteneva che «una stessa cosa è il pensiero e l’essere» (De rerum naturae, 3). E se l’essere e il pensiero sono la stessa cosa e il pensiero e la parola sono la stessa cosa, l’essere e la parola sono la stessa cosa. Il problema del linguaggio è il nodo cruciale della relazionalità vocale verbale.Senza linguaggio vocale o simbolico vige il mondo buio monologale, circoscritto. Il silenzio si esprime dinanzi all’indicibile e alla convenienza delle relazioni.Alle origini del linguaggio ci sono almeno due unità della medesima specie. Il perché di tutte le cose è la causa del dire originario che risuona nel silenzio universale, nel non-essere. Il linguaggio esiste tra enti dialoganti di una medesima specie, ma può sussistere anche tra due specie differenti.I tentativi di poter dialogare con animali e piante non sono fallibili.Le parole non dicono però tutto delle cose. Colgono l’essenza esistente e l’esistenza essente, ma descrivono solo l’ente, non possono comprendere l’infinità dell’ente. I pensieri sono parole non dette ma come i gesti sono carichi di significato. Il significato introduce il senso nel linguaggio. Una singola parola, un fonema, un grafema è sempre logico. Un soggetto, un predicato, un verbo e un complemento allineati sono corretti dal punto di vista sintattico ma a livello logico possono essere illogici. La proposizione insensata può essere sensata.L’illogicità è lecita nel campo della fantasia e della follia.Le cose denominate, le parole attribuite alle cose hanno una convenzionalità non stabile. Le parole e i gesti sono interscambiabili fra di loro nei vari linguaggi e interscambiabili nel significato. L’interscambiabilità può essere intesa in senso lato o stretto. Se la parola formaggio è il formaggio in italiano, in virtù dell’interscambiabilità dinamica lo stesso soggetto può essere nominato nelle altre lingue del mondo es. in francese fromage e via dicendo.La parola formaggio potrebbe essere usata per definire un agnello e si chiamerebbe agnello il formaggio. Le parole in disuso sono scambiabili per ampliamento linguistico possibile.E il formaggio-agnello designa un’interscambiabilità di natura statica e fittizia.Questa interscambiabilità di fatto è irreale ma potrebbe spiegare le origini del linguaggio. È possibile, infatti, e comprometterebbe l’interscambiabilità dinamica dalle fondamenta con una ristrutturazione totale e sensuale del linguaggio.Ad ogni cosa è associata un’idea.Il linguaggio ha cristallizzato l’idea, ma non in modo eterno. Se scambiassimo solo due termini il significato sarebbe alterato dalla realtà per implicanza logica. Le proposizioni logiche si scardinerebbero e sprofonderebbero nell’illogico.Un riordinamento logico ci può essere se il senso delle cose venisse sconvolto. «L’agnello piace ai topi,» ad esempio, sarebbe illogico: una logica fittizia però può essere valida.Oppure «il formaggio pascola nei prati» costituisce inversione logica fattibile ma di senso falso. L’interscambiabilità statica comporterebbe un totale riassetto in quella dinamica. Ne conseguirebbe che «i topi sono carnivori» oppure che «il formaggio mangia l’erba», o «il formaggio è essere animale» e via dicendo. Quindi una crepa nell’interscambiabilità statica comporta un effetto improprio limitato nel senso delle cose, ma un effetto domino devastante sui processi logici. C’è un’affermazione cronologica della logica. Eraclito profetizza: «Panta rei»; «Tutto scorre». Tutto di fattocrolla. Ogni effetto solitario è una crepa nel continuum successorio della proposizione reale-irreale.Una crepa nell’interscambiabilità porta alla distruzione logica o a una sua totale ristrutturazione: genesi logica, rigenerazione linguistica nel rapporto segno-significato, tentativi per una spiegazione. L’indicibile ente, quello che può essere solo descritto, giammai definito potrebbe essere legato alla realtà logica di natura fantastica con potenzialità illimitate. «Il leone mangia la gazzella»è evento desunto dalla realtà.Il linguaggio dice degli eventi. Gli eventi sono evidenti.L’interscambiabilità dinamica dunque è possibile ma l’assunto logico dell’azione è dato dal verbo. Ammette che l’essere più forte divori il debole: questa è l’assunzione reale.La realtà ci porta a costruire la logica, data anche l’interscambiabilità dinamica. L’evidenza delle cose crea una fissità nel campo logico anche inter-scambiando i termini; le specificazioni del soggetto agente e sue peculiarità e quelle del soggetto subente fanno il costrutto preposizionale logico.La realtà visibile e ripetuta porta l’uomo all’esperienza del fondamento di una logica naturale, anche a-linguistica. L’esperienza è di natura trasmissibile e universale e non modificabile o se modificabile in tempi lenti che non portano a una destrutturazione o ristrutturazione dell’esperienza fondativa. Una certa evoluzione è lentissima e facilita l’apprensione del linguaggio. Un linguaggio perennemente instabile non potrebbe essere utilizzato come fattore comunicativo determinante. E predominerebbe quello simbolico gestuale. Una scoperta apporta cambiamento nella natura logica della cose (es. «cigno») e un ampliamento delle riserve linguistiche utilizzabili nelle connessioni logiche.La natura delle cose porta invece in sé un tacito assenso: la singola parola è sempre logica. Le proposizioni logiche si limitano a riportare la realtà delle cose che avvengono. Ma anche le realtà sconosciute sono esistenti.Ci sono cose esistenti anche se non conosciute, lo provano scoperte scientifiche o biologiche quindi la realtà gli oggetti i grafemi evolvono in quantità e qualità.Ciò comporta un ampliamento del tessuto logico e delle sue possibilità. L’idea è un’astrazione delle cose concrete.Le cose non concrete come emozioni agiscono sulle cose, o eventi, o persone e fra le persone-eventi-cose.Il loro fine comporta l’azione nella logica.Il verbo delimita il campo d’azione del soggetto sull’oggetto, crea un legame una subordinazione dell’oggetto al soggetto: quindi nella realtà vige un ordine parallelo fra le cose.Le proprietà degli oggetti in sé decidono delle azioni in sé e oltre il sé. Stabilire le proprietà e le relazioni rese da nuove scoperte copre l’orizzonte. Se affermiamo, ad esempio, che il ferro spezza il vetro, ciò è vero dalle proprietà in sé degli oggetti e dalla relazioni fra i due. Le cose in sé hanno proprietà primarie e son uniche e immutabili. Le cose in relazione a proprietà secondarie portano a conclusioni, assiomi che fondano le conoscenze in cui è implicata e implicita la logica. Le cose poste in relazione a sono infinite. Le cose in sé, invece, sono finite. Mentre la mente umana genera la follia logica, la natura in sé comporta ripetuti comportamenti detti logici e normali. Ammettiamo, ad esempio, il dubbio nell’esistenza di Dio. In queste solenni parole la molteplicità delle cose cerca l’identificazione linguistica,la composizione alfabetica si carica di senso.Il punto di rottura logico è la follia o una disfunzione che sta alla base della combinazione illogica della logica.La sequenza alfabetica in successione a, b, c, d,… potrebbe essere illogica.L’interscambiabilità logica può spiegare la molteplicità dei linguaggi che dicono le cose. Il linguaggio dice le cose, la logica dice tutte le cose. Noi ci siamo per generazione e per creazione: le cose create da noi non possono essere generate, ma possono essere scoperte. L’essere è in se, l’essere è, il non essere non è, l’assioma eleatico non è inteso come specificazione, ad esempio «il gatto non è il topo», o seguendo una variabile infinita irreale. Il punto è questo: è concepibile umanamente un non-essere?Vale solo «l’essere è» e la seconda asserzione è inutile. Bilanciare il non-essere con l’essere significa teorizzare ilcontrario. L’essere è una realtà esistente:un non esistente sarebbe la negazione di questi, una negazione solo di origine virtuale.La negazione postula un contrario nell’affermazione e viceversa. Un non-essere ci porterebbe a classificare l’essere esistente e quello non esistente.Tutto ciò che vediamo è essere e in essere. Un essere che si distrugge non è propriamente un non-essere, è un essere trasformato in nulla, non un non-essere.Poi con la distruzione cosmica l’essere si trasforma in non-essere.Un non-essere è qualcosa di definito? Nelle cose io sono questo e non sono quello. L’essere è questo, il non essere sarebbe quello. Ma ciò indica un non-essere non a livello ontologico ma individuale, di natura diversiva.Il non-essere è inconcepibile. Il non essere è inesistente.Un non è più è un non-essere presente, non un non-essere puro, inconcepibile. Un era e non è più, o un non sarà, è un non-essere che prima era, o che sarà, non era, né sarà un non-essere puro.L’inesistente ha in noi una realtà spazio-mentale? È impossibile una sua astrazione.Abbiamo detto: le realtà sconosciute possono essere esistenti. Il non essere è una non-realtà inesistente. Non esiste un non-essere puro.Il conoscibile è l’essere che è, l’inconoscibile è l’essere che non è.Dall’essere che siamo noi si arriva all’essere. Chi si percepisce di esserci ha l’essere percepito in un essente, è nello stato dell’essere. Un non-essere non può essere percepito, compreso, né possiamo auto-percepirci non-essere, è contrario alla prima conclusione. Ci percepiamo essenti e riusciamo a percepirci come assenti, ma perché ci siamo. Non-essere non è possibile come essente ed essere di essere. L’evidenza in sé è accettata da tutti ma non sempre creduta. Essere può essere composto da più esseri.Il mondo inanimato non ha cognizione del tempo ma subisce le trasformazioni nell’arco del tempo. Eterno è un non-prima, non-dopo, è l’esistenza integrale. E d’altronde, come scriveva Wittgenstein, «Non come il mondo sia è ciò che è mistico, ma che esso sia» (Tractatusprop. 6.44), perciò «Il senso del mondo deve trovarsi al di fuori di esso. Nel mondo tutto è come è, e avviene come avviene: in esso non v’è alcun valore e se ci fosse non avrebbe alcun valore» (Tractatusprop. 6.41).

Vincenzo Capodiferro

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