06 settembre 2012

Il tempo ed il corpo "ante mortem"

IL TEMPO ED IL CORPO “ANTE MORTEM”
Riflessioni sulla categoria trascendentale del mistero dell’evento



Il tempo è lo spazio dato al corpo prima della morte. I corpi inanimati però stanno in una costanza a-temporale, non eterna.Il tempo riflette l’esserci senza consapevolezza attiva, costante.La natura convenzionale scinde il tempo dalla sua unità inconsapevole e lo stende sul foglio della frammentarietà temporale. Il problema del tempo appartiene solo ad un determinato tipo di corpo, quello che si intende animato. I corpi inanimati sono desunti tali dai corpi animati.I corpi inanimati sono nel tempo dei corpi animati ma non vivono lo spazio del tempo, né percepiscono il tempo. Anche se non tutti i corpi animati e viventi non hanno cognizione del tempo ne subiscono l’azione fino alla cessazione delle funzioni vitali.L’azione del tempo è data in fondo da una successione spazio-temporale.Dire cos’è il tempo è un mistero in verità. Il grande Agostino a chi gli chiedeva cos’era il tempo rispondeva: chiedetemi che ora è, ma non chiedetemi cos’è il tempo.Il tempo è infatti di ordine trascendentale, appartiene cioè al corpo animato, ma non a tutti i corpi animati, solo a quelli cogitanti. Solo un essere eterno può parlare di tempo.Un tempo non finito e non definito porta all’eternità. Questo è l’evento. È l’immagine speculare dell’eternità che si ripete infinitamente ed all’infinito. Un attimo, scisso dalla sua serie successoria, riflette uno stato di tempo riflesso che non è sempre tempo. I corpi animati possono essere consapevoli o inconsapevoli, ma tutti sono sotto il tempo, perché, come sosteneva il grande Platone, tutto guarda il tempo (o pantaoron), pure i corpi inanimati, che ricaviamo per astrazione.Se l’eternità è assenza di tempo, l’unità di misura temporale che è implicata in questo nell’eterno è impropria.L’inanimato è nel tempo degli animati, in un certo qual modo è nel tempo, in un altro modo è fuori di esso, quindi eterno. Definire il tempo è assurdo. L’evento è un mistero svelato a tutti: è innato, ma nella sua intimità ignoto e muto alla parola.Il tempo come astrazione è plausibile. Il tempo è astratto ed è concreto: concreto nell’atto, astratto nella sua essenza, la quale è reale, perché è implicazione del passato nel presente dell’eventualità e complicazione del futuro nel fatto. Il fatto, di per sé, è intraducibile. Come affermava Nietzsche i fatti hanno bisogno dell’interprete. Ciò significa che il fatto sta nella pura soggettività, non nell’oggettività, come ci hanno fatto credere gli scienziati. Realmente il tempo produce e induce una sistematizzazione dello sviluppo umano.Uno stare sotto/nel tempoè il vissuto da noi e da altri. Nella morte finisce il tempo proprio: i singoli continuano perché la peculiarità di questi è quello di essere persona e questa non è cedibile in sé e fuori di sé. La persona vive il tempo ed è relazionale.La relazionalità del tempo è infinita, fino alla finitezza dell’ultimo essere che si estingue. La generazione salva l’infinita successione della continuità e continuazione del tempo, la non-eternità. L’infinità del tempo non è l’eternità. Questa è l’assoluta atemporalità. Un mondo disabitato è fuori del nostrotempo; Giove, ad esempio, è tempo-altro dal nostro, un galassia sconosciuta è fuori del nostro tempo. Tutto però è soggetto ad evento e l’evento è una modificazione.Ogni cosa che esiste è nel tempo e fuori di esso c’è l’eternità, quest’ultima non riguarda la materialità. L’eternità è fuori del tempo, eppure definisce una condizione possibile di un’esistenza: un eternoesistente potrebbe essere eterno vivente cosciente. L’eternità non ammette l’esistenza del tempo in quanto non-tempo, o almeno non ammette la sua infinità.Intuire e cogliere un non-tempo significa cadere nello stato eterno.L’infinità del tempo e l’eternità non hanno connessioni equivalenti.L’infinità del tempo è un clone dell’eternità, è solo un imitazione mentale ontologica.Ammettiamo un essere eterno, Dio, solo Dio conosce la realtà reale dell’eternità.Definire l’eternità come successione infinita di tempo è impropria.Le proprietà dell’eternità sono: essere inconoscibile, essere intraducibile.Il tempo, potremmo dire, è inconoscibile, è intraducibile, non è proprietà dei viventi, è inconcepibile.È concepibile solo da e per un essere eterno e potrebbe come noi non riuscire a definirlo, potrebbe risultare per lui come per noi il tempo.La percezione dell’eternità di quest’essere potrebbe essere pari alla percezione che noi abbiamo del tempo.La percezione del tempo è innata, è confusa e pressoché intraducibile.Ci muoviamo nel tempo senza avere una percezione, od una cognizione netta chiara di ciò che viviamo.La consequenzialità degli eventi e dei fatti rende più astratto il tempo e ci oscura la sua essenzialità.È fatta di niente questa essenzialità. Se mi fermo solo a guardare un orologio che segna diciamo il suo trascorrere mi annoio. Questa essenzialità è noia. Assistere al tempo comporta noia. La distrazione permette lo scorrere inosservato. La distrazione è vuoto, è nulla. È sospensione immateriale, è un librarsi verso l’ignoto. È un caderenell’eterno. Forse è pescare un’idea confusa dell’eternità.Si sa che i sistemi di misura sono convenzionali, adatti agli appuntamenti. L’esigenza della misurazione nasce dal punto matematico spaziale. In questo senso il tempo è lo spaziodella progressione vitale.Una montagna non necessità di misurazione anche se nel tempo subisce trasformazioni.La trasformazione indica uno stato di tempo e uno stato nel tempo. Un non-cambiamento indicherebbe uno stato di non-tempo, di condizione eterna, una fissità. Qualcuno deve testimoniare il tempo.Un essere in uno stato eterno non modificherebbe nulla. Non è detto che sia così. Procediamo senza addentrarci nella diatriba. Per il credente, a livello ipotetico, Dio s’incarna e torna col suo corpo nell’eternità. L’essere di Dio è cambiato, quindi ipoteticamente un essere eterno è suscettibile di una trasformazione, di una probabilità, della possibilità, pur rimanendo nell’eternità. Allora questo processo ha subito una sottomissione momentanea al tempo dei mortali.Ho avuto un decadimento momentaneo. Nell’eternità non subisco trasformazioni proprie.Il problema del tempo è questo:potrebbe avvenire un mutamento nell’eternità? Pare di no! Se sì, il cambiamento porterebbe uno strappo dall’eternità alla temporalità, un prima e dopo quell’evento. L’eternità non è divisa dal tempo. Questo significa capire il mistero dell’evento. Nell’eternità quindipossono avvenire in un essere dei cambiamenti e questa non ne risulterebbe spezzata e classificata. Se entra un prima e un dopo non esisto nell’eternità, questa risulta spezzata etemporale, quindi non sarebbe eterna. Prendendo l’esempio di Dio. Nell’eternità del soggetto eterno è avvenuto un mutamento. Un soggetto eterno, infatti, vive nell’eternità, un soggetto mortale o inanimato, invece, vive nella temporalità, ma nello stesso tempo è salvaguardata l’eternità, anche se c’è un prima e un dopo.A livello teorico non dobbiamo pensare che un soggetto eterno che subisce trasformazione o le attua spezza l’eternità, quindi l’eternità sta al soggetto eterno e viceversa. Quindi come un soggetto mortale produce trasformazioni che indicano stato di tempo un soggetto eterno può produrre trasformazioni senza falsare lo stato di eternità. Un prima e un dopo non inficia lo stato eterno, un punto passeggero si muove nell’eterno come noi ci muoviamo nel tempo. Ci può essere un prima e un dopo nell’eternità. L’esistenza dell’eternità è dubbia, non testimonia uno stato a-temporale. E solo un essere eterno potrebbe testimoniare dell’esistenza di questa, perché l’eternità è assenza di tempo. Il tempo si include incuneandosi nell’eternità. È una dimensione di questa. Il tempo come tutto nell’eternità è punto, sebbene sia per noi inconcepibile l’eternità. Quando avremo capito che non c’è contraddizione tra temporalità ed eternità avremo capito il mistero dell’evento, che è proprio la sintesi tra i due.



Vincenzo Capodiferro

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