31 agosto 2012

Libri: "Giulietta prega senza nome" di Elena Torresani


Questo libro racconta in modo straordinario la storia di una vita ordinaria: quando il lettore realizza il concetto, incontra la vera magia che scorre tra le pagine.
Elena Torresani, l’autrice, percorre un’intera vita creando l’impressione, a chi legge, di essere lì con Giulietta, di vederla alla domenica pomeriggio che si cambia di nascosto prima di raggiungere la discoteca che in quell’epoca è il centro del suo mondo.
Giulietta però, ci si rende conto ben presto, è una persona acuta, intelligente e profonda, molto più di quanto appare superficialmente dalle sue scelte e da alcune sue azioni: è una che, quando manifesta un’opinione, un’idea o un sentimento, lo fa dopo un percorso riflessivo, una analisi profonda di cui ci mette, anche solo parzialmente, a parte. Lo si percepisce in ogni suo tratto formativo, in ogni aspetto caratteriale.
E per chi legge è un insegnamento molto importante, perché entrare nelle cose, senza la superficialità che contraddistingue questi nostri malaugurati tempi, permette di rendere più acuti i sensi, le percezioni, e permette di conoscere e capire.
E magari, conoscere e capire sono azioni utili, che ci danno l’opprtunità di accettare in modo più razionale, anche se non sempre sereno, le cose che ci accadono: anche se quello che accade è la diagnosi infausta di un male inguaribile.
Giulietta, ad un certo punto del percorso di elaborazione di ciò che le sta succedendo, trasforma la rabbia e l’impotenza in razionalità ed emozioni “positive”; ci vuole una grande persona per riuscire a fare questo, per riuscire a non lasciarsi sopraffare dal rancore, dalla rabbia, dalla disperazione.
Lei ci è riuscita, il suo intento di non lasciarsi spegnere in modo incolore è andato a buon fine, rendendo, ancora una volta nei suoi 36 anni, la sua vita degna di essere vissuta.
E’ un libro magnetico, scritto con essenzialità e lucidità: uno dei pochi libri che, nella mia vita, sento la voglia di rileggere.

(c) Lorenza Mondina

29 agosto 2012

Bruna una storia di cuore di Fabio Fiorelli


BRUNA una storia di cuore           di Fabio D.G. Fiorelli
© 2012 Armando editore  ISBN 978-88-6677-074-9
Pag. 60  € 8,00

 
Questo libretto è la testimonianza del vissuto dello scrittore, di quando lui, bambino di 5 anni, divenne fratello di Bruna, nata nel 1964.
Fin qui niente di strano, molti di noi hanno fratelli o sorelle; ma la vita di Bruna è stata breve, la ragazza, per una cardiopatia congenita di base, morì a 17 anni.
Fiorelli, che oggi è uno psicologo e sociologo, ha voluto rendere memoria della vita di sua sorella, che in così pochi anni ha lasciato una traccia profonda all’interno della sua famiglia; ma anche uscire da quello che è l’ambito personale per donare al lettore questo messaggio:“Le persone che ci lasciano, anche prematuramente, è comunque, per noi che rimaniamo, un insegnamento da cogliere grazie alla loro forza, interiore e fisica, sorprendente sotto molti aspetti”.
Il libro è suddiviso in parti, le prime che narrano della vicenda medica della ragazza, del suo sentire e di quello del piccolo Fabio, che non è abbastanza grande per comprendere. Lo scrittore si sforza di ricordare le sue sensazioni di allora, rielaborando ora le lacune che gli sono rimaste della sua infanzia fra ospedali e viaggi della speranza; col senno di poi e la capacità introspettiva del medico uso a leggere fra le righe dell’anima.
Intrecciate ai ricordi si trovano tracce anche del periodo storico, culturale e politico degli anni 60-70.
Leggendo si nota come Fiorelli sappia trarre anche dalle esperienze negative nuova fede e nuova linfa per procedere nel cammino della vita.
Ad esempio, alla morte del padre scrive: “ … mi indicò che la vita, la gioia di vivere, la gioia di avere la vita, va difesa comunque e in ogni momento con tutte le forze disponibili”.
Verso la fine del libro Fabio, dopo trent’anni dalla scomparsa della sorella, le scrive una lettera accorata.
In aggiunta, al termine, troviamo alcune note sui suoi studi sulla età dalla nascita all’adolescenza e dei cenni sui dati Onu e Unicef e gli obbiettivi che questi intendono raggiungere entro il 2015.
Oltre che col cuore, immancabile in una vicenda umana, tanto più se questa ci tocca personalmente, Fiorelli ha voluto comunque inserirsi come medico col raziocinio della elaborazione e il risultato che nulla accade per niente; tutto ci fa crescere e ci rende più uomini.

 

© Miriam Ballerini

28 agosto 2012

Zanna blu di Carmelo Musumeci



          “Zanna Blu” di Carmelo Musumeci



Un racconto commovente che narra le avventure di un ergastolano, Carmelo Musumeci, nelle vesti di un Lupo, Zanna Blu. Un racconto carnevalesco che include il concetto di persona come “maschera”, la maschera di un Lupo, di un detenuto condannato ora alla pena di morte viva perché considerato cattivo e colpevole e che trascorre un’esistenza fatta di “Salti Mortali”. L’ambiente in cui vengono collocati i personaggi, è un ambiente freddo, siberiano, affrescato di candida neve bianca, fiocchi di neve che cadono dal cielo e gelano le lacrime impedendo loro di uscire, un paesaggio in cui regna un freddo ghiacciante in tutte le stagioni dell’anno, stagioni lunghe ed eterne. Un panorama che riflette l’anaffettività carceraria dell’Assassino dei Sogni, che riflette e simboleggia un percorso di vita articolato da numerose avventure, un paesaggio privo di ogni calore umano, e la struttura di cemento si trasfigura in uno scenario naturale abitato da “Lupi cattivi” con i nomi più simbolici, più svariati. Sono vari i personaggi che Zanna Blu incontra nel suo percorso esistenziale, si tratta di personaggi emblematici e simbolici: la Luna nel racconto diventa quasi un essere umano, una figura vivente col quale dialogare, riportando la mente ad un’immagine leopardiana di solitudine e speranza. Coda bianca, un prolungamento dello stesso Zanna Blu, una parte di sé che gli appartiene e che sente attaccata addosso, Occhi Neri, specchi del corpo che assistono ed osservano le numerose peripezie di un Lupo padre sventurato. Il Libro racchiude in sé un profondo insegnamento dal quale si possono trarre vari spunti di riflessione su un mondo a molti forse ignoto e su un percorso di vita costernato da tribolazioni, fatto di morte e continue rinascite. Un percorso di vita segnato dal dolore degli eventi che man mano si susseguono. Un libro di battaglie, battaglie statiche, sempre uguali, sempre le stesse, ma con Lupi diversi. Un libro che simboleggia la quotidianità carceraria, vengono descritte immagini pittorescamente di lotte tra Lupi, di rapporti tra Lupi all’interno di un branco. Zanna Blu diventa quasi un maestro, che dopo un lungo girovagare, fa ritorno al suo branco per riferire delle sue osservazioni e delle sue esperienze. Vive strettamente all'interno della famiglia, ma senza rinunciare alla sua indipendenza. Si sceglie una compagna alla quale resterà fedele per tutta la vita. Ululando alla luna si ricongiunge alla forza di questa, alla sua energia spirituale e alla forza dell'inconscio, via d'accesso alla conoscenza. Il lupo ci può dare l'energia per insegnare agli altri, per aiutarli a comprendere meglio la vita e a trovare la loro propria strada. Usando la forza del Lupo possiamo riuscire a riprendere contatto con il nostro maestro interiore. Un Lupo che solo la penna di uno scrittore può salvare, perché la mente, l ‘intelligenza, la coscienza interiore personificata da una penna è la via che conduce alla salvezza umana. Il sapere rende lo scrittore Carmelo più consapevole e perciò lui lotta, lotta per recuperare la sua libertà, infatti il libro diventa quasi un inno alla tanto desiderata e angusta strada che conduce alla libertà che sembra quasi irraggiungibile, ma possibile. La libertà che diventa protagonista del racconto, diventa il senso per il quale vale la pena vivere perché al di là delle sbarre carcerarie, lo scrittore Carmelo che descrive le avventure del suo personaggio Zanna Blu, sogna di riabbracciare la sua famiglia, i suoi affetti più cari che nonostante le vicissitudini di un’esistenza da Lupo, da anni lo attendono per tornare a vivere con lui una vita dignitosa colma di amore e umanità. Un appello disperato al mondo affinché diventi sensibile verso le problematiche dei detenuti e dei condannati, un racconto di vita dal quale tutti possono trarre un insegnamento, una conversione del cuore. Il mondo è pieno di Lupi, ma il Lupo più cattivo è l ‘uomo, ci sono uomini che similmente alla figura francescana del poverello di Assisi, sanno dialogare coi Lupi fino ad ammaestrarli, ad addomesticarli, amarli, comprenderli, renderli più docili, altri invece li rendono più selvaggi. Ci sono Lupi ladri perché poveri e bisognosi di rubare per procacciarsi il cibo necessario alla sopravvivenza, ci sono Lupi che rubano per natura caratteriale, perché ingordi e viziosi che non si sentono mai abbastanza sazi. Esistono Lupi autorizzati a rubare e questi Lupi pur rubando, non commettono alcun reato perciò la giustizia li assolve e li autorizza a commettere reati, abusi e soprusi, o addirittura non li rende colpevoli, perché la “legge è speciale per tutti”. Solo la legge dell’amore può donare la forza di superare la legge della natura, l’amore fa fuggire quel senso e quel desiderio di morte e inutilità che a volte invade l’animo umano e far sì che nel cuore non nevichi, ma sia riscaldato da un sole illuminante e sorridente. Il mare, come tormento e specchio della vita impediva a Zanna Blu di tornare a casa, isolato nel terribile carcere di massima sicurezza situato nell’isola dell’Asinara. Le immagini descritte evocano sentimenti ed emozioni tristi. La tristezza diventa il sentimento dominante di tutta la narrazione che divora l’anima di un essere umano nato colpevole e che implora perdono, chiede di essere amato, chiede a tutti di essere reinserito socialmente perché la pena deve avere funzione rieducativa, ora Carmelo è un uomo redento ed interiormente libero con sentimenti di bene e di ravvedimento nei confronti della vita che lo ha piegato, di una coscienza che ha martellato il suo cuore e lo ha divorato. Il linguaggio utilizzato è un linguaggio ironico, a volte esilarante nella sua semplicità e chiarezza di termini che possono essere compresi da adulti e bambini. Zanna Blu incerto della sua fine ora è un Lupo felice e lo scrittore Carmelo è un falco, un uccello libero che vive e sogna nella sua cella un mondo migliore, più giusto, più retto che lo accolga amorevolmente e che lo liberi dalle sue sbarre e che gli concede la possibilità di tornare ad essere un uomo normale. Sogna un mondo fatto di amicizia e amore accanto ai suoi affetti più cari. Ha ali spiegate, un cuore colmo di speranza, circondato da quanti credono in lui, da quanti lo amano, lo aiutano e lo incoraggiano ad andare avanti, a non mollare mai, da quanti hanno abbracciato e accolto la sua vita e hanno avuto la fortuna di incontrare la sua ombra al di là delle sbarre e oltre esse. Non bisogna guardare l ‘apparenza ma guardare e scavare a fondo nel cuore dell’uomo, bisogna guardare al suo essere, alla sua essenza e alla sua umana fragilità e debolezza, perché l ‘errore altro non è che segno di debolezza. Un libro suggestivo, ricco di significati che offre spunti di riflessione a chiunque si appresti a leggerlo, un libro che apre il cuore e la mente verso il prossimo nel tentativo di renderlo più generoso, più sensibile, più umano, un vero inno alla libertà, una vera favola ululante, misteriosa, ricca di intrighi, densa di contenuti morali ed esistenziali e se è vero che le favole non esistono, spetta a noi farle diventare realtà. Buona lettura!

Francesca Torricella


 
 
Questa opera di Musumeci è il riscatto: non più il racconto reale di una vita nuda e cruda che trova nel presente il risultato di un passato rovinoso, poco attento, gramo di sentimenti e di amore di cui un fanciullo ha bisogno e chiede. Questi sono racconti che insegnano il coraggio, l’amore per la libertà, l’amore disperato per la compagna; scritti in maniera semplice, senza retorica. Grazie a questa sua capacità di esprimere i suoi sentimenti Carmelo si ricostruisce una vita spirituale libera, che vale la pena di essere vissuta e che trasmette al lettore, bambino o adulto che sia, una profonda umanità. Sono favole, ma favole che fanno riflettere.

(dalla Presentazione di MARGHERITA HACK)_________________________

Titolo: “Zanna Blu”
Autore: Musumeci Carmelo
Editore: Gabrielli Editori (Il Segno dei Gabrielli)
Data di Pubblicazione: 2012
ISBN: ISBN 978-88-6099-160-7
PER ORDINI DIRETTI DA PARTE DELLE LIBRERIE:
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07 agosto 2012

Un ricordo di Padre Filippo Catalano



UN RICORDO DI P. FILIPPO CATALANO
Padre filosofo e teologo, cappuccino di Salerno

Conoscemmo Padre Filippo nella nostra breve esperienza di lavoro nell’Archivio dei frati cappuccini a Salerno negli anni ’90. Fu per noi subito un’illuminazione di un faro che da lontano promana la sua luce, rischiaratrice di passi, guida delle menti, quel semplice frate, ma di una geniale preparazione, filosofo e teologo. Ma chi è questo manzoniano frate Cristoforo? Padre Filippo Gesù da Controne, al secolo Aldo Catalano,è nato nell’omonimo paese cilentano, ai piedi degli Alburni, nel 1928. Si è laureato in sacra teologia nel 1956 presso la Pontificia Università De Propaganda Fide, nonché in Lettere moderne presso l’Università del Sacro Cuore di Milano nel 1961. Quel fine intelletto non era passato inosservato ai suoi insigni docenti. Conserviamo ancora con affetto una copia di una lettera dell’illustre Billanovich al P. provinciale dei cappuccini: «Corso Magenta, 43 14-X-1970. Molto Rev. P. Provinciale. Perdoni la franca libertà con cui oso rivolgermi a Lei. Ho avuto in questi gironi il conforto grande di incontrarmi di nuovo, dopo dieci anni, con uno dei più cari tra i miei ex-allievi, P. Filippo Catalano. Appunto dieci anni fa P. Filippo presentò qui la sua ottima tesi su Cosma Raimondi. Il desiderio mio, che allora diressi la tesi, e anche di chi è, per esperienza e per acutezza, fra i migliori giudici al mondo, Paul Oskar Kristeller della Columbia University di New York, è sempre stato che P. Filippo pubblicasse in un buon volume i testi che egli aveva raccolto, veramente preziosi per la storia e per la cultura del Quattrocento, e l’introduzione con cui li presentava e li illuminava. Una difficoltà si è sempre opposta in questo decennio, insormontabile: P. Filippo non può disporre a Salerno di una biblioteca ricca e aperta, come necessario per aggiornare e ripulire il suo libro, così da poterlo poi subito passare alla stampa. Cosa fare dunque per condurre a termine un’impresa che può apportare onore a questa Università e all’Ordine dei Cappuccini? Dopo aver fatto in questi giorni un bilancio con P. Filippo di ciò che è stato fatto e di ciò che resta da fare, oso, umilissimamentepresentare a Lei una proposta: per la quale naturalmente Lei, nella visione piena delle necessità della Sua Provincia, resta il vero e solo giudice. Sei mesi di sosta a Milano, in contatto continuo coi libri delle biblioteche milanesi e con il gruppo che opera nel nostro Istituto darebbero a P. Filippo l’opportunità di portare a termine il suo libro. Questa dunque la grande domanda. Scusi se oso formulargliela tanto candidamente. Col più rispettoso ossequio. Suo prof. Giuseppe Billanovich». Si tratta dell’epistolario dell’umanista epicureo Cosma Raimondi, che P. Filippo con pazienza certosina aveva ritrovato dopo anni di ricerche in giro per le biblioteche europee, in particolare a Parigi. Il lavoro di grande pregio non era sfuggito, infatti, all’attenzione di quei notabili studiosi. P. Filippo ha dedicato la sua vita allo studio, all’assistenza spirituale, alla predicazione. È stato più volte eletto Provinciale della Provincia di Basilicata-Salerno in seno all’ordine dei frati minori cappuccini, in particolare dal 1978 al 1984, e poi, di nuovo, negli anni ’90.Tra i suoi lavori, segnaliamo Personalità di Antonio Genovesi, Salerno 1957, una nutrita biografia sul filosofo, economista ed educatore, di cui scrisse il Prof. Paolo Pisacane: «Un Frate Francescano Cappuccino (ed il Francescanesimo è il Vangelo, vissuto integralmente, scrive Fr. Agostino Gemelli O. F. M.) studente all’Università Cattolica del Sacro Cuore, è l’autore di questa magistrale sintesi, che ha già visto la luce sul Bollettino della Camera di Commercio, Industria e Agricoltura di Salerno ed è stata favorevolmente accolta da molti studiosi. È proprio vero che l’umanesimo cristiano resta – a dispetto di molti – luce che emisfero di tenebre non limita!». Ha curato l’edizione Padre Clemente Tomay da Postiglione. Confessore di Padre Pio, Salerno 2003. Tra i suoi scritti inediti ricordiamo le sue pregevoli monografie sull’umanista Luigi Marsili e su Andrea da Salerno. P. Filippo per noi è stato un vero maestro di vita e di sapienza, ci ha stimolato nello studio delle lettere e della filosofia, soprattutto della nostra filosofia, quella umanistica. Di lui possiamo proferire ciò che De Amicis raccomanda in Cuore:«Pronuncia sempre con riverenza questo nome – maestro – che dopo quello di padre, è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo a un altro uomo». Padre Filippo è stato entrambi: padre e maestro!

Vincenzo Capodiferro

05 agosto 2012

In fuga dal male di Giuseppe Grasso

Giuseppe Grasso
IN FUGA DAL MALE
Dieci commenti a Baudelaire
Edizioni Solfanelli



Meditando sul bambino che fu, alto «come un in-folio», Baudelaire racconta di due voci che lo abitavano. La prima gli diceva che la terra «è una torta ricca di prelibatezze» e gli prometteva «un appetito altrettanto grande» da procurargli un piacere «infinito». La seconda gli infondeva la blandizie di «viaggiare nei sogni», al di là del «possibile» e del «noto». Il mondo reale non è mai stato la vera «patria» di Baudelaire. Per questo egli vi si è sentito sempre in cattività, inadeguato, come i più disparati personaggi che accoglie nella grande arca delle Fleurs du Mal. Una «natura esiliata nell’imperfetto»: tale è stata la tormentosa cifra umana del più grande interprete della «modernità», costretto a bramare, dentro l’involucro della propria finitudine, l’idealità negata.
Il presente libro di commenti ricalca la tensione esistenziale del poeta francese dovuta a questo senso di mancanza incolmabile – tipico dell’«anima romantica» – che cerca un compenso nel sogno e nel passato. La scelta dei testi si conforma ad alcune tematiche centrali del suo canzoniere quali l’evasione, il viaggio e il ricordo. I versi di Mœsta et errabunda costituiscono un ideale punto di partenza del ‘discorso’ dell’autore in quanto l’estro baudelairiano vi compendia due significative costanti della sua ricerca interiore. La densa elegia è orientata verso un moto di attingimento del bene che si caratterizza prima come moto da luogo, come fuga dal male, poi come moto a luogo, come incontro di quel bene.
Si tratti di librarsi verso le sfere superiori, come in Élévation, o di lambire l’orizzonte, come nell’Invitation au voyage, il richiamo del viaggio corrisponde alla necessità del poeta di distogliersi dall’habitat opaco e spleenetico che lo circonda. Baudelaire, viaggiatore senza mèta e dalla posa estetica ma renitente a disciogliersi nel nulla, ha indicato nella poesia Le Voyage, epitome simbolica dell’intera raccolta, il fondamento sovrasensibile della sua missione poetica, la volontà di levare l'ancora verso l’«Ignoto» per trovarvi il «nuovo». Il fatto che Nietzsche, in una copia delle Fleurs in suo possesso, abbia messo dei segni a margine in corrispondenza degli ultimi otto versi di questo poema, non è certo ineloquente. Non si parla già lì, forse, di un «al di là del bene e del male»?


Giuseppe Grasso, docente di Lingua e Letteratura Francese, filologo, traduttore e pubblicista, ha curato nel 1990, insieme con Paolo Pinto, la prima traduzione italiana di "Alla ricerca del tempo perduto" condotta sul testo critico stabilito da Jean-Yves Tadié, apparsa presso le edizioni Newton Compton. Si è occupato di filologia e di poetica, di italianistica e di francesistica, producendo numerosi saggi, elzeviri ed articoli. Fra le varie monografie ricordiamo "Mallarmé o la poetica dell’illusione", "Rileggere Baudelaire", "La vita è ricordarsi. Note su una poesia di Sandro Penna" (insieme ad Andrea Barbetti e a Silvia Peronaci), "La scrittura come meditazione filosofica. Tre letture di Proust". Attende a un commento dei "Fiori del Male".


Giuseppe Grasso
IN FUGA DAL MALE
Dieci commenti a Baudelaire
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-769-7]
Pagg. 144 - € 11,00
http://www.edizionisolfanelli.it/infugadalmale.htm

03 agosto 2012

Cerco lavoro di Umberto Lucarelli

CERCO LAVORO
Un lungometraggio sulla disabilità, regia di Umberto Lucarelli
Cerco lavoro
è il titolo di un lungometraggio sulla disabilità, regia di Umberto Lucarelli, prodotto da SIR di Milano, Anfass Milano Onlus, A.FA.DI.G.Onlus di Garbagnate, organizzazione: corso di teatro, cinema e comunicazione – Educare alla diversità. L’intento del film è bene espresso dall’attore principale, l’inconfondibile Danilo Reschigna: «Voglio fare uno spettacolo teatrale dove si parli del lavoro dei disabili e per fare questo li voglio intervistare, voglio capire le loro esigenze: come si trovano sul posto di lavoro, come si trovano coi loro compagni normodotati. Se vengono emarginati ed accettati, e poi mi chiudo in un teatro… e monto uno spettacolo». Il tema del rapporto tra disabilità e lavoro è quanto mai complesso: come il disabile cerca lavoro? Ed una volta trovatolo, impresa quanto mai ardua per tutta la mole di pregiudizi che incombono sui diversamente abili, come si rapporta all’altro, il diverso dal diverso, il normodotato? E poi, di conseguenza, come il disabile si inserisce in società? Come affronta il caso dell’innamoramento, o della relazione interpersonale? Sono solo alcune queste delle tematiche che vengono toccate con eleganza, ma nel contempo con profonda espressività, nel corso del filmato, che quasi con “neorealistica” verve mette a nudo e crudamente getta agli occhi dello spettatore. Una denuncia importante, che Umberto Lucarelli ha voluto sottolineare, è data dal fatto che molte delle aziende preferiscono pagare la multa piuttosto che assumere dei disabili. Vero è che oggi più che mai il paravento della crisi ha favorito le politiche della disoccupazione e dell’inattività, però resta quell’atteggiamento agghiacciante, quel volto freddo verso la diversità. Eppure, come emerge dalle interviste che costellano il filmato, i disabili che sono riusciti ad inserirsi, hanno dato una bella prova delle loro capacità. Qualcuno si è laureato, chi lavora di qua, chi di là, e lavorano! Una sfumata figura di Shakespeare fa da sfondo al virtuale teatro e sottintende il paradossale problema dell’essere o del non-essere, domanda che si pone a piena voce il protagonista principaledel film, Danilo Reschigna, e la risposta non può che essere intensa: «Sentirsi vivi vuol dire essere»! Come è importante per il disabile essere accolto nel mondo del lavoro! Significa d’un tratto assistere al miracolo dell’abbattimento di gran parte di quelle barriere architettonico-sociali che dividono la persona normale da essi! Umberto Lucarelli, tra l’altro brillante scrittore, oltre che regista, da anni lavora col mondo della disabilità, su cui ha anche vergato tanto, da Pavimento a mattonella(2001), “"diario di bordo" di un gruppo di ragazzi disabili che si raccontano, descrivendo i propri pensieri e le proprie angosce con cruda consapevolezza”,all’ultimo suo lavoro: Rivotrill(2011), romanzo esistenziale su di«un instabile portatore di disabilità», ma che in questa instabilità, in questa insicurezza, trova il motivo per cui la sua disabilità è potenzialmente un’opportunità. Il mondo che traspare da questo filmato si trova a dover esplicitare la dilaniante dicotomia tra diversi ed abili. Il mondo è fatto sempre a due: ricchi e poveri, oppressori ed oppressi, liberi e schiavi, e più che mai, diversi e normali, «chi si accontenta gode» e «chi gode» e « non si accontenta mai»! I protagonisti, gli attori di questa opera d’arte sono loro: i disabili! Danilo Reschigna esce in veste di intervistatore e li sente, li interroga. Scandaglia i loro cuori, scruta le loro menti, fa vibrare le loro labbra ed essi ruggiscono d’amore. Ed ad un tratto si accosta il sipario e prima di chiudersi il protagonista, riprendendo l’incipit, che abbiamo riportato sopra, sussurra le ultime battute, che lasciamo in riflessione al lettore, prima di chiudere anche noi questi tratti, e d’altronde, come più volte è stato detto dai filosofi, la vita è sogno, la vita è come un film: «… e monto uno spettacolo. E quando sarà finalmente pronto non so cosa succederà, forse accadrà qualcosa che cambierà me ed anche voi.»!


Vincenzo Capodiferro

Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? a cura di Carmelo Musumeci

Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? La gente fuori ha diritto di sapere cosa accade dentro un carce...