28 luglio 2012

Medioevo filosofico di Francesco Bertoldi


MEDIOEVO FILOSOFICO

Attualità di un pensiero dimenticato, di Francesco Bertoldi

«La filosofia medievale passa per un inutile e fastidioso fardello, che i professori di Liceo snobbano volentieri, per un’asserita mancanza di tempo e per una connivenza generalizzata,» così esordisce il libro di Francesco Bertoldi, dal titolo Medioevo filosofico. Attualità di un pensiero dimenticato. È un richiamo forte che ci invita a riflettere sull’importanza della filosofia medievale nella storia del pensiero occidentale dalle mitiche origini greche ai giorni nostri. È un richiamo che proviene da una voce altisonante, nella sua umiltà e nella sua silenziosa, ma non per questo meno forte, espressività, di un uomo, come Francesco Bertoldi, che ha dato la sua vita all’insegnamento, nei licei ed all’università. Francesco Bertoldi è nato nel 1958, si è laureato alla Cattolica di Milano, dove è cultore della materia. Oggi insegna in un liceo saronnese. Ha approfondito il pensiero di de Lubac e de Chardin, oltre che della filosofia medievale. «Il Medioevo si estende per oltre mille anni di storia, ma un secolare pregiudizio vorrebbe che in tutto tale lunghissimo periodo la ragione si sia oscurata ed intorpidita, perché posta sotto la tutela della fede». La nostra era, certamente erede dell’Illuminismo, ancora crede all’”epoca di oscurantismo e di barbarie”, e per reazione contro la storiografia romantica, è invalsala moda di rifiutare ai secoli bui del Medioevo qualsiasi coscienza di gruppo, o nazionale, o etnica, qualsiasi forma di cultura, se non quella di una ristretta cerchiaclericale. Come scrive il Bloch nella sua monumentale La società feudale «Tutto quello che poteva sopravvivere di cultura un po’ profonda si rifugiò, sino al secolo XII, in una frazione di clero. Ora, molte ragioni stornavano quellaintelligentijada posizioni che essa avrebbe trattato volentieri da pregiudizi: l’uso del latino, lingua internazionale, con la facilità di comunicazione che ne derivavano; il culto soprattutto dei grandi ideali di pace, di pietà e di unità, che, umanamente, sembravano concretarsi nelle immagini gemelle della cristianità e dell’Impero». Se pensiamo che quel progresso, erede diretto dell’illuminismo e del positivismo, ci ha portato a due guerre mondiali ed alla bomba atomica, altro che “oscurantismo e barbarie”! Se pensiamo ai totalitarismi del Novecento, con gli stermini di massa, non dovremmo poi tanto spaventarci del Medioevo, che, tuttavia, fu la culla della civiltà occidentale moderna. Il “medioevo filosofico” così ci fa pensare ad un pensiero tenebroso ed oscuro, ad un periodo di forte crisi culturale e di conseguenza spirituale e morale. Lasciamo a parte l’economia, l’assolutismo della quale imperversa imperterrito nella nostra epoca. Se intendiamo così il Medioevo, oggi dovremmo parlare di “medioevo filosofico”, perché avvertiamo questa profonda crisi culturale, spirituale e morale, oltre che economica, che ci allontana dal cordone ombelicale alla classicità, cordone che i medievali, con tutta la loro “oscurità e barbarie”, avevano invece sempre mantenuto, ed ancora tutto l’Umanesimo ed il Rinascimento. Quel titolo fuorviante, che è tutta un’opera, allora ci addita la strada di una diversa ricomprensione del Medioevo, un’epoca ricchissima di pensiero e di cultura, un’epoca, tutto sommato, come sostiene pure il Saint Simon, organica eben definita, altro che critica. Il problema, secondo il Bertoldi, è non tanto ciò che il Medioevo ha da dire, quanto il fatto che ciò che dice lo dice in un linguaggio divenuto incomprensibile, ma non tanto per il latino, e questo Francesco lo sottolinea, quanto per le categorie mentali che vuole comunicare. Il problema è allora un problema di traduzione, cioè capire il significato esistenziale delle tesi che il Medioevo propone: «cosa c’entra tutto questo con me, colla mia vita?». Il compito dell’autore diventa allora quello di andare oltre anche ciò che i medievali, preoccupati non tanto della soggettività esistenziale, quanto della contemplazione della verità, volevano tramandarci. «In tal modo speriamo di rendere giustizia a un pensiero tanto poco nevroticamente preoccupato di piacere al potere mondano (del denaro o del successo), quanto lungamente maturato in un dialogo interiore con l’Eterno. Un pensiero davvero pensato, insomma, che forse proprio perciò ci può infastidire, perché svela la nostra nudità di uomini frettolosi ed avidi unicamente di risultati quantificabili»: ecco il messaggio profondo che trapela da questa ricomprensione del pensiero medievale che il Bertoldi ci ripresenta. Il pensiero medievale così viene tradotto ed espresso in un linguaggio moderno, più comprensibile, più vicino alle nostre esigenze, in modo che anche noi possiamo riavvicinarci alla contemplazione della verità, che sempre ci affascina e ci guarda di lontano.


Vincenzo Capodiferro

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