28 maggio 2012

Il profumo del nichilismo di Luigi Iannone

Luigi Iannone
IL PROFUMO DEL NICHILISMOEdizioni Solfanelli


La civilizzazione si fregia di alcune parole simbolo come libertà, globalizzazione, emancipazione, uguaglianza e di un codice di regole il cui valore supremo è il diritto alla felicità. Nessun intellettuale o filosofo riesce ad immaginare un mondo che non si fondi su queste fondamenta e nessun economista a concepire un modello di sviluppo radicalmente diverso. Tutto sembra già dato. Eppure, ad una lettura attenta, la realtà appare ben diversa perché la società si muove su una invisibile linea di demarcazione tra civiltà e barbarie che la rende allo stesso tempo progredita e spietata, tecnologicamente avanzata e disumana, capace di fornire opportunità e di ampliare a dismisura obblighi, limiti e divieti.
E allora cosa si cela veramente dietro il termine civilizzazione? Lo spiega questo illuminante saggio che è una sorta di guida tra stili di vita, miti e modelli del nostro tempo. Una critica ironica e tagliente alla superficialità e al narcisismo, ad una prospettiva legata sempre e solo al presente, all’estetica del nulla ed all’etica del vuoto.


Luigi Iannone è nato a Caserta. Ha scritto per le pagine culturali di quotidiani nazionali ed è saggista per varie riviste di cultura politica.
È stato componente dell’Osservatorio Sguardo Giovani presso il Ministero delle Comunicazioni (Commissione per l’assetto radio-televisivo) e funzionario presso il Garante della Privacy.
Tra i fondatori dell’ISIS (Istituto Italiano di Scienze Sociali) di Napoli, dal 2011 è membro del Consiglio Accademico dell’Istituto di Alti Studi Strategici e Politici di Milano (IASSP).
Nel 2003 ha vinto il Premio Nazionale della Cultura istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’attività saggistica.



Luigi Iannone
IL PROFUMO DEL NICHILISMO
Viaggio non-moralista nello stile del nostro tempo
Presentazione di Alain de Benoist
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-768-0]
Pagg. 144 - € 11,00
http://www.edizionisolfanelli.it/ilprofumodelnichilismo.htm

25 maggio 2012

Buona fine e buon principio di Tonino Scala

BUONA FINE E BUON PRINCIPIO di Tonino Scala

Amo Napoli perché mi ricorda New York… Come New York è sporca e cade a pezzi, ma nonostante tutto la gente è felice…”. Inizia con una frase di Andy Warhol “Buona fine e buon principio”, il nuovo libro di Tonino Scala da oggi in tutte le librerie italiane. Un viaggio, si un viaggio nella sua Napoli, nelle sue storie che si districano nel 31 dicembre napoletano. Il giorno in cui tutto dovrà cambiare, il giorno in cui un popolo spera, poi arriva il primo, il princio e… Buona fine e buon principio è edito da la casa editrice Centoautori nella collana Narratopoli, poco più di cento pagine per descrivere un mondo, una città. Una città protagonista con le sue storie i suoi vicoli, le sue canzoni. Un camion che corre una canzone la colonna sonora del libro e della vita dei napoletani “Nu napulitano nun è sempe allero, nun le baste ‘o sole, tene troppe penziere. Dint’ ’a chesta gara parte sempe areto, corre tutt’ ‘a vita e ‘o traguardo è ‘na barriera”. L’autore è l’ex scugnizzo dal caschetto biondo Nino D’Angelo. una città che è un palcoscenico di vita. Napoli, le sue strade, le sue piazze, i vicoli, i personaggi, le scene singolari, i dialoghi, i monologhi … La Napoli che dal suo ventre partorisce storie indimenticabili, musiche, suoni, rumori, caos, aneliti di pace, d’amore, di vita dignitosa. È al ritmo di motivi ben noti ai napoletani “ delle strade provinciali, secondarie, di viuzze e di ogni pertugio che trabocca di gente” si snodano i fatti, si ripetono tradizioni, usi, costumi, si rinnova quel “tour de force culinario” di un Natale volutamente festoso, delle abbuffate e dei profumi delle immancabili pietanze partenopee. È il Tonino Scala, autore impegnato e creativo, che osserva, che medita, coglie momenti di vita, ascolta e descrive in modo mirabile la realtà di una città eterna. Una città madre e matrigna, in alcuni casi, ma sempre la stessa. Un orologio scandisce il tempo, è una voce, un segno inconfutabile della vita che scorre e fa rintoccare i suoi attimi, momenti della storia di un popolo verace, sanguigno col suo linguaggio forte, incisivo, immediato, talvolta rassegnato e fatalista, talvolta fortemente combattivo. È la Napoli dell’entusiasmo e della sofferenza, della gioia e della disperazione, che Tonino porta nella sua anima, come se nelle sue stesse viscere ci fossero scolpiti mare e sole, pioggia e neve, casupole, palazzi e voci, dramma ed umorismo ed anche tanta commuovente malinconia. Un motivo ripete le strofe di una canzone antica e sempre nuova. Leggendo le pagine di Scala ci tuffiamo in quelle stesse realtà così sapientemente descritte, ne respiriamo l’aria, percepiamo i battiti del cuore di tutti i personaggi e diventano i “nostri battiti”. Un codice espressivo eccezionale, una modalità di comunicazione singolare, sono quelli di Tonino Scala e i suoi messaggi vengono a galla impetuosi, carezzevoli, veri, sorprendenti. Stanotte qualcuno danza e sogna e nessuno può rubare quel sogno, a dispetto di tutto e di tutti. Nessuno può farlo infrangere come un’onda su uno scoglio, mandandolo via in mille e mille frammenti di spuma. Si è però consapevoli di una realtà inequivocabile. Domani l’alba ritornerà e ogni volta si scoprirà qualcosa in più. Ogni giorno è un caleidoscopio di emozioni, di colori, odori, sapori. Sembrano quelli di ieri, ma non lo sono, c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. “Buona fine e buon principio” è stato presentato in anteprima a Berlino (Germania).

Tonino Scala (Krefeld, Germania, 1974) è politico, giornalista pubblicista e scrittore. Già consigliere regionale della Campania e presidente dell' Osservatorio Anticamorra. È autore di diverse pubblicazioni tra cui: Sud come sudore (2000); Ti voglio bene Berlinguer (2004); Con gli occhi aperti nella notte triste (2006); Da onorata società a s.p.a., Il salto di qualità della camorra (2008); La valigia di cartone (2009); Quaquaraquà, uomini di camorra (2010); Sudditi, racconti dal profondo Sud (2010); Disonorevoli. Politica & Camorra: Matrimonio all'italiana (2011); Quando i sogni iniziano con la B (2011); Un Calcio d'amore (2011), Quella sporca dozzina ovvero la banalità del bene (2012), The Cosentinos l'educazione sentimentale del Pdl in Campania(2012), Buona fine e buon principio (2012).

23 maggio 2012

Dalla terzina alla trinità


DALLA TERZINA ALLA TRINITÀ
La poesia religiosa in Cristina di Lagopesole



Trovandosi per caso di fronte ad una raccolta così adornata che par che sembra un messale, e dietro scorgendo uno stemma arcano, quello di Cristina di Lagopesole, ci tuffiamo in una dimensione d’altri tempi, sempre antica e sempre nuova, eterna ed eterea, in un mondo di fede che si traduce in splendidi versi. È il caso del Flos Sanctorum. E’ il caso del De Trinitate,  Edizioni Feeria-Comunità di San Leolino 2007, un titolo tipicamente agostiniano, il testo che prenderemo in esame in queste considerazioni. Mille terzine in trentatre libri consacrati alla Tre Persone della Santissima Trinità. Il De Trinitate, dedicato a Sua Santità Benedetto XVI è diviso in tre sezioni: Padre, Figlio e Spirito. L’ultima sezione poi si divide in nove inni intitolati ai nove doni dello Spirito, altri ai sette sacramenti, altri ai cinque elementi. Altri ancora ai sette sigilli che ospitano dei Santi. È in poche parole un vero e proprio compendium in versi sacrae theologiae ac philosophiae. L’esperienza poetica in Cristina di Lagopesole è direttamente connaturata alla sua esperienza mistica. La poesia è mistica. È platonicamente “divina mania”, è aristotelicamente “catarsi”, ma è soprattutto “creazione”. Poiein significa creare, fare. In questa creatio si ha l’imitatio della creazione originaria. Dio disse e tutte le cose furon fatte: la parola creatrice. E la poesia è anche la forma primordiale di ogni sapere in ogni lingua, popolo, civiltà; vedi Omero, i Presocratici, tanto per citare esempi di quella cultura a noi cara e vicina, quella classica, sulla quale il Cristianesimo in qualche modo si è innestato. Ogni poeta in questo senso è un mistico, un ispirato, quindi Cristina si inserisce bene in questa cordata che è anche il cordone ombelicale diretto che ci unisce alla vita e ci vivifica. Esempi ne abbiamo tanti, cito la Dickinson, la quale, pure essa si ispirava, a sua volta, al bel noto saio bianco indossato da Balzac, quando era preda dell’estasi compositiva. Nel mondo non profano, ad esempio, la stessa Teresa d’Avila, in certi momenti di unione con Dio improvvisava poesie. Questo vale in genere per ogni forma d’arte, ma in particolare per la poesia. Il poeta rivela d’altro canto un mondo interamente costruito, utilizza una materia che già gli è stata donata, il verbo, modifica l’Universo. Egli fa come Dio, crea, ma non ex nihilo, crea ma non saprebbe dire ciò che egli ha creato, perché egli – e fortemente nel caso di Cristina – riceve per ispirazione e riporta. Non è Cristina la poetessa, è Dio il poeta, come è Dio il profeta, né Geremia, né Isaia, né Cassandra e così via. Se il Signore non costruisce la città invano fatica il costruttore. Se il Signore non custodisce la città invano veglia il custode. Il compito di questo costruttore, dell’uomo è l’interpretazione, naturale, del libro vivente della Natura, o soprannaturale, del Logos divino. È l’utilizzazione di una materia creata per ricreare e ricrearsi. Il riferimento princeps di questo poema trinitario è poi, come l’autrice stessa mette in evidenza nell’opera, il divino Dante Alighieri. L’aderenza è formalmente e contenutisticamente rilevante. La scelta di un tema così sublime, come la Trinità in versi denota il grande cammino spirituale che l’autrice ha fatto e fa da itinerante. La sua è una poesia vivente, libera, nascente dal cuore come uno zampillo inesauribile, fons vivus, ignis, charitas. È quello Spirito che soffia dove vuole e quando vuole, soffia nelle narici e nella vita, nella parola vivente. La poesia di Cristina in questo senso è pura effusione spirituale, è una poesia che nasce dall’ascolto, più che dalla parola. La Trinità è mistero sommo della Deità. Il mistero è mistica e mistica è la sua poesia. L’anima si perde in questo mistero e non riesce mai a raggiungerlo definitivamente, perché non ne ha mai, né potrebbe averne, una chiara, limpida visione intellettuale. Di qui la ricchezza delle parole, la ricchezza delle immagini, la simbologia. Il mistero si può raggiungere solo attraverso il simbolo, attraverso l’immagine, la favola, come in Platone, attraverso il mito. Questa “mitologia” cristiana non va intesa in senso sprezzante, negativa. Ne sono esempi le parole dei Santi presi ad immagine da Cristina stessa nel poema. I Santi dei sette sigilli diventano gli intermediari tra Dio e l’uomo. Dio è l’inafferrabile ed anche l’inesprimibile. Solo il cuore puro può avvicinarsi a Lui e poi è caro, soprattutto nei vangeli, l’uso delle parabole, delle metafore. Dio rimane sempre un Dio nascosto, non si rivela se non agli umili. I misteri del Regno vengono comunicati alle persone semplici. La scelta della poesia è la scelta di un linguaggio semplice, ma ciò che è semplice è anche, nello stesso tempo, difficile, sconcertante. Dio, Logos e Sofia nell’anima. Quella di Cristina è una “Gnosi” di salvezza, e intendiamo gnosi non nel senso negativo che si è accumulato e stratificato nei secoli e secoli di condanna e di abominio della Chiesa ufficiale verso, invece, uno spunto, uno slancio intellettuale ed umano che ha carezzato generazioni e generazioni di cristiani e che non è svanito nel nulla. Il cristianesimo ha avuto bisogno di una sua struttura di conoscenze. Sapienza e amore, questa è la sintesi. Fede e ragione, sarebbe cieco chi le vede guerreggiare distinte e separate. Questo il mistico, proficiente, perfetto che egli sia, lo sa, perché riceve da Dio stesso la conoscenza che viene data in dono a chi ha fede. Il simbolismo alchemico, esoterico, lo si può notare nella simbologia delle cifre: Tremila versi a tua lode,/ numero sacro fondamentale, cifra del cielo./ Mille terzine trinitarie di grazia fulgente e divina,/ Trono Libro Colomba, Triplice cerchio, Triangolo, Stella. Non è affatto un disagio, molti Santi, come Tommaso l’Aquinate, Alberto Magno, suo maestro, si avvicinarono agli studi alchemici. La poesia è un po’ come l’alchimia, usa la composizione degli elementi per la creazione di nuove essenze. La cosmologia antica si trova espressa nella dottrina degli Elementi che Cristina poeticamente rende con grande eleganza e senso di stupore. Aggiunge il principio della Luce, che già Grossatesta individuò come prima promanazione del divino. E se pensiamo a quanti studi su di essa hanno sconcertato generazioni di scienziati, ci renderemmo conto che anche questi scienziati dovrebbero unirsi in un unico afflato al coro di Cristina di Lagopesole. A epilogo di queste considerazioni, che sono brevi per la sede cui sono destinate - si potrebbe dire e dire su questo meraviglioso poema e soprattutto sull’autrice, un esempio raro di grandezza poetica e di vita – ci soffermiamo su un concetto bene espresso dal curatore dell’edizione Mauro Agosto della Pontificia Università Lateranense - anche l’ Ouverture di Carmelo Mezzasalma è completa e tralucente - sul Cristianesimo come terapia: l’incarnazione abolisce ogni dualismo: il divino e l’umano sono uniti senza confusione e senza separazione; il destino della storia è di essere deprofanizzata e santificata, affinché si realizzi la profezia dell’Apocalisse: et ambulabunt gentes per lumen eius et reges terrae adferent gloriam suam et honorem in illam. Con l’auspicio che giammai si avveri il contrario, che la santità si profanizzi. L’opera di Cristina è un grande rimedio ai mali dell’umanità delle anime.

Vincenzo Capodiferro

19 maggio 2012

Res Extensa, la creatività innanzitutto


RES EXTENSA, LA CREATIVITA’ INNANZITUTTO
Transitions Dance Company al Traetta di Bitonto

di Antonio V. Gelormini

La danza come espressione creativa del corpo. La tecnica come strumento pratico di esercizio, per favorire l’ispirazione all’interpretazione soggettiva nella coralità del movimento. La formazione attraverso lo scambio “contaminante” di esperienze e discipline internazionali, messe al servizio di un progetto che diventa scuola artistica d’eccellenza.
Mettete insieme tutto questo e ne verrà fuori il Trinity Laban Conservatoire of Music and Dance (London, UK), con la viva, entusiasmante e originale Transitions Dance Company: un concentrato di emozioni e di bravura, declinati nelle performance di dodici ballerini di danza contemporanea, quale risultante di una severa selezione, che si rinnova rigorosamente ogni anno.
Un modo come un altro per rinnovare costantemente lo spirito creativo di ciascuno e innescare un processo virtuoso di auto-riproduzione dello spunto coreografico, capace di tener viva quotidianamente la verve artistica di ciascun ballerino e di alimentare senza tregua la carica ispiratrice dei diversi coreografi della Scuola.
Sabato 19 maggio – ore 21.00 e Domenica 20 maggio – ore 18.00, nel quadro della stagione 2012 di “ConFine Corpo”, a cura di ResExtensa al Teatro Traetta di Bitonto (Ba), undici dei migliori giovani danzatori provenienti da tutto il mondo danzeranno in prima nazionale: “Mixed Bill”.  Con la coreografia di tre artisti internazionali: Shang Chi Sun (che ha lavorato al German Tanztheater), Hubert Essakow (ex solista di The Royal Ballet) e infine Martin Nachbar, il cui lavoro The Other/s è stato il successo con la compagnia dello scorso anno.
Spettacolo tripartito, quindi, che David Waring, il Direttore Artistico della compagnia, ha indicato: “In una prima parte di vera e propria danza, una seconda di teatro-danza ed una terza astratta, con lavoro sull’espressione del corpo per ncreare un’atmosfera”. L'individualità e l'entusiasmo dei danzatori della Transitions Dance Company e l'arte di questi rinomati coreografi rendono avvincente il tour della compagnia, e accattivante l’opportunità di catturare preziosi frammenti di performance di sicure e future stelle della danza contemporanea. 
ResExtensa è una compagnia di danza contemporanea riconosciuta dal Mibac e dalla Regione Puglia per la produzione di danza e teatro. Nasce sul territorio pugliese nel 2004 grazie al sostegno di Carolyn Carlson e all’esperienza di danza e progettazione lighting design dei suoi fondatori presso la Biennale di Venezia, come racconta ad Affaritaliani Elisa Barucchieri, la più rappresentativa tra loro.
“La danza proposta da ResExtensa esula da schemi convenzionali, sano essi classici o contemporanei, e si caratterizza per la sua natura fortemente visiva e narrativa, includendo nella sua espressione la danza aerea e aerobica, a cura particolare delle luci, le video proiezioni interattive e tridimensionali, la manipolazione del suono, la musica dal vivo, la parola e la poesia”.
“Il teatro, a sua volta, ha uno spazio di rilievo nella produzione ResExtensa”, aggiunge la danzatrice italiana, “che si avvale dell’integrazione della parola col gesto, della musica col testo scritto e rappresentato in scena, delle evocazioni delle immagini con la forza dei contenuti prettamente teatrali”.





18 maggio 2012

Il fantasy in Italia


Franco Ressa
IL FANTASY IN ITALIAEdizioni Solfanelli


Il genere fantasy viene inteso come risultante dall'unione di due altri generi quali la fiaba e l'epica, rimasti in secondo piano o dimenticati nella cultura recente, ma oggi riportati a vivere in una nuova veste. Vengono studiati gli influssi positivi, e pure le possibilità di aberrazione possibili attraverso un uso distorto del nuovo genere.
Si esamina dalla sua origine l'epica cavalleresca medievale e rinascimentale italiana, fino al suo tramonto durante il XVI secolo, e quindi il sorgere e prosperare della fiaba in epoca barocca, la sua trasformazione didattica alla fine dell'Ottocento, quindi il sorgere del genere fantasy, iniziato ad affermarsi in Italia nell'ultimo trentennio del XX secolo.
La panoramica sulle tendenze attuali del fantasy italiano tiene conto anche delle produzioni nelle arti musicali, del fumetto, e del nuovo fenomeno mondiale del gioco di ruolo, applicazione pratica e immedesimante delle tematiche e del mondo epico-fiabesco scaturito dalla fantasia di J.R.R.Tolkien.
Chiudono la trattazione un glossario ragionato di elementi e caratteristiche tipiche nel genere fantasy, e una vasta bibliografia.

Franco Ressa nasce a Torino nel 1954 dove si laurea in architettura e poi in lettere. Per alcuni anni insegna al politecnico di Milano, città dove risiede.
Si occupa di storia e archeologia e della loro diffusione, scrive saggi, studi, articoli e fumetti, esegue ricerche ed effettua scoperte, come la città romana sepolta di Forum Vibii in Piemonte, rilevata attraverso la fotografia aerea.
Avendo imparato il mestiere di due celebri maestri: Hugo Pratt e Mino Milani, usa il fumetto come tramite di divulgazione culturale. La maggiore opera è stata la "Storia del Piemonte a Fumetti", in 240 tavole disegnate da Nives Manara, sorella del famoso Milo. Tale "Storia" fu edita dal quotidiano torinese “La Stampa” nel 1993.
La passione per il fantasy matura durante la direzione artistica della rivista di giochi di ruolo “Rune” nel 1994-96. Nel 2010 pubblica l’album a fumetti fantasy "Alis", sempre per i disegni di Nives Manara.




Franco Ressa
IL FANTASY IN ITALIA
Presentazione di Paolo Gulisano
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-760-4]
Pagg. 216 - € 16,00
http://www.edizionisolfanelli.it/ilfantasyinitalia.htm

15 maggio 2012

Caffè letterario al Kim Bar di Gallarate (VA)


CAFFE’ LETTERARIO AL KIM BAR
 Gli scrittori, oggigiorno, hanno varie possibilità per presentare il loro lavoro al pubblico.
Oltre ai luoghi convenzionali, biblioteche e sedi di associazioni culturali, ecco che, in alcune occasioni, si aprono le porte di luoghi “alternativi”.
È quanto mi è accaduto di recente a Gallarate, in provincia di Varese.
Al Kim bar, la gestrice Elena, non pensa solo al suo ruolo dietro al bancone, ma grazie all’aiuto dell’associazione “Realizzando Vergiate”, ha dato il via a una serie di giornate dove, affiancando diverse degustazioni, mi ha offerto la possibilità di fare dei caffè letterari, accompagnati da buona musica.
La gente, sedendosi per assaggiare della cioccolata, piuttosto che un buon bicchiere di vino, ha anche modo di ascoltare delle presentazioni di libri e di conoscere da vicino chi fa questo lavoro; in una sede meno “seriosa” e che permette più famigliarità fra chi ascolta e chi presenta.
Questo primo ciclo di caffè letterari si concluderà domenica 10 giugno 2012, con un ultimo intervento che mi vedrà ancora una volta protagonista.
Elena e Jennifer, presidente dell’associazione “Realizzando Vergiate”, hanno saputo creare questo connubio fra assaggi e ascolto, per potere trascorrere una domenica diversa, in un luogo raccolto e accogliente che apre l’occasione al confronto.

© Miriam Ballerini

13 maggio 2012

La disoccupazione in Europa: la ricetta della commissione europea



LA DISOCCUPAZIONE IN EUROPA :
LA “RICETTA” DELLA COMMISSIONE EUROPEA
Puntare su tecnologia, sanità e green economy
  



“Siamo la prima generazione a non avere più la certezza che i nostri figli staranno meglio di noi.” E’ grido d’allarme lanciato a Strasburgo dal Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. Un Sos lavoro tanto più drammatico se rapportato ai livelli record di disoccupazione in Europa, oltre l’11%, e alle prospettive economiche per i prossimi mesi. Una situazione di grande precarietà resa più grave dalla latitanza di un’Europa unita e politicamente forte, capace di progettare un proprio modello di sviluppo sociale ed economico.
Per fronteggiare questa crisi occupazionale la Commissione europea, lo scorso 18 aprile, ha presentato un “pacchetto occupazione” con una serie di misure per favorire il lavoro in tutta la comunità europea. Chiare le indicazioni fornite agli Stati membri: incoraggiare le assunzioni, favorire la dinamicità dei mercati del lavoro interni, incentivare l’investimento nella competenze, creare un mercato del lavoro Ue.
La proposta di Bruexelles ribadisce la necessità di una più forte dimensione occupazionale e sociale nella governance europea e delinea nuove strategie per coinvolgere maggiormente i rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori nella definizione delle priorità dell’Unione. In questa direzione, la proposta identifica anche gli ambiti che presentano le migliori prospettive occupazionali per il futuro: l’economia ecocompatibile, i servizi sanitari e le ICT (Information and Comunication Technology). Si prevede la creazione di 20 milioni di nuovi posti di lavoro nei prossimi anni!
Il “pacchetto occupazionale” presentato dalla Commissione mira a sollecitare gli Stati membri a rafforzare le proprie politiche nazionali per l’occupazione, attraverso la mobilitazione delle risorse esistenti e la cooperazione con le parti sociali per stimolare il mercato del lavoro negli ambiti indicati. In particolare, vengono rivolte agli Stati dell’Unione una serie di proposte affinchè:
a)pongano in atto le condizioni per stimolare la creazione di posti di lavoro e la domanda di manodopera, offrendo sussidi alle assunzioni nel caso di nuovi posti di lavoro, spostando il carico fiscale dalla tassazione che grava sul lavoro alle tasse ambientali oppure sostenendo l’avvio di nuove imprese;
b)si migliori la pianificazione e la previsione delle necessità di manodopera nella sanità per equilibrare la domanda e l’offerta di operatori sanitari;
c)valorizzino gli ambiti che presentano potenzialmente grandi prospettive occupazionali per il futuro, come la green economy, includendo questo settore nei Piani nazionali per l’occupazione e accrescendo la conoscenza delle abilità richieste in questo ambito;
d)promuovano una manodopera altamente qualificata nelle ITC sviluppando le competenze digitali fra tutta la forza lavoro.
L’obiettivo di fondo rimane quello di rendere i mercati più dinamici e meglio reattivi al cambiamento economico attraverso una maggiore flessibilità interna, salari sostenibili e soluzioni atte a prevenire il ricorso ai contratti non standard. La Commissione europea sottolinea inoltre la necessità di offrire effettive opportunità per i giovani nonché di sviluppare l’apprendimento permanente che è un elemento chiave per la sicurezza dell’occupazione e per la produttività. In funzione della creazione di un vero e proprio mercato del lavoro Ue, per migliorare la mobilità del lavoro c’è l’impegno comunitario a rimuovere gli ostacoli giuridici e pratici che si frappongono alla libera circolazione dei lavoratori, tra cui il miglioramento della portabilità delle pensioni, il trattamento fiscale dei lavoratori transfrontalieri.
“Gli Stati membri, ha dichiarato il Presidente Barroso, devono saper cogliere queste opportunità, impegnandoci insieme, possiamo farcela”. La sfida è lanciata. Auguri, Europa!


Antonio Laurenzano

09 maggio 2012

9 maggio:festa dell'Europa

9 MAGGIO : FESTA DELL’ EUROPA
          di Antonio Laurenzano
Parigi 9 maggio 1950

Robert Schuman legge alla stampa, convocata al Quai d'Orsay, sede del Ministero degli Esteri, la seguente dichiarazione:
"La pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata senza iniziative all'altezza dei pericoli che ci minacciano. Mettendo insieme talune produzioni base saranno realizzate le prime fondamenta concrete di una Federazione europea".
L'invito di Schuman alla cooperazione si concretizzò con la istituzione della CECA, Comunità del carbone e dell'acciaio, tra Francia, Germania, Italia e Paesi del Benelux, per gestire insieme quelle materie che all'epoca erano il presupposto di ogni potenza militare. La CECA rappresenta la culla nella quale fu deposto il primo seme di un' Europa unita!
Dai lutti e dalle distruzioni della seconda guerra mondiale si alzò forte il grido di Schuman, Adenauer e De Gasperi: "Mai più guerre fra noi!"
Vinti e vincitori della Grande Guerra uniti per fissare un comune percorso
di pace e di progresso per l'Europa!
E' l'alba dell'Europa di pace! E nel ricordo di quello storico evento, il 9 maggio di ogni anno nei 27 Stati dell'Unione europea si festeggia
                                    GIORNATA  DELL'  EUROPA 
                         E' il compleanno della vecchia e cara Europa.
Simbolicamente, quella data rappresenta il primo mattone nella costruzione della "comune casa europea" fondata sui valori della pace e della solidarietà, valori che si realizzano attraverso lo sviluppo economico e sociale del Vecchio Continente.
Il futuro dell'Europa dipenderà dall'europeismo illuminato della leadership europea, ma anche dalla nostra ansia di far crescere una coscienza autenticamente europea, dalla capacità di trasmettere questo patrimonio di valori alle future generazioni, nel ricordo del testamento morale di Alcide De Gasperi, "un europeo venuto dal futuro",
"L' Europa è un'eredità destinata ai giovani"
Auguri, Europa!

07 maggio 2012

Il piacere di una sensazione pura




IL PIACERE DI UNA SENSAZIONE PURA
La voce della coscienza innanzi il theatrum aestheticum


Noi abbiamo tutto. Tutto l’effluvio delle scienze ha deviato i fenomeni originari. È la coscienza dei fenomeni a costituire il nucleo originario di ogni conoscenza. Il filosofo oggi si deve porre questa domanda. Alla coscienza si affaccia il fenomeno originario o quello indotto intenzionalmente da manipolatori, ai quali le scienze e gli intellettuali sono asserviti? Se tutta la gnoseologia da Kant in poi ha escluso la conoscenza della cosa in sé, dobbiamo chiederci però come facciamo a volere una cosa in sé, senza conoscerla? Chiariamo meglio il problema: l’intellettuale oggi deve porsi un interrogativo serio: se i fenomeni che egli accoglie nella sua coscienza corrispondono alla verità che la sua buona fede riconosce, come guardare un fiore, o corrispondono invece ad una falsa opinione indotta, come il fiore che vede nella pubblicità per comprare un profumo. Tutto passa attraverso la coscienza, anche il mondo virtuale indotto attraverso le supervisioni mediatiche. Tra la pura apparizione dell’evento, l’evento, e la coscienza si crea un inesauribile filtro di informazioni asservite unicamente ad un principio di alienazione mentale dal sé. Col nostro sguardo noi abbracciamo i tre mondi: quello fisico, quello intellettuale e quello spirituale. Ma la nostra coscienza è libera? È libero l’occhio di guardare e cogliere l’essenza delle cose? Il primo lo cogliamo con la percezione esteriore, il secondo con quella interiore, il terzo con l’occhio della mente. Abituati al sensismo dei secoli potremmo bene affermare, come Protagora: nihil est in intellectu quod prius non fuerat in sensu, Leibnitz aggiungerebbe, nisi intellectus ipse. In pratica quelle porte, che sono i sensi, compresa la porta invisibile della mente, colla quale cogliamo l’ente, sono innate. Ma d’altronde se ci pensiamo bene, ogni sensazione è innata. Infatti possiamo forse sottrarre l’occhio dalla veduta. O l’orecchio dal suono? O il naso dall’odore? Qui non si tratta di verità primarie o secondarie. Sarebbe falso ridurre tutte le verità alla sola determinazione quantitativa od estensiva, come hanno preteso per secoli le scienze. Ma torniamo al nostro problema: esiste una sensazione pura? Che non sia asservita essa stessa alla logica del denaro e del potere. Il mondo contemporaneo ha travisato ma inevitabilmente seguito la logica Kantiana che afferma a voce altisonante: l’essere è l’apparire. Noi possiamo conoscere solo il fenomeno delle cose, non la cosa. E questa affermazione rimanda al principio idealistico berkeleiano: esse est percipi. Nulla esiste al di fuori della percezione. Potrebbe dirsi ancora più forte: esiste forse qualcosa al di fuori del pensiero? O in termini heideggeriani: esiste qualcosa al di fuori del linguaggio? Fosse anche questo linguaggio il linguaggio dell’ente, o per nominare l’ente, o la dimora dell’ente. Ma in questa casa ci sono due piani: uno è quello delle sensazioni, percezioni, idee, in pratica del pensato; l’altro è quello della ragione, o del linguaggio. La parola idea, come voi ben sapete, deriva da un verbo greco che significa vedere. Idea significa visione, sia quella sensibile che quella intellegibile. Anche un cieco può vedere, anzi vede meglio, con l’occhio mentale. Qui pare vi sia un prevalere della vista, ma la vista non fa altro che sintetizzare tutta l’attività del sentire. Nell’occhio vi sono sempre due principi, uno attivo e l’altro passivo, come nell’universo intero. Il conoscere è solo una parte di questo scambio eterno di sensi. Andiamo un attimo fuori del primo principio della conoscenza, o di immanenza. Questo afferma che nulla esiste al di fuori del pensiero. O meglio esiste, nulla esiste al di fuori della coscienza. Anche l’inconscio, o il nulla, o l’irrazionale, nel momento in cui vengono pensati come non-ente, esistono in quanto nihil privativum. Schopenhauer, non a caso, alla fine del suo capolavoro, “Il Mondo”, afferma che il nulla assoluto, il nil negativum, non esiste, ma esiste solo il nulla relativo. Platone affermava lo stesso: il non-ente è la diversità tra le idee: ogni idea è sé stessa e “non è” un'altra. Tutto passa attraverso i sensi. Anche le sensazioni interne, come la gioia, il dolore, escono fuori di noi e poi rientrano attraverso i sensi, così possiamo riconoscerle. Questa è una sensazione di gioia, etc. La sensazione di una sensazione la chiamiamo coscienza. Solo la coscienza può purificare le sensazioni e riportarle al loro giusto contesto, perché questa è un qualcosa di puro, che non si mischia all’empirico sensoriale. Concludiamo questo intervento con la bella voce di Socrate, tratta dall’Apologia, del suo amato discepolo Platone:«Avviene in me qualche cosa di divino e di soprannaturale,» e proprio a questo misterioso fatto si riferì Meleto nella sua accusa al filosofo greco, «ha cominciato a manifestarsi in me fin dai primi anni: è una voce particolare. Essa, quando si manifesta, mi distoglie sempre dal fare ciò che intraprendo: non mi spinge mai, invece, a fare qualche cosa. E questa voce si oppose ad una mia partecipazione alla vita politica. Ed ha fatto benissimo, mi pare, ad opporsi. Sappiate, infatti, cittadini ateniesi, che se avessi posto mano ad un’attività politica, non oggi, certo, avrei perduto la vita, però non avrei potuto portar vantaggio alcuno, né a voi, né a me stesso».



Vincenzo Capodiferro

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