02 gennaio 2012

Rivotrill di Umberto Lucarelli


RIVOTRILL
Un romanzo sulla disabilità di Umberto Lucarelli
Rivotrill è un nome strano, che pare quello di un farmaco, eppure indica una persona, una persona diversamente abile. Rivotrill è «un instabile portatore di disabilità. In questa instabilità, in questa insicurezza, trova il motivo per cui la sua disabilità è potenzialmente un’opportunità». Paolo dice che «possiamo compiacerci nelle nostre infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce,» proprio perché «quando siamo deboli, è allora che siamo forti».Presa alla lettera da una delle lettere di San Paolo [2Cor 12,10], questa frase “ quando sono debole, è allora che sono forte!”, esprime una profonda contraddizione… Come si può essere forti se si è deboli? La nostra mente cerca subito la concretezza: Come si può dare senza avere niente? Nemo datquod non habet. Rivotrill è l’immagine profonda del debole-forte, che si confronta col suo antagonista, Ciglione, il forte-debole. Umberto Lucarelli, impegnato da anni nel campo della disabilità, si è fatto ammaliare dall’altro e l’altro in questo caso è il diverso, il diversamente abile. Ne è uscita questa penetrante descrizione della figura del disabile che si contorce tra la necessità e l’intervento e si pone e si propone all’impersonale occhio sociale. E di fronte all’apparire della disabilità, con tutte le sue contraddizioni, che faranno riflettere senz’altro qualsiasi lettore, come qualsiasi intravedente, nella fenomenologia sociale, emerge un’altra figura, attenta, osservatrice, quella dello scrittore-spettatore. Lo stile del Lucarelli è sobrio e semplice, ma non semplicistico, animato da schietto realismo e dalla sensibilità della filosofia della prassi e coglie i tratti fondamentali dell’ente. È uno stile fenomenologico: non vi aspettereste una trama ben definita, ma un insieme di “sentieriinterrotti”, per usare un linguaggio heideggeriano. E c’è in questo romanzo una esistenziale esposizione del dramma di una vita, specchio della vita che si intreccia nei dialoghi e nei rapporti, in modo ben cucito, come in una di quelle stoffe che ritraggono il vero di un’immagine ben precisa, quella del disabile, come persona e non nella sua disabilità. Importante è anche il contributo critico di Riccardo Morelli, che valorizza appunto questo senso della persona: «una persona è una persona tramite altre persone», nonché quello di Giovanni Sansone «respirare il senso dell’esistenza». Una persona è tale, come sottolinea anche il Morelli, perché ha, platonicamente un daimon. L’arte è il daimon di Rivotrill e Ciglione. Luis de Camoes, celebre poeta portoghese, l’unico bene che riuscì a salvare fu il suo capolavoro, i Lusiadi, durante il suo naufragio alla foce del Mekong. Camoes così riuscì a salvare la sua anima, la poesia. Nell’arte e nell’amore la disabilità non esiste, così Rivotrill e Ciglione nell’arte operano la redenzione dell’umanità sofferente, quello che Paolo fa nella religione: “è quando sono debole, è allora che sono forte!”. E tutto questo cammino si compie nella via erotica del divino Platone, citato dal Morelli, nel “Simposio”: «Eros è un gran daimon, o Socrate: infatti tutto ciò che è demoniaco è intermedio tra Dio e mortale». L’arte dà, come a Foscolo, l’immortalità, però è una spada a doppio taglio: ci può portare all’Uno, o farci allontanare dall’Uno. La via estetica perciò è la più ardua, rispetto a quelle etica, o religiosa, o teoretica, o pratica. «La vera disabilità è quella dell'anima che non comprende... Quella dell'occhio che non vede i sentimenti... Quella dell'orecchio che non sente le richieste d'aiuto... Solitamente, il vero disabile è colui che, additando gli altri, ignora di esserlo», scrive Gladys Rovini. Umberto Lucarelli, scrittore e regista (1961), ha pubblicato “Non vendere i tuoi sogni, mai” (1987) e “Ser Akel va alla guerra” (1991), riproposti nel 2009 da Bietti; “Fossimo fatti d’aria” (1995), “Nulla” (1999), “Pavimento a mattonella” (2001); “Sangiorgio e il drago” (2008). “Ritrovill” è il suo ultimo lavoro, pubblicato da Bietti (2011).


Vincenzo Capodiferro

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