26 settembre 2011

Tra rito e mito della 'Ndenna - prima parte


Tra rito e mito della ‘Ndenna
     Gli usi arborei in un paese della
 Lucania




1. Riportiamo alcune testimonianze dell’uso: «Il rito pagano […] si compone di tre fasi: la ‘ndenna, la cunocchia e l’innalzamento. La ‘ndenna, attualmente, si svolge la prima domenica di Giugno, con grande concorso di popolo […]. Dopo la … S. Messa mattutina, ci si riunisce nella piazza principale e … ci si reca a Favino, noto per la maestà dei suoi faggi […]. Nel bosco si va alla ricerca del faggio più diritto e maestoso che supera sempre i 20 metri di altezza e pesa tra le 13 e le 15 tonnellate […]. Una volta individuato l’albero, tutta la gente si avvicina e si procede al taglio con una motosega (una volta si usava la scure); il tronco viene sfrondato e in parte decorticato; poi viene trasportato sulla strada a forza di braccia e con l’aiuto delle pannodde: grossi bastoni preparati appena giunti nel bosco, con le scuri; servono da appoggio e da leva per spingere e guidare la ‘ndenna e le proffiche. Contemporaneamente, si scelgono altri faggi più piccoli, che vengono privati dei rami e trasportati sulla strada da un mulo, da un asinello o dal trattore. Sono le cosiddette proffiche, di altezza variabile dai 6 ai 10 metri, che serviranno per alzare la ‘ndenna. Si esce dal bosco in ordine […]. C’è la sosta per il pranzo … si gustano prodotti locali […]. Il vino si beve per lo più con la cannedda: piccolo becco di cannuccia, applicato alla bocca del fiasco, dal quale ognuno beve a garganella. Nel primo pomeriggio inizia la discesa verso il paese; prima entrano le proffiche che vengono depositate nella piazzetta; per ultima è trasportata la ‘ndenna, che fa il suo ingresso trionfale circondata da numerosissima gente […]. Fino agli anni sessanta-settanta partecipavano … i bovari e gli uomini del popolo. Di buon mattino, essi si recavano a Manca Rotonda, una località ai piedi del monte Raparo […]. Dopo il taglio si consumava una frugale colazione e poi ci si affrettava per giungere in paese prima che annottasse. La ‘ndenna e le proffiche erano trainate dai buoi […]. Le donne, che avevano preparato un ottimo buffet casereccio, attendevano gli uomini nella piazzetta del Santo […]. Durante la prima e la seconda guerra mondiale, il rito fu interrotto per mancanza di forza maschile, chiamata alle armi. La cunocchia è la chioma di un pino di 6/10 metri, che viene tagliata la seconda domenica di giugno. Anche questa volta ci si riunisce in piazza … ci si avvia verso il monte Armizzone, al suono delle fisarmoniche e delle zampogne; in località «Vidente» si procede alla scelta dell’albero. Una volta individuato, ci si dispone in circolo ed ognuno assesta un colpo di scure al tronco fino a quando non cade a terra; si eliminano i rami più bassi e si taglia parte del fusto. Poi viene trasportato a forza di braccia, tra suoni e canti, in una radura, dove i più anziani … legano insieme i rami intorno a un lungo tronco sottile, facendolo rotolare e stringendo dei nodi ad ogni giro […]. Lungo l’estremità inferiore del tronco vengono decorticate ad anello 5 o 6 tacche, che serviranno a montare la chioma tramite zanche di ferro … sull’estremità superiore del faggio […]. Una volta che la chioma è stata impastoiata, si procede … ai sorteggi di chi deve precedere la cunocchia lungo le strade […]. Verso le 15.30 … si scende verso il paese […]. Al «Piano dell’Erba», la cunocchia viene presa dai giovani che la trasportano a spalla per il paese […]. Sul far della sera, si arriva alla piazzetta […]. Il luogo del taglio della cunocchia è stato più volte variato per mancanza di pini nel territorio di Castelsaraceno che, un tempo, nella località detta ‘Spiredda’, era coperto di abeti. La loro presenza è testimoniata da grossi tronchi trovati nel fosso ‘Salso’ e ‘Vaccarizzo’. È probabile che anticamente venissero utilizzate proprio le chiome degli abeti, ora scomparsi. Per alcuni anni si è andati nel bosco comunale ‘Vaccarizzo’ di Carbone, comunemente detto ‘ Vuddo’ dai castellani; in esso si tagliava la cime di un abete bianco […]. Un tempo, anche il taglio della cunocchia avveniva in modo più riservato: erano sempre solo gli uomini a recarsi sul luogo […]. La cunocchia veniva deposta a volte nella cappella del Santo, altre volte nella chiesa Madre […]. La terza domenica di giugno si procede all’unione della cunocchia con la ‘ndenna. Di buon mattino, alla presenza di poche persone … i due elementi vengono saldamente uniti […]. Di pomeriggio, verso le 17.30/18.00, dopo aver legato ai rami della chioma numerosi cartellini di legno, detti tacche, ognuno abbinato ad una offerta consistente in agnelli, polli, prosciutti, denaro ed altro, si inizia il sollevamento con le apposite proffiche disposte a cavalletto e con la guida delle corde […]. L’operazione ha fine quando il fusto risulta perfettamente verticale e le proffiche sono tutte a terra, mentre la base del tronco viene interrata nell’apposita buca, che viene riempita di pietre e terriccio. Arriva il turno dei cacciatori che, disposti in ordine secondo il sorteggio, sparano due colpi ciascuno verso le tacche appese alla chioma; chi fa cadere il cartellino ha diritto al premio. Da oltre trent’anni non si assiste più allo spettacolo straziante degli animali colpiti che, appesi vivi ai rami, tingevano di sangue il tronco […].

continua...

di Vincenzo Capodiferro

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