30 agosto 2009

Intervista all'associazione culturale "Nuova era" di Appiano Gentile (CO)

NUOVA ASSOCIAZIONE: NUOVA ERA

Una nuova associazione culturale si sta facendo largo sul territorio appianese,
il nome è quanto mai esemplificativo di chi ci sia dietro. “Nuova era”, infatti, è formata da un gruppo di giovani volonterosi con l’intento di portare qualcosa di nuovo e di concreto per altri giovani. Con provenienza da svariati comuni comaschi e varesini.
In poco tempo si sono riuniti e si sono messi subito all’opera, avendo come campo base il centro polifunzionale Capanna blu di Appiano Gentile.
Con piacere ho appreso che i soci fondatori sono ben 14.
Vediamo di conoscerli meglio.

QUANDO E COME AVETE DECISO DI FORMARE UN GRUPPO CULTURALE?L'idea di fondare un associazione culturale era nell'aria da un po’ di tempo. Ai giovani è riservato in genere poco spazio, sopratutto qui nel comasco e dintorni. Si sentono spesso lamentele di ragazzi che chiedono spazi e occasioni per poter dar vita a qualcosa di loro. Da qui l'intento di raggruppare ragazzi di svariati comuni per dar "consistenza" a questa esigenza che però non si limita solo a voler creare eventi musicali, ricreativi o di svago. Esso vuole anche essere il punto di partenza per un progetto più ambizioso. Questo progetto consiste nel voler dare un ruolo attivo dei giovani nella crisi che l'Italia e il mondo sta attraversando. Con i fondi raccolti con le varie manifestazioni si vuole dar vita inizialmente a una sorta di microcredito per finanziare attività giovanili. Sono infatti note le difficoltà di accesso al credito per i giovani.Si vuole quindi proporre una via alternativa a ciò che ci circonda. Far in modo che i giovani si creino del lavoro e se lo gestiscano. E di fatto questo è un pò il nostro spirito; essere aperti a ogni iniziativa o proposta, anche esterna che dia sfogo alla voglia di fare e alla creatività per poter esser fieri di ciò che si è creato e per dar un esempio di come, insieme, si possono fare grandi cose.

QUALI SONO LE DIFFICOLTA' CHE AVETE RISCONTRATO?
Le difficoltà, come molte cose in Italia, sono state prettamente burocratiche. Malgrado tutto il comune di Appiano Gentile ci sta dando fiducia.

QUANTI SOCI SIETE?
Siamo 14 Soci fondatori. Nel prossimo evento durante la sagra appianese apriremo la campagna iscrizioni.


COME SONO DISTRIBUITE LE CARICHE?
Il presidente è Mirko Pisani di Como, vice-presindente Denis Vullo di Appiano Gentile e segretario Loris Lo Monaco di Appiano Gentile. Gli altri soci sono Matteo Facchetti di Lurago Marinone, Andrea Meroni di Oltrona S. Mamette, Lorenzo Carobene e Samuele Tozzi di Veniano, Zullo Stefano di Induno Olona, Zoppo Vigna Alessio Rinaldo di Albese Con Cassano, Mangione Simone, Nicola Angelinetta e Lorenzo Donadini di Uggiate Trevano, e Jonathan Crespi di Venegono Inferiore.

L'ETA' MINIMA E MASSIMA DEI COMPONENTI?
Si parte da un minimo di 20 a un massimo di 28 anni, ma per aderire all'associazione è sufficiente aver compiuto diciotto anni.

AGITE SOLO NELL'AMBITO DI CAPANNA BLU?
Per il momento si. Stiamo ricercando associazioni per collaborazioni. e magari formare una rete per supportarci e voler sostenere progetti in comune.

QUALI SONO LE VOSTRE ATTIVITA'? COME LE GESTITE?
Per adesso facciamo attività sportive, eventi musicali e culturali. Siamo suddivisi in gruppi di coordinamento e ogni gruppo si occupa di un determinato settore. Abbiamo un gruppo sportivo, un gruppo culturale e un gruppo musicale. I gruppi sono flessibili, nel senso che se ne creano di nuovi all'occorrenza e aumentano in dimensione se vi è necessità. L’ ultimo evento è stato un torneo di calcetto a 5 nel centro sportivo Capanna Blu, conclusosi con successo.

A SETTEMBRE CI SARA' UNA GIORNATA IN COLLABORAZIONE CON VITA RESIDENCE, VOLETE PARLARCENE?
Noi siamo disponibili con tutti ad eventuali collaborazioni, a maggior ragione per una giusta causa quale quella di Vita Residence che si occupa di malati mentali e anziani. Per questa occasione ha incentrato la giornata di festa sul lavoro. Ci saranno interventi in questo senso, con dimostrazioni e mostre. Vi invitiamo pertanto a intervenire domenica 20 settembre a capanna blu, durante tutta la
giornata ci sarà da divertirsi
.

PROGRAMMI FUTURI?
Abbiamo in programma di fare il concerto il 6 settembre al parco rosnati di Appiano Gentile. Le idee sono molte e stiamo iniziando a valutarle. Il nostro attuale obbiettivo è continuare a gestire il centro polifunzionale Capanna Blu valutando comunque altre alternative e organizzare svariati eventi incominciando con un raduno di vespe e mezzi d'epoca. Per il periodo invernale tornei di Playstation, cineforum e fantacalcio. Inoltre vorremmo far conoscere linux, un sistema operativo totalmente open source e secondo noi molto valido, ed infine quella di fondare un associazione per i consumatori nel comasco.

I progetti di questi ragazzi sono molti e ambiziosi, non ci resta che augurargli di farcela a portare
avanti i loro intenti e di raccogliere successi e approvazione.
La voglia di mettersi in gioco non manca, quando c’è la buona volontà si è già a metà dell’opera.

© Miriam Ballerini

Per buon auspicio il padre del vice-presidente ha composto una poesia dedicata al gruppo:


L'ALBA DELLA NUOVA ERA
Volti nuovi si elevano
nel caos delle città.
Animi tersi purificano l'aria
con ardimentose mete.
Stormi di uccelli cantano gioiosi
e danzano nel limpido cielo.
All'alba della nuova era
la luce che illumina i volti è
il susseguirsi degli eventi
in un tempo della nostra esistenza.
(c) Dino Vullo

24 agosto 2009

Libri: "Juventìade" di Ugo Tozzini

Ugo Tozzini
JUVENTÌADE
La Vecchia Signora alla guerra di Troia
Presentazione di Paolo Bertinetti

Lo scandalo di “calciòpoli” 2006, le scorciatoie procedurali e i troppi conti che non tornano di un epocale processo di piazza e di palazzo contro la squadra più popolare, amata e invidiata d’Italia sono qui raccolti in un variegato collier di frammenti epistolari critici e accorati. Filo conduttore la passione profondamente ferita dell’autore e la sua rabbiosa speranza che venga finalmente a galla tutta la verità di quell’affaire, di quell’“aborto giuridico” e “imbroglio senza precedenti”, quale l’operato della giustizia sportiva fu definito senza mezzi termini da eminenti giuristi e procuratori federali. Quello che l’onda anomala di fango di “calciòpoli” ha fatto alla Juventus e a legioni di suoi civilissimi tifosi non è rimediabile né risarcibile, perciò non dovrà essere dimenticato, né tantomeno consegnato sminuito e contraffatto alla futura memoria del calcio italiano. Le tardive sentenze della giustizia ordinaria si sono incaricate di spazzare via come indimostrato e postulatorio ogni teorema che ipotizzava fantomatici “sistemi Juve”, inesistenti “associazioni a delinquere”, farseschi “illeciti strutturati e ambientali” e, soprattutto, fosche “cupole” tanto care ai dietrologi. Hanno dato ragione, ma inutilmente, alle rasoiate polemiche dell’autore in difesa dell’onore oltraggiato della sua Signora Gioventù. Hanno restituito la consapevolezza, smarrita, di sé stessi a milioni di appassionati juventini, cui peraltro anche la Proprietà da parte sua è debitrice di qualche rossore di vergogna.
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Ugo Tozzini (Torino, 1941), padre di quattro figli, ingegnere civile, oblato benedettino e imprenditore.
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Fonte: ufficio stampa Tabula Fati

23 agosto 2009

Geografia: gli uomini che abitano e quelli che viaggiano

Nota enciclopedica
Per il geografo francese Le Lannou, personaggio schivo e solitario, lontano dal progresso, la parola 'abitante' deve necessariamente derivare dal latino 'habere', cioè possedere, appropriarsi.
Abitante è dunque l'individuo che prende possesso del territorio nel quale vive, definizione questa condivisa dalla maggior parte dei geografi contemporanei, compreso il marxista George.
Per questa ragione, per il fatto cioè che abitare non significa solo una posizione geografica, ma un tempo trascorso, condiviso col territorio, un tempo nel quale l'abitante 'fa il solco' all'ambiente ed è al tempo stesso, in un rapporto mutuo, 'consumato', plasmato dall'ambiente di cui si appropria, per questa ragione si tende a considerare particolarmente adatte ad essere 'abitanti' le popolazioni rurali e contadine.
Non è che con questo si possa considerare il mondo contadino completamente immobile: è un mondo che nei millenni ha certo conosciuto un progresso molto limitato perché non ha veri orizzonti se non quelli naturali, eppure è questo il mondo dal quale sostanzialmente tutti proveniamo e che si è traformato in un mondo veloce, portando con sé tutta la scienza geografica.
I mezzi di trasporto veloce oggi ben conosciuti che a partire dagli anni Cinquanta hanno progressivamente superato e surclassato il piroscafo hanno modificato lo spazio vissuto degli uomini al punto che oggi con il termine 'nomade' non si indende più necessariamente quel che si indendeva un tempo.
Le migrazioni ad esempio sono sempre esistite, ma le grandi differenze di ricchezza tra il nord ed il sud del mondo, oltre alle già citate maggiori possibilità di trasporto, fanno sì che oggi la pressione migratoria sia la più alta mai registrata.
I migranti sono sì nomadi, ma non per vocazione o per cultura come un tempo avveniva, bensì per necessità di sopravvivenza.
Nomadi moderni sono anche i viaggiatori per piacere, i turisti, attratti dal sole o dalla neve, quelli per lavoro che passano in viaggio la maggior parte del loro tempo, o i rari 'viaggiatori esteti' che secondo Frémont siedono un po' in disparte, facendo del viaggio "un'opera personale, una lettura vivente, un'avventura senza rischio, una scoperta degli altri in altri luoghi". La riflessione è che nel mondo contadino questi ultimi non dovevano essere poi così rari e che tutto questo gran girare moderno non dovrebbe differire poi molto, almeno per gli spiriti più acuti, dal viaggio dell'uomo che cerca e ritrova infine se stesso.
E qual è dunque la condizione dell'uomo medio contemporaneo? E' quella dell'abitante viaggiatore che vive e consolida il proprio spazio vissuto, il quale però risulta sostanzialmente allargato dalle possibilità che la modernità offre anche a chi non ha molti mezzi. Dal nonno che accompagna il nipote a scuola, alla famiglia che si sposta nella casa al mare per il week end, l'uomo contemporaneo vive in un mondo mobile, dove la permanenza crea esigenze di movimento mentre la mobilità trova nella residenza l'elemento rassicurante del radicamento al suolo. Fondamentalmente, ma questa è una mia riflessione, l'abitante viaggiatore è un abitante veloce, perché è convinto che la modernità gli porti frutto, quando smette di correre per redenzione o necessità ridiventa subito abitante o, al limite, un 'viaggiatore esteta'.
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Autore: A. di Biase
Fonte: Armand Frémont, "Vi piace la geografia?", Carocci editore
Revisione: 31-01-13

Libri: “Viaggio in Italia” di Mario Tozzi

di Antonio V. Gelormini
E’ come una spolverata di origano su un invitante piatto di pane e pomodoro. O come le triglie “agostinelle” in una classica frittura mediterranea di mezz’estate. “Viaggio in Italia” di Mario Tozzi, Ed. De Agostini, 2009 - pp. 333, € 18,00 è un raffinato e naturale compendio ad ogni guida turistica del Bel Paese. Per viaggiatori attenti ed esigenti, in cerca perenne dell’inusuale, dell’autentico e del più intimo spirito identitario dei diversi territori. Una sorta di volo del calabrone, inarrestabile, dall’una all’altra delle “100 + 9 emozioni” di un ‘Italia ricca di tesori, per lo più visibili ed ammirabili a cielo aperto. Ma altrettanti da scoprire, contemplare, cogliere, assaporare e gustare nelle pieghe gelose e pudiche di un caleidoscopio di percorsi ancora poco conosciuti, che rendono tutt’oggi il Tour in Italia un’esperienza unica ed indimenticabile. Un calepin ricco di suggerimenti per itinerari fai da te. Ma anche il canovaccio prezioso per una serie interminabile di spunti per operatori turistici, guide ed accompagnatori, animati dal fuoco sacro dell’originalità e del servizio di qualità. Sacerdoti laici o vestali di quella particolare liturgia-viaggio, celebrata per turisti-ospiti d’ogni dove e religione, per conquistarne l’animo e renderli “fedeli nel tempo” alle nostre bellezze. Mario Tozzi, geologo e primo ricercatore del Cnr, è autore del settimanale di Rai Tre Gaia – Il pianeta che vive, conduce su La7 La gaia scienza con il Trio Medusa, ed è presidente dell’Ente Parco Nazionale Arcipelago Toscano. Divulgatore scientifico appassionato, ed ora cicerone virtuale senza megafonino, ci invita a volare e ad inseguirlo, coltivando la suggestione della curiosità e il piacere arricchente del rapporto interpersonale. Dalla conta dei cipressi che da Bolgheri vanno a San Guido in Toscana, alla scoperta dell’origine della leggenda dei ciclopi al Museo Gemmellaro in Sicilia. Dall’arrampicata sulle Dolomiti lucane, al rapimento del sarcofago del Tuffatore a Paestum, fino all’incanto dei tramonti di Acciaroli nel Cilento, che ammaliarono e ispirarono persino Ernest Hemingway. E’ come essere davanti a un cesto di ciliegie: l’una tira l’altra, in un incessante susseguirsi di piacevoli sorprese. Ma anche l’invito ad accarezzare i mosaici di Santa Maria in Cosmedin a Roma, ad acquistare il sale puro di Margherita di Savoia in Puglia, per usarlo d’inverno per i bagni casa e a degustare il tartufo nero a Pizzo Calabro. O la sfida a riconoscere i volti dei santi nei mosaici di San Vitale a Ravenna, a scendere dal Gran San Bernardo lungo l’antica Via Francigena, e a soffermarsi al limite dell’infinito a Recanati. Sono solo l’assaggio di una degustazione sui generis di un mix di offerta, che presenta in maniera complementare costa ed entroterra, mare e monti, colline e città d’arte, metropoli, villaggi e borghi autentici. Una contaminazione di entusiasmo che ci spinge a segnalare, in un virtuoso slancio d’amore per l’Italia intera, i mosaici della Cattedrale di Bitonto e l’apoteosi del Grifo bizantino, i trabucchi dell’Adriatico, la passeggiata nei quadri di Norberto a Spello, e il Giardino dei Sapori perduti nell’Antica Daunia, con la secolare cantina dove invecchia il Nero di Troia. Tappe magari per un nuovo volo del calabrone-Tozzi. Un viaggio che potrebbe ripartire proprio dalla toccata di Capo Passero, la punta più a Sud dell’Italia (anche più a Sud di Tunisi e Hammamet), patria di quei pomodori Pachino ineguagliabili, con sale, origano ed olio d’oliva, ad esaltare il pane quotidiano di un’identità nazionale racchiusa nei canonici tre colori.
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Fonte iconografica da Google: www.ibs.it

22 agosto 2009

Geografia: il concetto di 'spazio vissuto'

  E' un concetto non facile da esprimere quello di 'spazio vissuto' perché comporta una relazione tra ciò che 'esiste' e ciò che viene percepito. Il geografo francese Frémont risolve in maniera brillante la questione riconducendo questa definizione al rapporto tra la geografia e l'arte. Lo spazio vissuto è in fondo, il paesaggio di ognuno, quello che ognuno di noi potrebbe dipingere su tela o scolpire nella pietra: non dunque la realtà oggettiva ma pù semplicemente quella che noi percepiamo e porteremmo a rappresentazione simbolica della nostra realtà se volessimo o se fossimo chiamati a farlo utilizzando gli strumenti a noi più congeniali. Lo spazio vissuto è diverso per ciascuno di noi, ma è condivisibile nell'espressione artistica perché il nostro spazio possiede elementi comuni a quello degli altri.
Non si tratta dunque di uno spazio costituito solo da elementi materiali o, per così dire, 'visibili', perché non è fatto solo di distanze, ma di spazi percepiti diversamente in base alle velocità di spostamento, al valore affettivo o ecologico, anche emotivo, di ciò che incontriamo.
Lo spazio geografico vissuto è dunque 'personale', legato all'immaginario di ognuno, un confine psicologico che noi stessi ci costruiamo fin da bambini a difesa del nostro mondo, diverso da ciò che, volontariamente o meno, ancora non conosciamo: numerosi studi hanno tuttavia messo in evidenza che le variazioni dello spazio vissuto sono, in generale, fortemente influenzate da quattro fattori principali.
L'età ha un rapporto ciclico con lo spazio vissuto, perché quest'ultimo tende ad ampliarsi nel bambino, fino all'età adulta, per poi restringersi in ambiti sempre più limitati nella III età, fino alla morte.
Il sesso è motivo di differenziazione dello spazio vissuto e anche se nelle società moderne questo tipo di differenze si sono di molto attutite, rimangono tuttavia evidenti tracce concrete, soprattutto nelle società più legate alle antiche tradizioni (come quella islamica) di questa differenziazione. Frèmont ne fa intelligentemente una questione di 'sessualità esterna' e quindi di una psicologia rivolta al di fuori nel caso dell'uomo, oppure di 'sessualità interna', femminile. Molto interessante.
Le classi sociali, in senso marxista, sono pure (secondo Frémont, ma non sono d'accordo) un fattore determinante nella possibilità data agli individui di ampliare il proprio spazio vissuto. Per i geografo francese una maggiore disponibilità economica ed esempio è in generale motivo di allargamento della propria percezione geografica.
La cultura, non è difficile ammetterlo, ha un suo ruolo nella questione, ma è stato anche dimostrato che addirittura culture collettive possono porcepire la realtà naturale come qualcosa di completamente diverso le une dalle altre. Interessanti sono stati a questo proposito gli studi condotti negli anni Sessanta da Jean Gallais, il quale ha dimostrato che popolazioni appartenenti a gruppi culturalmente molto distanti fra loro, come ad esempio quelli che abitano il Delta del fiume Niger, possono percepire il territorio da loro tutti abitato in maniera completamente diversa gli uni dagli altri. Il subtrato culturale al quale gli uomini appartengono è dunque fondamentale nella percezione della realtà geografica.
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C'è poi un problema, legato allo studio degli spazi vissuti, ed è quello della loro stabilità. Tanto più uno spazio geografico risulta stabile nel tempo, magari per secoli, tanto più facilmente è studiabile, perché il territorio fisico finisce per omogeneizzarsi con gli usi, i costumi, la psicologia degli individui e dei gruppi. Per questa ragione le società contadine, che hanno un loro lungo vissuto, sono molto più stabili e studiabili in maniera strutturata e semplificata rispetto ai grandi spazi della mobilità metropolitana, i quali non possono essere domati senza l'ausilio di tecniche sofisticate e della cosiddetta geografia quantitativa.
Più difficili ancora da studiare sono gli spazi della marginalità, della gente che non si è integrata nelle civiltà contadine, ma neppure in città: a questi spazi appartengono gli uomini che ancora vivono nelle foreste, o nel Grande Nord artico, ma anche quelli che quotidianamente si imbarcano tra una sponda e l'altra del Mediterraneo, i quali spingono verso un mondo nuovo e la creazione di un nuovo spazio vissuto e condiviso.
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Il concetto di spazio vissuto ha finito anche per riproporre quesiti antichi e mai risolti, fino alla nascita di geografie d'avanguadia come la Humanistic Geography, di origine statunitense, la quale mette l'uomo al centro dell'osservazione geografica. Non esisterebbe dunque una geografia davvero oggettiva, bensì sempre e solo una pecezione geografica da parte dell'individuo.

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Autore: A. di Biase
Fonte: Armand Frémont, "Vi piace le geografia?", Carocci editore
Fonte iconografica da Google: sorgente non più disponibile.
Rev: 31-01-13

10 agosto 2009

Mia madre non mi ha mai spazzolato i capelli

MIA MADRE NON MI HA MAI SPAZZOLATO I CAPELLI
di Marilyn French
© 1987 RCS Rizzoli libri s.p.a. pag. 891 € 11,00
ISBN 9788817001342

Scritto in prima persona è un romanzo lungo, intenso, doloroso.
La French, femminista convinta, ci narra la storia di 4 generazioni di donne, dalla nonna emigrata dalla Polonia all’America, fino agli anni 80 dei figli di Anastasia, voce narrante del libro.
Mia madre non mi ha mai spazzolato i capelli, così inizia il suo racconto Belle, la madre di Anastasia. Quando lei ha nove anni comincia a raccontarle quale inferno è stata la sua vita, da “polacchese”, come veniva definita allora la sua gente.
I tormenti di sua madre prima di lei, il tutto narrato attraverso il lavoro, la fatica. I pasti, gli odori delle pietanze, i sacrifici per mettere in tavola un pasto decente.
La vita di Belle, seduta a cucire cappellini di organza per guadagnare qualcosa in più per permettere alle figlie di studiare, di non restare ignoranti come lo era stata lei.
Anastasia, alla quale la madre Belle ha sì spazzolato i capelli, ma non ha saputo comunque trasmetterle amore. Non si può dare quello che non si è avuto.
Anastasia e la sorella crescono in questo stato di disaffezione, a convivere con una madre arrabbiata, triste, morta.
Il libro viene narrato in prima persona da Anastasia, fotografa di successo, che gira per il mondo, catturando immagini stupende. Si sposa due volte, ha tre figli, ma la carriera viene prima di tutto.
Non accetta che le donne siano obbligate e costrette nel loro ruolo di amanti, di madri, di mogli. Vive come un uomo. Restando alla fine sola, nonostante le decine e decine di amanti che ha avuto.
Finirà col mettersi insieme a una donna, Clara, presente in tutto il romanzo quale entità non ben definita, consigliera di un’Anastasia ormai vecchia e consumata, morta, come la madre.
Solo alla fine si saprà chi è Clara e quale ruolo ha avuto nella vita dell’altra.
E’ un romanzo intenso. Ha dietro sé una ricerca di sapori, di odori, di usanze. Ci presenta un mondo ormai sorpassato, ma talmente attuale se paragonato ai nuovi emigranti.
Ci presenta donne diverse fra loro, unite e allo stesso tempo divise e combattute.
Fa riflettere sul ruolo delle donne, sui loro compiti e obblighi e doveri. Sul piacere delle donne, su
quanto sopportino e quali siano i loro desideri.

© Miriam Ballerini

Buone ferie

  Buone ferie a tutti voi, lettori e collaboratori. A rileggerci dal 20 agosto! Insubria critica