04 aprile 2009

Storia greca: la pólis

Nota enciclopedica

Sebbene diverse comunità di Greci del nord e del centro conducessero una vita pastorale all’interno di grandi organizzazioni collettive dedite alla transumanza e denominate éthnos, la maggior parte dei Greci in età classica si organizzarono in città stato dette póleis.
Nella pólis greca non esisteva una distinzione tra lo stato e la società civile, come avviene modernamente. Per pólis si indendeva la comunità dei cittadini; certo è possibile ricordare che la parola ha un'origine indoeuropea, con il significato di ‘roccaforte’, ma il senso più autentico che i Greci le davano è espresso da Aristotele nella Politica quando parla di koinonía tòn politón , e cioè la comunità, la collettività. Nella Grecia antica non esisteva quindi l’individuo a sé, con i suoi diritti, la libertà era solo all’interno della comunità e l'appellativo di 'apolide' a quel tempo dovette essere particolarmente disonorevole.
Nelle grandi pólis si sviluppò enormemente il senso di appartenenza dei cittadini alla città e l’agorá (la piazza) fu centro della comunità politica oltre che nucleo commerciale della città. Tutti i cittadini maschi, adulti e liberi avevano il diritto della partecipazione politica, che non era obbligatoria, ma in genere abbastanza sentita.
Difficile dire se questa forma di stato vada a costituire un elemento di completa novità nel mondo antico, tuttavia è giusto dire che pólis indica un modello di organizzativo che è stato codificato sostanzialmente dagli usi di una grande città come Atene, ma che non si sviluppò ovunque, come è lecito credere, allo stesso modo: quindi non tutte le città greche furono póleis così come non tutte le póleis furono città. In molti casi le póleis furono piccoli agglomerati urbani di al massimo qualche migliaio di abitanti.
Più in generale si trattò di spazi rurali contornati da attività agricole, cintati da mura e con all’interno aree destinate a funzioni pubbliche e dispute. Le mura, va detto, ebbero spesso una funzione simbolica poiché in Grecia la comunità e lo stato erano la stessa cosa: nessuno quindi si sarebbe sognato di identificare la città con una fortificazione. Sparta ed esempio fu una pólis senza mura.
La vita privata dei Greci si esercitava in genere con il possesso di una casa e di un lotto di terra, ma come cittadini avevano accesso a tutti i luoghi pubblici, dai quali non potevano essere esclusi, sebbene non potessero farne un uso privato.
In origine la pólis fu aristocratica, con un potere a pochi che veniva giustificato con la nobiltà di nascita e con le ricchezze accumulate dalle famiglie più in vista. La società era organizzata in tribù, géne e fratrie.
Le tribù erano in origine 7 ed avevano essenzialmente una funzione di organizzazione militare.
I géne erano gruppi di famiglie aristocratiche che usavano identificarsi con un nome collettivo.
Le fratrie erano invece gruppi di géne uniti da vincoli religiosi e da legami di fratellanza che non avevano un’origine familiare e che esercitavano una forte influenza sul mondo politico greco.
La pólis aristocratica mise in evidenza i suoi limiti con la cosiddetta “riforma oplitica”, una riforma militare che portò la fanteria a sostituire in molti casi la costosa cavalleria. Coinvolti in battaglia, i cittadini meno abbienti persero con questo molta della riverenza originaria nei confronti dell’aristocrazia, emancipandosi politicamente e ponendo le basi per forme di governo democratiche o miste.
A spingere verso forme di governo condiviso da tutti o da molti intervenne anche il desiderio di evitare quelle situazioni di instabilità politica che erano tipiche dei regimi oligarchici e che avevano dato pessimi frutti, come i regimi tirannici del VII e VI secolo a.C. Con il termine Tỷrannos si indicava un personaggio politico opportunista che, sfruttando situazioni ingarbugliate, veniva ad assicurarsi un potere assoluto. Molte póleis greche fecero questa brutta esperienza e sebbene la tirannide dimostrasse di potersi presentare in molte forme, anche moderate, nell’immaginario dei Greci questo governo ‘di uno solo’, finì per diventare esempio di massima negatività.
Nel situazioni di crisi si cominciò allora a cercare soluzioni alternative, come la formulazione di leggi scritte, che non erano certo una consuetudine antica, alle quali tutti dovettero attenersi, secondo il principio dell’isonomía.
Le póleis della Magna Grecia in fine, costituiscono un modello a sé: esse furono infatti spesso fondate da cittadini greci spinti ad emigrare dalle persecuzioni politiche o economiche, ebbero quindi tendenzialmente governi moderati, con un potere oligarchico che tese a ridistribuirsi nel tempo. Era difficile in questi luoghi ricorrere al diritto di tradizione orale, a causa delle diverse provenienze dei coloni; si sviluppò dunque un diritto scritto, comparso per la prima volta ventisette secoli fa nella colonia ionica di Locri Epizefiri. La pólis coloniale ebbe inoltre la tendenza ad essere costruita con una pianta più regolare, che rispettava assi ortogonali ed orientati, frutto dunque anche di conoscenze geografiche e geometriche acquisite. Ebbe per questo un’architettura impostata, cosa non sempre riconoscibile nelle póleis più antiche.
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Autore: A. di Biase
Fonte: G. Poma - "Le istituzioni politiche della Grecia in età classica" -
Edizioni Il MulinoFonte iconografica: http://hsc.csu.edu.au
Rev. 01-02-13 AdB

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