05 aprile 2009

Geografia: la combinazione geografica



E' del 1950 la pubblicazione "La Geografia" di André Cholley, nella quale viene illustrato il concetto di combinazione geografica. Per molto tempo la geografia si è infatti occupata della scoperta del mondo e della sua descrizione fisica, ma oggi questo non è più sufficiente anche perché la geografia convive con molte altre scienze come ad esempio la storia e la botanica, le quali rischiano di fagocitarla rendendola inutile o comunque una scienza dal "ventre molle".
Cholley parlò invece della geografia come di una scienza di sintesi il cui oggetto di studio non è il singolo terreno o il singolo fenomeno, il quale spesso compete anche ad altre scienze (geologia, metereologia, demografia ecc.) bensì una combinazione di alcune o tutte queste condizioni. Non è infatti possibile conoscere un terreno senza conoscere il clima che lo interessa o conoscere le tecniche agricole senza considerare altri fattori.
L'idea della combinazione è dunque buona sul piano teorico, sebbene esistano dei limiti nella comparazione dei dati, perché la combinazione è un'idea che mette assieme la popolazione con il clima, con le acque ed i rilievi, dati quindi non direttamente comparabili in assenza di un vero e proprio modello di interazione fra le diverse componenti. Negli anni Cinquanta non esistevano strumenti di calcolo evoluti, quindi la comparazione dei dati e la loro relazione non doveva essere semplice da gestire, tuttavia l'idea della combinazione, che è in fondo un'approccio umanistico all'interazione fra scienze diverse, è nata con Cholley.
Oggi la 'combinazione' è a quanto pare scomparsa anche dai dizionari di geografia, per lasciare il posto ad un concetto più evoluto, quello di sistema. George e Verger lo definiscono come l'insieme delle relazioni strutturali e dinamiche fra dati relativi alle componenti economiche, sociali, tecniche e politiche che sono caratteristiche di uno spazio geografico, il quale è a sua volta in relazione ad altri spazi geografici.
Il sistena ha il vantaggio non da poco di avere una definizione molto precisa, aprendo così lo spazio allo sviluppo di modelli teorici e, oggi si può dire, matematici molto complessi.
Di contro è proprio questa complessità a rendere oggi difficile l'approccio ad una geografia moderna, che senza l'importante mediazione delle scienze umane, sarebbe riconducibile ad un sistema di equazioni, rimanendo importante ma sfuggendo completamente al comprensione dei non addetti ai lavori.
Spesso, e questa è una caratteristica dei geografi anglosassoni, evidentemente più saggi, si preferisce evitare di considerare la globalità dei sistemi per concentrarsi sulle relazioni tra alcune delle componeti dello spazio geografico: ridimensionando il problema si può comunque contare, a richiesta, sull'ausilio della teoria dei sistemi e dell'informatica, senza però perdere di vista la concretezza del discorso e la sua relativa semplicità.
Su questa base si descrivere - a titolo di esempio - quattro modelli di spazio geografico, i cui concetti sono generalizzabili.
Lo spazio preistorico: è uno spazio nel quale la densità di popolazione è molto bassa, dedita ad attività di raccolta, caccia e pesca, quindi é fortemente condizionato dagli elementi naturali: i fiumi, i mari, i rilievi, la conformazione del territorio. Qui l'uomo è un elemento del territorio, ma è sostanzialmente dominato dall'ecosistema. Spazi così esistono ancora, ma sono oggetto di ricerca più che altro per gli antropologi.
Lo spazio rurale: è uno spazio con una densità di popolazione di 10-100 abitanti per kmq. E' addomesticato, come si potrebbe dirlo di un animale o di un orto, ma continua a seguire i cicli naturali anche se è modellato dall'uomo. Quello contadino è uno spazio sufficientemente semplice, qui è dunque ben applicabile la combinazione di Cholley per le interazioni uomo-ambiente.
Lo spazio città-campagna: è il modello spaziale moderno al di fuori delle grandi concentrazioni urbane, che vive il perenne contrasto e la combinazione tra aree dove la natura è ancora predominante ed aree dove oramai è del tutto dominata.
negli anni Sessanta alcuni studiosi come Juillard hanno tentato di risolvere questo contrasto distinguando tra regioni "omogenee" e regioni "polarizzate", ottenendo però solo un parziale successo.
Lo spazio metropolitano: qui l'uomo ha preso il sopravvento e la natura, pur presente, appare confinata in spazi ben definiti: gli argini dei laghi e dei fiumi, i giardini, i parchi. Le strutture della metropoli sono sociospaziali perchè gli spazi ristretti non solo devono tenere conto dell'interazione tra l'uomo, gli spazi da lui costruiti e la natura residuale, bensì anche dello spazio percepito, della velocità degli spostamenti di uomini e mezzi, nonché della volonta degli uomini di condividere la propria vita con quella altrui. Secondo Frémont il sistema della combinazione di Cholley è qui ancora utile, ma sono forse più efficaci le teorie sui sistemi complessi.
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Autore: A. di Biase
Fonte: Armand Frémont - "Ti piace la geografia?" - Carocci editore
Fonte iconografica: Google

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