30 marzo 2009

Geografia: ancora sulla carta geografica

  Al geografo francese Frémont piace pensare alla carta geografica come ad uno strumento di grande fascino nei confronti dei bambini i quali, pur continuando ad osservare i planisferi appesi alle pareti della loro classe, hanno oggi certo molti più strumenti di conoscenza rispetto ai loro coetanei del passato.
E’ opinione di questo geografo umanista che la carta geografica sia molte cose a un tempo.
La carta è una rappresentazione in scala di una porzione dello spazio terrestre, è imperfetta perché oltre ad essere una riduzione è anche una proiezione, ma rispetta delle regole rigorose. Si tratta quindi di uno strumento che, a partire dalle prime rappresentazioni babilonesi, si è affinato nel tempo, per diventare indispensabile a partire dall'epoca delle scoperte geografiche. Con la rivoluzione quantitativa poi il livello di perfezionamento e di dettaglio delle carte è migliorato in maniera incommensurabile a partire dal 1950, quando le carte si disegnavano ancora a mano, fino ai giorni nostri. La enorme quantità di dati gestibili oggi, ha inoltre reso la carta geografica uno strumento a portata di click, che ha rivoluzionato il lavoro del geografo attraverso una utilizzazione assai più duttile che in passato. I GIS, i sistemi di informazione geografica, la fanno oggi da padrone nel settore.
E’ però molto importante rilevare che la carta non ha un valore assoluto, è solo una rappresentazione umana della realtà, tanto è vero che non si potrebbe mai arrivare a dire che una carta in scala 1:1 è la realtà, poiché ciò che viene rappresentato ha sempre un valore simbolico, legato al modo di pensare di chi la disegna. Ad esempio il geografo Gould ha scritto un testo sulle “Mappe mentali”, ad indicare che ciascuno può costruire una propria rappresentazione dello spazio che lo circonda.
Interessante è anche notare che le carte possono ingannare, perché possono mettere in evidenza, senza necessariamente mentire, una cosa piuttosto che un’altra, una città, una via di comunicazione, un rilievo accentuato con il colore: in pratica non esiste una carta senza il cartografo, senza una studio accurato su ciò che si vuole mettere in evidenza.
Per questo lo studioso francese pone l’accento sulla legenda, nel suo doppio valore, di decodifica della mappa da un lato, ma anche sul suo significato mitologico, sul linguaggio che esprime chi la progetta e sulla interpretazione simbolica da parte di chi la legge. La legenda esprime infatti informazioni che non sono generalizzabili ad altre carte.
C’è infine da vedere la carta come punto di forza. Noi siamo abituati a pensare che la carta sia uno strumento per tutti e di tutti, in parte è così, ma non va dimenticato che essa è uno strumento di potere politico, perché delimita, quindi non è strano pensare che tutti i grandi paesi siano interessati ad una cartografia militare, quella con scala compresa tra 1:20.000 ed 1:200.000 . Chi ha mappe satellitari molto accurate, le conserva gelosamente, spesso nascondendone una visione completa agli stessi paesi alleati. La carta, militarmente, ha un enorme valore simbolico, perché trasforma uno spazio generico in uno spazio che si possiede o che non si possiede.
E’ poi un punto di forza nello sviluppo territoriale perché può mostrare ciò che piace e nascondere ciò che non piace e viceversa, diventando uno strumento per la progettazione, la propaganda e la simulazione, così come può essere mezzo adeguato di analisi del sociale, mettendo in evidenza ad esempio le aree più ricche, più pericolose, meno alfabetizzate di un paese.
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Autore: A. di Biase
Fonte: Armand Frémont - "Vi piace la geografia?" - Carocci editore
Fonte iconografica: Google

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