06 febbraio 2009

Letteratura: Giovan Battista Marino

   Il principale esponente del barocco letterario, altrimenti detto 'marinismo', nasce a Napoli nel 1569.
Lasciati presto gli studi di giurisprudenza per dedicarsi alle lettere Marino cade subito in un paio di incidenti con la giustizia, prima per aver 'sedotto' una ragazza, poi per falsificazione di documenti.
  In ogni caso dopo la pubblicazione della prima opera nel 1602, le Rime, si unisce alla corte del cardinale Aldobrandini.
  Poi sarà a Torino, presso Carlo Emanuele I. Qui diventerà famoso per una disputa, prima letteraria poi armata, con il segretario ducale, il poeta Gasparo Murtola, graziato dal duca per intercessione dello stesso Marino dopo che quest'ultimo era scampato ai proiettili del primo.
  Nel l'11-'12 torna in carcere e qui si dedica all'ampliamento della sua raccolta di rime, che uscirà nel '14 con il titolo di Lira.
  Nel '15 si reca a Parigi presso Maria de'Medici dove, ottenuta una rendita, si dedica alla risistemazione delle ultime opere: la Galeria(1619), la Sampogna (1620) e l'Adone(1623).
  Morirà a Napoli nel 1625, dove si era trasferito per trascorrere gli ultimi anni, accompagnato dai dodicimila volumi della sua biblioteca personale.
  E' molto interessante sforzarsi di capire il senso del successo mariniano, perché se è vero che l'autore fu un buon uomo di corte, accorto alla coltivazione delle giuste conoscenze, come quelle di Tasso e Tassoni, Marino non avrebbe potuto raccogliere tutto questo successo, in Italia ed Europa, che lo portò ad essere considerato il più grande poeta vivente e che ancora oggi lo pone a riferimento del Seicento letterario italiano, se non fosse stato in grado di raccogliere ed interpretare le forti istanze di rinnovamento che furono proprie di quel secolo. Marino è certo poeta "del lusso e della lussuria" come è stato da alcuni definito, ma è soprattutto autore in grado di leggere la "svogliatura" del secolo XVII, stanco dei canoni del modello classico, e di interpretarla in una chiave molto singolare, attraverso uno stile che fa proprio dell'assenza di regole il suo punto di forza. In Marino l'estetica non può essere subordinata alla regola e quindi il poeta, ribelle, si prende il lusso di costruire una realtà più complessa di quella immediatamente percettibile, attraverso l'utilizzo di un linguaggio ricercato e di un sapiente uso della metafora che porta il lettore alla meraviglia, al continuo esercizio estetico, al "far inarcar le ciglia" che è per l'autore barocco il fine ultimo della poesia. C'è in Marino, a ben pensarci, una certa affinità con il ben più tardo e maggiore Oscar Wilde, anch'egli spesso accusato di plagio letterario, quando si voglia comprendere che per questi autori la realtà non è data, non è madre, bensì figlia del poeta, il quale in una qualche maniera la partorisce.
  Non è dunque strano che Marino contrapponga il suo Adone, celebrazione dell'esperienza sensuale ed erotica vista addirittura come mezzo di elevazione dell'uomo, al capolavoro della letteratura controriformistica, La Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. Non fu strano vedere la Chiesa ostacolare la pubblicazione della principale opera di Marino, l'Adone appunto, la quale venne definitivamente iscritta all'Indice dei libri proibiti nel 1627.
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Opere di Giovan Battista Marino

- Rime (1602)
- Lira (1614): nuova ed ampliata raccolta di poesie, frutto del lavoro carcerario.
- Galeria (1619): componimenti a tema artistico su dipinti e disegni.
- Sampogna (1620): idilli pastorali.
- Adone (1623): lungo poema di argomento mitologico, che esalta l'esperienza erotica.
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Autore: A. di Biase
Fonte: La letteratura, Baldi-Giusso-Razetti-Zaccaria, Vol. III, Paravia . Il post contiene tuttavia considerazioni personali, non imputabili al testo di riferimento.
Fonte iconografica:
www.einaudi.it

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