20 febbraio 2009

Letteratura: Machiavelli: Il Principe

  Il Principe è l'opera madre dello scrittore fiorentino, considerato proprio per questa il padre della scienza politica moderna. Si tratta di uno scritto volutamente asciutto, completamente privo di ampollosità, caratterizzato dalla volonta di sviluppare un discorso privo di presupposti metafisici e costruito a partire dalla realtà pratica, con il quale Machiavelli si spinge a considerare che tipi di stati esistano, perché, come debbano essere conquistati ed in che modo vadano mantenuti. Per l'autore in politica è del tutto inutile considerare la teoria essendo molto "più conveniente andare drieto alla verità effettuale della cosa che alla immaginazione di essa"; per questa ragione, partendo dal presupposto che gli uomini non sono buoni, Machiavelli si fa padre di una distinzione inusuale per il tempo, quella tra morale e politica: il fine politico è la conquista ed il mantenimento dello Stato, che deve essere distinto dal pure importante fine morale, poichè un politico che si preoccupasse di non avere alcun difetto, o di non fare torto al alcuno, si ritroverebbe presto sconfitto.  
L'ideale in politica non può dunque essere considerato distintamente dalla realtà concreta, per non ricadere nell'immaginazione, che è per l'autore un un errore grave. Massima qualità del politico è dunque la duttilità, la capacita di adattamento alle situazioni, l'essere centauro, cioè mezzo uomo e mezzo bestia, proprio per la necessita di trattare con gli uomini che per Machiavelli non hanno una natura benigna. Naturalmente questo non va confuso, come hanno fatto molti detrattori, con l'assenza di una morale nel pensiero dell'autore; certo questa è distinta dal fine politico che considera la ragione di Stato essere un bene superiore.
Tema centrale, poi, nella concezione di Machiavelli è quello del rapporto tra la virtù e la fortuna, considerata alla stregua di una forza del tutto neutra che l'uomo deve contrastare e indirizzare con la virtù. L'uomo politico ha dunque un libero arbitrio che va utilizzato con duttilità e spirito di adattamento, se è necessario anche con impeto poiché per il nostro sono molto più frequenti le situazioni nelle quali l'impeto, l'atto eroico, sia da preferirsi alla cautela.

Una lettura moderna e molto interessante del Principe è quella proposta da Antonio Gramsci nella prima metà del Novecento, secondo la quale il principe moderno sarebbe un organismo - il partito - concepito per creare ed organizzare una volontà collettiva in grado di trasformare la società. Strumento di questa trasformazione doveva e dovrebbe essere, secondo il pensatore comunista, una "riforma intellettuale e morale" in grado di preparare il terreno ad un salto di qualità nella coscienza degli individui, che dovrebbe portare ad una forma superiore di civiltà. Un Principe idealista dunque, affascinante sebbene non privo di contraddizioni nei confronti della stessa concretezza del pensiero machiavellico.
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Autore: A. di Biase
Fonti:
La letteratura - Baldi, Giusso, Razetti, Zaccaria - Vol. II - Paravia
Il Principe - N. Machiavelli - Barbera editore
Fonte iconografica:
http://www.ibs.it/
Rev 02-02-13 AdB

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