15 dicembre 2008

Geografia: lo sviluppo sostenibile

Nota enciclopedica
Una importante definizione di "sviluppo sostenibile" è contenuta nel cosiddetto "Rapporto Brundtland", un documento prodotto nel 1987 dalla WCED (Wolrd Commission on Environment and Development) ed originariamente intitolato "Our Common Future"; qui si parla di uno sviluppo che sia in grado di soddisfare i bisogni del presente senza con questo compromettere la possibilità di soddisfare quelli futuri.
Già nel 1972 a Stoccolma si era parlato di questi temi, nella conferenza "Man and his Environment", la quale aveva per la prima volta riconosciuto in quello ambientale un problema globale, ma solo a partire dall'87 sono stati individuati i principali ostacoli ad uno sviluppo 'etico' del pianeta che secondo il 'Rapporto' sono fondamentalmente tre:
1) La dipendenza dell'economia mondiale dai combustibili fossili, cioè da fonti di energia non risnnovabili a breve termine, cosa questa che da una parte squilibra ulteriomente il divario economico tra Nord e Sud del mondo, mentre dall'altra va a costituire una grave minaccia ambientale per l'atmosfera e le acque..
2) L'incontrollato sviluppo demografico del Terzo mondo, che produce povertà (in contrasto con la ricchezza dei paesi a demografia controllata), corruzione e problematiche legate all'esportazione illegale dei rifiuti.
3) L'assenza di istituzioni che abbiano non solo la competenza, ma anche il potere di imporre le regole ritenute necessarie a questo tipo di sviluppo.
E' in pratica una tendenza moderna quella di considerare seriamente la differenza tra 'crescita' e 'sviluppo', pensando a quest'ultimo non come ad un semplice dato numerico, ma ad un miglioramento della qualità della vita, sia dal punto di vista sanitario, che abitativo, dell'istruzione e dei diritti civili.
Lo sviluppo sostenibile è quindi oggi considerato un sistema di obiettivi che Dagradi e Cencini racchiudono in tre punti:
1) La tutela dell'integrità ambientale, con particolare riferimento allo sfruttamento delle risorse naturali; tutelando quelle non rinnovabili ed attendendo il ricambio di quelle rinnovabili.
2) Lo sviluppo di una economia efficiente: che sia attenta cioè agli scarti, ai rifiuti, che sia in grado di recuperare ciò che è possibile nell'interesse dell'ambiente. Un'economia dunque 'etica' e non solo votata alla crescita.
3) L'equità fra gli uomini, che hanno tutti il diritto di partecipare allo sviluppo, non solo come come uomini abitanti nelle varie parti del pianeta, ma anche come padri delle nuove generazioni, alle quali va lasciato un ambiente possibilmente integro o poco modificato.
Sempre un concetto moderno è quello di sostenibilità debole e sostenibilità forte.
La prima si ha quando viene posta attenzione acché la ricchezza naturale, quand'anche depauperata, venga sostituita da una ricchezza prodotta dall'uomo: ad esempio la deforestazione è debolmente sostenibile se accompagnata dalla ripiantumazione. Mentre non è fortemente sostenibile perché l'ambiente che deriverà dalla piantumazione, e cioè una nuova foresta, non sarà quello originario e comunque solo dopo molto tempo arriverà a perdere le caratteristiche di artificialità conferitegli dall'uomo.
La sostenibilità forte protegge dunque, in una parola, l'integrità dell'ambiente naturale.
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Autore: A. di Biase
Revisioni: -
Fonte fotografica: http://blog.stefanoepifani.it
Fonte dei testi: "Compendio di Geografia umana" - P. Dagradi - C. Cencini - Pàtron editore
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