11 dicembre 2008

Geografia: la geografia umana

Nota enciclopedica
Fra gli italiani, il primo grande geografo umanista fu Mario Ortolani, il quale si preoccupò di portare all’attenzione della comunità scientifica la questione della differenziazione tra geografia fisica, la quale si occupa dello studio e della descrizione fisica dell’ambiente e la geografia umana, dedita invece allo studio della relazione tra uomo e l’ambiente, alla distribuzione della popolazione, degli insediamenti, dei modi di vita ed organizzazioni economiche, le quali vanno a caratterizzare il legame tra la comunità umana ed il territorio.
In realtà la geografia umana è più antica e le sue origini vanno ricercate alla metà del Settecento, quando con il completamento delle scoperte geografiche l’attenzione dello scienziato cominciò a spostarsi dal territorio verso l’uomo in relazione all’ambiente.
Un primo passo verso la geografia moderna fu compiuto da Alexander von Humboldt (1769-1859), il primo ad occuparsi della ricerca di modelli generali per la descrizione dei fenomeni naturali che riguardino una determinata area geografica. Esulando in parte dalla semplice descrizione fisica del territorio Humboldt, nella sua opera Kosmos, gettò le basi della metodologia geografica moderna.
Al geografo di estrazione storicista Ritter (1779-1859) dobbiamo invece, nella sua opera Erdkunde, un primo studio delle popolazioni dal punto di vista dell’evoluzione storico-geografica, ma solo dopo la pubblicazione de “L’origine delle specie” di Darwin si ha la vera svolta, perché per la prima volta si ammette la possibilità di un percorso evolutivo che, indipendentemente dalle implicazioni teologiche, avrebbe condizionato il territorio e gli esseri viventi da tempo immemorabile.
Contemporaneo di Darwin è Friedrich Ratzel (1844-1904), il primo grande geografo umanista, purtroppo completamente travisato in epoca nazista. Nell’opera Anthropogeographie egli getta le basi sistematiche della nuova scienza, occupandosi non solo di geografia fisica, bensì anche di distribuzione della popolazione, di migrazioni, stili di vita ed organizzazione economica. Il salto è considerevole dal punto di vista qualitativo perché Ratzel si occupa anche di geografia politica, spostando cioè l’oggetto geografico dalla popolazione allo stato, alle sue relazioni interne ed esterne: nasce così la Geopolitik, sebbene ancora del tutto priva di quel tratto ideologico che in seguito si sarebbe tentato di attribuirle.
Contemporaneo di Ratzel fu anche un grande geografo francese, Paul Vidal de la Blache, sostenitore di un modello storicista più evoluto di quello di Ritter. Per de la Blache l’uomo non è infatti nient’altro che un fattore geografico, il quale influenza ma è altrettanto influenzato dall’ambiente che lo circonda. Gli impulsi al cambiamento non provengono dunque esclusivamente dalle comunità umane, bensì è lo stesso ambiente a fare la sua parte evolvendo e condizionando la vita dell’uomo.
Nell’ultimo cinquantennio, con la progressiva introduzione di potenti strumenti di elaborazione e calcolo la geografia umana ha in fine preso la strada dei modelli matematici i quali, tenendo conto dei molteplici fattori di interazione tra uomo e territorio, sono oggi in grado di essere più precisi anche dal punto di vista quantitativo. Per la geografia moderna, non più studio semplice dei luoghi, bensì scienza dell’interazione fra aree e dell’analisi spaziale, l’americano Peter Gould ha coniato il temine di New Geography.
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Autore: A. di Biase
Revisioni: -
Fonte: "Compendio di Geografia Umana" - P. Dagradi, C. Cencini - Pàtron editore - Bologna
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