12 ottobre 2008

Mazzini Giuseppe

Nota enciclopedica
Giuseppe Mazzini (Genova 1805 – Pisa 1872)
Rivoluzionario, giornalista e letterato italiano, da annoverarsi tra i principali del XIX secolo.
Figlio di Giacomo, un medico massone dedito alla cura dei bisognosi e di Maria Drago, donna di grande cultura e senso religioso, Mazzini dimostrò presto di essere uno studente modello.
Su indicazione della madre ebbe come primi precettori gli abati giansenisti Agostino De Scalzi e Giacomo De Gregari ma, indirizzatosi verso gli studi di medicina li abbandonò presto preferendo quelli giuridici e laureandosi quindi a pieni voti in Giurisprudenza fin dal 1827.
Nello stesso anno viene affiliato alla Carboneria, una setta sovversiva di origine napoletana e molto attiva a Genova, città nella quale Mazzini aveva fatto l’esperienza del carcere già da studente.
Le “vendite” carbonare gli danno una prima celebrità ma anche i primi grossi problemi con la giustizia, che lo costringono all’esilio.
Rifugiatosi a Ginevra e quindi a Marsiglia, città che all’epoca fu un po’ ritrovo per gli esuli rivoluzionari di tutta l’Europa, Mazzini diede prova di essere un personaggio estremamente eclettico. Qui, nel 1831, pubblicò in forma clandestina le “Istruzioni generali per gli affratellati alla Giovine Italia” e conobbe la compagna della sua vita, Giuditta Sidoli.
Da esule scrive con vari pseudonimi sulla stampa britannica, procurandosi la fama di acceso polemista e gettando le basi, nonostante i primi insuccessi del suo movimento, per una diffusione delle sue idee in tutta Europa, idee che volevano la patria “una, libera e repubblicana”.
Nonostante venga indicato come un attivista politico, va detto che l’acceso idealismo che lo caratterizzava impedì nei fatti a Mazzini di essere autentico artefice del Risorgimento. Denis Mack Smith ci ha lasciato un’efficace immagine del pensatore genovese, quando lo ha descritto come l’incudine (e quindi il corpo passivo), sul quale Cavour costruì l’unità italiana usando il martello della politica, soprattutto quella europea. L’Italia di Mazzini, quella repubblicana, si realizzò infatti molto tempo dopo la sua morte, ma nonostante questo l’ascendente da lui esercitato su almeno due generazioni di politici dell’Ottocento fu enorme. Basti pensare che ben cinque primi ministri del Regno d’Italia (tra cui De Pretis) furono affiliati alla Giovane Italia, né da questo conto può essere escluso Giuseppe Garibaldi.
Dopo i fatti della Repubblica Romana del 1849, dove rifiutò la dittatura, ma fu triumviro, riprese la via dell’esilio, vivendo essenzialmente tra Londra e la casa dei Nathan a Lugano: seguito passo passo dalla polizia segreta non fu tuttavia mai più arrestato, tranne un breve fermo nel 1870 nell’imminenza della presa di Roma.
A Giuseppe Mazzini dobbiamo la prima scuola laica italiana, attiva già negli anni Trenta per i bimbi poveri di Londra, ma soprattutto una concezione della politica intesa come “religione civile” ed un’idea niente affatto laica della storia. “I doveri dell’uomo” rappresentano il suo testamento intellettuale.
Morì nel 1872 a Pisa, a casa di Giannetta Nathan Rosselli.
--------------------------
Autore: A. di Biase
Revisioni: -
Fonti:
-Enciclopedia Universale (Ediz. Sole 24 ore - 2006)
-Roland Sarti, “Mazzini, la politica come religione civile”, Laterza Editore
-Denis Mack Smith, "Cavour. Il grande Tessitore dell'Unità d'Italia", Bompiani - 2001
------------------------------------
Libero circuito culturale, da e per l'Insubria. Scrivici a insubriacritica@gmail.com

Nessun commento:

Posta un commento

I commenti sono moderati e controllati quotidianamente.
Tutte le opinioni sono benvenute. E' gradita la pacatezza.